Suicida a 30 anni, la lettera: "Precario senza identità". Post scriptum a Poletti

08 febbraio 2017 ore 11:17, Adriano Scianca
Un “gesto di ribellione estrema”. Così la madre di Michele, il trentenne friulano che si è suicidato a causa dell'assenza di prospettive lavorative ed esistenziali, ha definito l'atto disperato del figlio. La lettera del ragazzo, pubblicata dal Messaggero Veneto, esprime tutta l'amarezza di chi non ha saputo trovare una direzione nella vita, a causa di una società che non valorizza i giovani: “Sono stufo – dice Michele - di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità”. 

Suicida a 30 anni, la lettera: 'Precario senza identità'. Post scriptum a Poletti


NON SI PUO' PRETENDERE NIENTE
Il bilancio di Michele sul mondo che lo circonda è drastico: “Da questa realtà non si può pretendere niente. Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile”. E per il futuro, le prospettive sono anche peggiori: “Le cose per voi si metteranno talmente male che tra un po’ non potrete pretendere nemmeno cibo, elettricità o acqua corrente, ma ovviamente non è più un mio problema. Il futuro sarà un disastro a cui non voglio assistere, e nemmeno partecipare. Buona fortuna a chi se la sente di affrontarlo. Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato, e nessuno mi può costringere a continuare a farne parte. È un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive”. 

MESSAGGIO A POLETTI
Da qui un profondo senso di estraneità rispetto alla società contemporanea: “Non sono rappresentato da niente di ciò che vedo e non gli attribuisco nessun senso: io non c’entro nulla con tutto questo. Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto, cercando di cavare il meglio dal peggio che si sia mai visto per avere il minimo possibile. Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a mia disposizione”. Non manca, nel finale, una chiosa polemica nei confronti della politica: “Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi”.
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