Neonato morto gettato, Crepet: "Il paradosso: fanno ai figli ciò che non farebbero al gatto"

31 maggio 2017 ore 17:16, Americo Mascarucci
"Ho lanciato il mio bambino, appena partorito, dal balcone di casa. Sono andata in bagno e ho partorito. Poi non mi ricordo più nulla". E' quanto ha confessato ai carabinieri la donna, italiana di 34 anni, fermata nella notte per il neonato abbandonato in strada a Settimo Torinese e morto qualche ora dopo in ospedale. Stando a quanto riferito dagli inquirenti, la donna dopo aver ucciso il figlio gettandolo dal balcone avrebbe accompagnato a scuola l’atra figlia e ripreso la vita normale. Possibile una rimozione così forte di un gesto tanto orribile? E quali dinamiche possano aver innescato la folle reazione della madre? Intelligonews lo ha chiesto allo psichiatra Paolo Crepet.

Come si spiega il comportamento di questa donna che uccide il figlio appena nato e poi come se nulla fosse riprende a vivere normalmente?

"Credo che la prima cosa da fare a questa donna è toglierle l'altra figlia, impedendole di crescerla. Qui c'è un grave problema di ruolo materno, mi sembra abbastanza evidente. Ritengo che la magistratura stia vagliando proprio questo".

Ma esiste o no la possibilità concreta di una rimozione di un gesto tanto orribile? 

"La donna sta raccontando una serie di cose che dovranno essere verificate. Che questa signora alla seconda gravidanza non sapesse di essere incinta come ha riferito, mi sembra assurdo. Posso crederlo, ma faccio fatica anche lì, se a riferirlo è una ragazzina inesperta di 16 anni ma se a dirlo è una donna di 34 anni che ha già partorito in precedenza, la cosa mi pare davvero impossibile da credere".

Ma che dinamica si è innescata davvero secondo lei?

"Non saprei che dirle. Bisogna scavare nella vita affettiva di questa donna. Non so da dove viene, con chi vive, come vive. Difficile esprimere un giudizio. Le spiegazioni possono essere tante".

Casi analoghi nella sua esperienza le sono mai capitati?

"Non mi sono occupato di casi identici, ma di infanticidi ne ho visti purtroppo diversi. Questo per la sua brutalità sembrerebbe però rappresentare un caso unico".

A monte potrebbero esserci conflitti non risolti magari con i genitori, violenze domestiche, o altri fattori che potrebbero aver spinto questa madre a rifiutare il figlio?

"Ci può essere di tutto e di più anche se non esiste mai un nesso casuale fra questi possibili eventi passati e il gesto folle ed estremo che si è compiuto. Credo che il caso vada analizzato con cura. Dovranno essere gli specialisti a stabilire se questa signora ha la capacità di essere madre o meno e se può crescere un figlio. Quello che ha fatto dimostrerebbe che queste capacità non sussistono".

Intanto ci sono donne che non potendo avere figli ricorrono alla deprecabile pratica degli uteri in affitto. Si passa da un eccesso all'altro. Chi li vuole li cerca con ogni mezzo, anche il più illegale, mentre chi ha la possibilità di averli e non li vuole li getta dal balcone. Non è la riprova di una società schizofrenica?

"Le donne non sono una categoria sindacale, ci sono donne che hanno desiderio di maternità anche in età non più giovanissima, e questo è un desiderio legittimo, e donne che invece vogliono togliersi un figlio perché di troppo. Il paradosso piuttosto sta nel fatto che certe madri sono pronte a fare al proprio figlio ciò che magari non si sognerebbero mai di fare nemmeno ad un gattino". 




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