'Ndrangheta, arrestato il latitante Pesce: come i CC lo hanno bloccato

30 gennaio 2017 ore 10:55, Americo Mascarucci
I Carabinieri hanno arrestato il #latitante Antonino #Pesce: il 34enne, ritenuto il reggente dell'omonima cosca, si nascondeva in un appartamento a #Gioia Tauro, nel Reggino. L'arresto è avvenuto in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Reggio Calabria su richiesta della Dda, per associazione mafiosa e traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Pesce era latitante da luglio 2016. 
I carabinieri lo hanno bloccato in una villetta al mare nei pressi di Rosarno, poco prima che si dileguasse. Nonostante la giovane età era considerato reggente della cosca che aveva arruolato per il traffico di droga il comandante di una nave portacontainer.
Il blitz dei carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria e della compagnia di Gioia Tauro lo ha colto totalmente di sorpresa. al punto da fargli credere che non si trattasse di veri Carabinieri ma dei mandanti di una cosca rivale andati lì per ucciderlo. I militari che hanno fatto irruzione nel covo avevano infatti il volto coperto dai Mephisto, mentre tutti gli altri avevano circonfdato ogni angolo della casa, per evitare che potesse fuggire calandosi da qualche finestra o da qualche ingresso nascosto. 
'Ndrangheta, arrestato il latitante Pesce: come i CC lo hanno bloccato

I Carabinieri hanno anticipato a mezzanotte il blitz, previsto per le prime luci dell'alba, intorno alle 4, dopo aver appurato che Pesce di lì a poco sarebbe fuggito. Infatti l'uomo si era recato in quella villa soltanto per incontrare la compagna e i figli, quindi per un soggiorno di poche ore. Dopo mezzanotte sarebbe ripartito per dileguarsi ancora. 
Pesce alla vista dei CC avrebbe tentato di disfarsi di una pistola lanciandola dalla finestra, poi senza opporre resistenza si sarebbe consegnato ai militari.La pistola è stata poi recuperata. 
Pesce è stato portato nel carcere di Palmi, assieme a Tonino Belcastro, 53enne, già noto alle forze dell’ordine e proprietario della casa dove i carabinieri hanno fatto irruzione, arrestato assieme al latitante per il reato di favoreggiamento personale. Il ruolo di Pesce era stato già ampiamente delineato nell’inchiesta Vulcano, nell’ambito della quale era stato emesso per lui un mandato di cattura al quale era sfuggito.
I finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria erano riusciti a scoprire un nuovo modo con cui i clan trasbordavano la cocaina importata dal Sud America. Arrivata in Italia su una cargoship, la droga veniva lanciata in mare prima che la nave attraccasse in porto e recuperata da alcune motonavi veloci. 

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