Vasto, dopo la vendetta la rabbia del padre di Italo. Quel rischio suicidio

03 febbraio 2017 ore 16:15, Americo Mascarucci
Mentre sui social si stanno leggendo commenti davvero sconcertanti sull'#omicidio di #Vasto, Angelo #D'Elisa il padre di Italo, il 22enne ucciso da Fabio #Di Lello che ha inteso così vendicare la morte della moglie Roberta Smargiassi investita dal ragazzo nel luglio del 2016, ha trovato la forza e il coraggio di parlare e di sfogarsi sul quotidiano La Repubblica.
Il tutto mentre sui social molti difendono Di Lello giustificando l'omicidio.
"L'unica cosa che dovevano fare, Italo e Fabio, era incontrarsi. Parlarsi, abbracciarsi e piangere insieme. - dice l'uomo - Magari sarebbero diventati amici, erano due persone buone. Insieme avrebbero cancellato questa maledetta campagna d'odio che seppellirà mio figlio e distruggerà del tutto anche lui: tutti noi, da allora, abbiamo sempre convissuto con il dolore per la morte di Roberta. Ne siamo ancora addolorati, sa?".
Vasto, dopo la vendetta la rabbia del padre di Italo. Quel rischio suicidio

Una campagna d'odio che continua a trasudare sui social da parte di chi non si sta facendo scrupolo di elogiare Di Lello per essersi fatto giustizia da solo. 
Eppure in questo caso la giustizia stava facendo il suo normale corso, D'Elisa sarebbe dovuto comparire il 21 febbraio davanti al Gup per rispondere dell'accusa di omicidio colposo stradale. 
Molti avrebbero voluto vederlo in galera, ma dal punto di vista giudiziario le ragioni per un arresto non c'erano mai state. D'Elisa al momento dell'incidente non era ubriaco, non aveva ingerito stupefacenti come le analisi avevano accertato, non era scappato e pare si fosse pure prodigato per aiutare la povera Roberta. 
"Era in uno stato di shock pazzesco, non vi rendete conto - prosegue il padre - le pugnalate più gravi sono proprio quelle che non ti arrivano direttamente. Quelle che ti colpiscono alle spalle. Lo hanno lasciato solo, e si sono divertiti alle sue spalle sui social network".
La stessa Procura era intervenuta a stigmatizzare certe capagne d'odio che erano sfociate sotto varie forme. Perché, se il desiderio di giustizia di Fabio era più che legittimo e pienamente comprensibile, non era certamente accettabile il linciaggio mediatico nei confronti del ragazzo ancora prima che gli inquirenti accertassero l'esatta  dinamica dell'incidente e le effettive responsabilità. 
E ad ogni modo D'Elisa non sarebbe rimasto impunito visto che a processo ci sarebbe andato e le ipotesi accusatorie sul suo conto erano pure state formulate. 
Anche il padre di Roberta Smargiassi, la moglie di Fabio di Lello morta nell'incidente è sconvolto. "Roberta non voleva questo" ha urlato davanti alle telecamere. 
Come ha spiegato lo psichiatra Alessandro Meluzzi ad Intelligonews, per Di Lello nessuna pena inflitta a D'Elisa probabilmente sarebbe stata sufficiente a risarcirlo del suo grande dolore. Il risarcimento per lui poteva e doveva avvenire soltanto sul piano fisico. 
Ora l'uomo è in carcere e non sembra per nulla preoccupato di dover passare molti anni, o il resto della sua vita, dietro le sbarre. 
"La mia vita era comunque già finita" avrebbe detto al momento dell'arresto. Senza Roberta per lui vivere non aveva più alcun senso.
E ora, come sempre Meluzzi ha evidenziato, sarà necessario tenerlo sotto stretta sorveglianza dal momento che, certi soggetti, pare possano sviluppare altissime probabilità di tentare il suicidio.
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