Brasile, carcere choc: rivolta con 60 morti e teste mozzate

03 gennaio 2017 ore 11:52, Andrea De Angelis
Le notizie sono frammentate, i giornalisti vengono tenuti lontani dal carcere brasiliano dove la rivolta dei detenuti ha causato la morte di oltre cinquanta persone. I familiari delle persone rinchiuse nella prigione sono all'esterno della struttura. Ore di disperazione assoluta, nessuno sa chi sia morto, chi sia fuggito, chi invece è rimasto ferito. Le autorità prendono tempo, si cerca di evitare la fuga di notizie ma è evidente che trapelano le prime informazioni. Tra queste la più terribile: almeno sei persone sarebbero state decapitate e poi gettate dai piani alti della struttura. Una fine orribile. Si tratterebbe, sembra, di detenuti che hanno pagato con la vita la rivalità tra gruppi di prigionieri. 

Brasile, carcere choc: rivolta con 60 morti e teste mozzate
Per 17 ore il penitenziario di Anísio Jobim (Compaj) a otto chilometri dalla strada nazionale 174 che conduce a Manaus, nel cuore dell'Amazzonia, è stato teatro di una sanguinosa sommossa organizzata da un centinaio di detenuti. Almeno 60 i morti secondo il bilancio fornito dal segretario alla Sicurezza pubblica dell'Amazzonia, Sergio Fontes, citato da O Globo. Alcune delle vittime sono state decapitate o bruciate vive.
Come riporta Repubblica, una seconda rivolta sarebbe scoppiata in un carcere che sorge nello stesso complesso, quello di Antonio Trindate. Ma la notizia non è stata confermata. Anche qui sarebbero stati presi in ostaggio dei detenuti e altri avrebbero approfitatto per evadere. Il penitenziario Anísio Jobim, ricorda sempre il noto giornale, è considerato tra i più duri del Brasile e le condizioni di vita dei detenuti sono disumane. Nel merzo scorso c'erano state due evasioni attraverso un tunnel scavato nella sala docce. Ma la polizia militare, quella civile e i volontari ingaggiati per le ricerche li avevano rintracciati a due chilometri di distanza.
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