Cesareo ritardato, racconto choc della madre: "Moriva dentro. Ora giustizia"

07 dicembre 2016 ore 19:05, Americo Mascarucci
E' amareggiata, ma decisa ad andare fino in fondo, Deborah, la 27enne madre del piccolo nato il 2 luglio 2015 a Catania con gravissimi disturbi neurologici perché, secondo la Procura, due dottoresse a fine turno avrebbero evitato di ricorrere al parto cesareo per non prolungare l'orario di lavoro. 
La donna assistita dal suo legale ha parlato con il Corriere della Sera fornendo la sua versione dei fatti.
"Venivo da una notte difficile - spiega - Alle 6.30 nell'ospedale pubblico, lo stesso dove ero stata seguita senza un mio ginecologo privato che non potevo permettermi. E, forse, pagando sarebbe cambiato tutto. Arrivai convinta di dovere partorire subito. Passavano le ore, ma non facevano niente. Ho chiesto il cesareo alle due dottoresse che si avvicendavano. Il travaglio non finiva mai. Era chiaro che stava precipitando il mondo". 
Cesareo ritardato, racconto choc della madre: 'Moriva dentro. Ora giustizia'
Poi la donna ricorda l'ansia dei familiari nel chiedere perché non si procedesse con il cesareo.
"Facevano domande senza ottenere risposte. Lo chiedeva pure mia madre il cesareo. Capivo che stava succedendo qualcosa di terribile. E poi s’è scoperto che il cordone ombelicale stava strozzando mio figlio, che c’era una sofferenza evidente nei cinque tracciati praticati... Ma s’è scoperto quando le due dottoresse avevano finito il turno, alle ore 13, senza dire niente ai colleghi che subentravano, forse nemmeno alla dottoressa che ha poi effettuato una manovra spingendomi l’addome".

La donna, che vive in un paese alle pendici dell'Etna, precaria alle poste, con il marito 33enne disoccupato, non vuole che si sollevi clamore intorno alla sua storia. 
Per questo motivo ha bloccato il suo profilo pubblico su Facebook, rifiutando di concedere altre interviste. 
Per lei parla il legale di famiglia, l'avvocato Gianluca Firrone, che rivela come l'inchiesta "sia stata portata avanti con grande professionalità e segretezza dalla Procura di Catania". 
"La famiglia non vuole pubblicità - precisa - ma la verità e per questo chiede la massima riservatezza e il rispetto della privacy".
Nell'ambito dell'inchiesta è stato già eseguito un incidente probatorio sui danni neurologici subiti dal bambino. 
Il piccolo ha già quasi un anno e mezzo, ma il caso è stato diffuso soltanto dopo che, chiusa la prima parte delle indagini, il gip, su richiesta della Procura, ha disposto la sospensione dal servizio delle dottoresse, una per 12 mesi, l'altra per 6 mesi. 

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