Onu vs Assad: “Usato Sarin il 4 aprile”. Cosa non torna

06 settembre 2017 ore 17:42, Luca Lippi
Dal rapporto della Commissione Onu sui crimini in Siria è emerso che l'attacco con gas Sarin del 4 aprile scorso a Khan Sheikhun, nella provincia di Idlib "è stato compiuto da un aereo di fabbricazione russa utilizzato dalle forze militari del presidente siriano Bashar al Assad". Ricordiamo che nell’attacco rimasero uccisi 84 civili, molti bambini. In seguito a quell'attacco, gli Stati Uniti colpirono con i missili lanciati dal Mediterraneo una base aerea a est di Homs, nella Siria centrale, dalla quale (secondo fonti dell’intelligence Usa) era partito il velivolo militare col carico di Sarin destinato a  Khan Sheikhun. Dopo alcuni giorni di alta tensione politica e diplomatica tra Usa e Russia (quest'ultima sostiene il governo siriano), Washington e Mosca hanno rafforzato l'intesa politica e militare in Siria in nome della "lotta al terrorismo" e hanno favorito, direttamente e indirettamente, le forze governative siriane nei vari teatri del conflitto in corso.  Nello stesso rapporto della Commissione Onu sui crimini in Siria, si criticano gli Usa per non aver "preso tutte le precauzioni" necessarie per proteggere i civili nel raid contro una moschea di Aleppo lo scorso marzo.
Onu vs Assad: “Usato Sarin il 4 aprile”. Cosa non torna
MA ASSAD HA USATO DAVVERO ARMI CHIMICHE?
C’è una tesi che smentirebbe l’uso di Sarin da parte del governo siriano. A fronte di ricostruzioni che propendono per l’ipotesi dell’attacco chimico, c’è chi ha ritenuto da subito che l’attacco non si sia basato sull’uso di gas tossici. Piuttosto, si sarebbe trattato di un classico attacco che ha colpito qualche deposito di armi chimiche, nascoste dai ribelli. Provocando, così, l’emissione dei fatali gas tossici. Il che collimerebbe con la smentita da parte del governo di Bashar al-Assad, che ha sempre negato l’utilizzo di armi chimiche sulla zona (Tuttavia non possiamo ignorare che è stato anche accusato di esecuzioni di massa).

LA VERSIONE UFFICIALE
Alle 6:00 italiane del 4 aprile la versione più diffusa è stata da subito quella di un attacco a base di gas tossici, tra cui il temibile sarin, da parte dell’esercito siriano. Inoltre già da diversi mesi sono emerse nuove prove che confermerebbero questa ricostruzione. Si tratta degli esiti di alcuni test condotti da quattro laboratori, per conto dalla Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons(Opcw). I campioni, raccolti su dieci vittime, raccontano di un’esposizione a gas sarin, o un suo derivato. Il che, ovviamente, contrasta con l’accordo di dismissione delle armi chimiche tra Usa e Russia stilato nel 2013, dopo l’attacco di Ghouta che, in quell’anno, provocò centinaia di vittime. 
Gli esiti delle analisi, tuttavia, raccontano della presenza di gas nervino, ma non di come questo si sia propagato nella zona. Ed è qui che si apre un cono d’ombra, il mancato immediato invio di ispettori dell’Onu nel posto non ha aiutato a chiarire. Mentre la stessa Opcw, si è rifiutata di accogliere la richiesta di Russia e Iran di inviare una commissione sul luogo della strage, per stilare un completo rapporto su quanto accaduto. Tutto questo non fa che fomentare chi sostiene l’ipotesi di un attacco convenzionale e chi, addirittura, arriva a sostenere che l’esplosione che ha portato alla diffusione del gas nervino sia stata originata direttamente dal terreno (senza attacco aereo), per causare una strage che inducesse gli Stati Uniti a un’azione contro il governo di Bashar al-Assad. Che in effetti avrebbe poi avuto luogo il 9 aprile, con 59 missili lanciati contro la base siriana di Sharyat.
Una sessione straordinaria del Consiglio esecutivo dall’Opcw ha affermato che il gas sarin, e suoi derivati, provoca un restringimento della pupilla, mentre in tutti gli individui analizzati subito dopo l’attacco la pupilla appare dilatata, che è sintomo dell’esposizione ad altri tipi di sostanze, come potrebbero essere quelle psicotrope.
Altra perplessità è in merito alla capacità produttiva di gas Sarin. Il premio Pulitzer Seymour Hersh ha sempre sostenuto che la Turchia avrebbe fornito armi chimiche ai ribelli siriani al fine di organizzare attacchi che facessero scattare una rappresaglia americana nei confronti di Assad. In questo piano, sempre secondo Hersh, rientrerebbe anche la strage di Ghouta. Del resto, nel 2013 il Consiglio di sicurezza dell’Onu stilò un accordo di distruzione di armi chimiche e relativi centri di produzione siriani. La Siria, dunque, non dovrebbe avere accesso a materiale di questo tipo e l’Onu dovrebbe essersi sincerata proprio del suo smantellamento. In estrema sintesi, secondo alcuni è molto più semplice che siano stati i ribelli ad approvvigionarsi di armi chimiche, rispetto al governo di Assad, e quindi usarle per indurre gli Stati Uniti all’attacco.

IL NODO DELLA CONTAMINAZIONE AMBIENTALE
L’utilizzo di gas di tipo Sarin non provoca solo danni a chi ne viene colpito per via diretta, ma anche a chi accorre in soccorso. A qualcuno pare molto strano che tutti i soccorritori impegnati nell’assistenza delle vittime dell’attacco di Khan Sheikhoun non fossero schermati in modo opportuno. Il Sarin, infatti, rappresenta un tasso di contaminazione elevatissimo e pericolosità anche a distanza di decine di minuti dal rilascio. Tra quelli che non sono convinti di un attacco da parte del governo siriano c’è anche Daniele Battisti. Ex militare dell’aeronautica, specialista Cbrn (Chimico Batteriologico Radiologico e Nucleare), per poi entrare nella Legione Straniera dove ha approfondito le proprie competenze in ambito di guerra chimico-batteriologica, sfruttandole anche in contesti operativi come in missioni in Africa Occidentale. Daniele Battisti ha dichiarato a Wired.it: “In merito ai fatti di Khan Shaikun ho cercato di usare la testa più che la pancia o l’epidermide. In sostanza: se sono vere le immagini ed i filmati trasmessi dai media internazionali e dalle organizzazioni ‘umanitarie’ vicine ai Caschi Bianchi siriani, l’esperienza mi dice che a Khan Shaykun non è stato impiegato né il Sarin né altra neurotossina. Se attacco aereo è stato, non ha nulla a che vedere con l’impiego di armi chimiche”.
Come sempre, il limite e i contorni di situazioni simili si perdono nei rivoli della politica prima ancora che nella ricerca di giustizia, per oltre 80 civili tra cui Bambini del tutto estranei a qualsiasi dinamica concepibile.

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autore / Luca Lippi
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