Cambridge, giallo sulla ricercatrice italiana morta: chi era e quali ombre

06 dicembre 2016 ore 10:51, Andrea De Angelis
Una ricercatrice italiana è stata trovata morta in hotel a Cambridge, dove si era recata per un workshop. La morte risale a mercoledì scorso. Simona Baronchelli, 32 anni, di Vimercate (Monza) era partita lunedì da Orio al Serio. 

Sul corpo, sembra, non ci sarebbero segni di violenza. A dare l'allarme i colleghi che non vedendola arrivare al corso si sono preoccupati. Poi il drammatico ritrovamento in albergo. 
La giovane eccellenza italiana era anche attivista di Emergency. Un curriculum importante il suo, una donna che rendeva orgoglioso il suo Paese attraverso la propria attività e gli studi. Una perdita importante, dunque, che apre al contempo un giallo sulle ultime ore di vita. Anche perché il padre, per primo, è sicuro: "Simona non aveva nemici". Poi aggiunge: "Spero che i patologi mi diano ragione". 
Secondo il padre Luigi, era affetta "sin da piccola da allergie importanti, ma le sapeva gestire". "Simona non aveva nemici - ha detto l'uomo all'Ansa - e non riesco neanche a ipotizzare che qualcuno possa avere fatto del male".

Cambridge, giallo sulla ricercatrice italiana morta: chi era e quali ombre
La ricercatrice, specializzata in genetica applicata, era impegnata in studi su cellule staminali. Lo rendono noto i colleghi del Cnr-Irgb esprimendo tutto il loro dolore per la scomparsa della donna. "Lascia un vuoto incolmabile, considerando la sua competenza, il suo entusiasmo e la sua dedizione alla scienza che l'avevano vista coinvolta in diversi progetti di ricerca - affermano -. Persona umile e di grande cuore, interessata a diversi progetti umanitari, collaboratrice di Emergency. Tutto il gruppo di ricerca del quale Simona faceva parte avrà come obiettivo quello di concludere in sua memoria le ricerche con tanto successo intraprese".
Salvo sorprese, dunque, il giallo si risolverà in un drammatico episodio che ha spezzato la vita a una grande, giovane italiana. Le ombre sul suo conto non sembrano esserci affatto: dalle parole del padre a quelle dei colleghi che ritraggono l'immagine di una donna tutta "scienza (laboratorio) e cuore (Emergency)" non sembra esserci nulla di celato. Anzi, il dolore è manifesto e diffuso.





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