"Protocollo Cazzaniga", una scia di sangue: 20 morti sospette a Saronno

09 dicembre 2016 ore 9:35, Adriano Scianca
Nuove, macabre sorprese nelle indagini sugli amanti diabolici dell'ospedale di Saronno. I Carabinieri stanno valutando altre segnalazioni, circa una ventina, giunte in caserma da parte di parenti di persone decedute in pronto soccorso negli anni scorsi. Si tratta di persone che o manifestano timore per le cause di morte dei propri cari. Ad oggi sarebbero circa una trentina le cartelle cliniche sequestrate dagli investigatori, coordinati dalla Procura di Busto Arsizio (Varese) su cui si stanno concentrando le indagini. Si tratta di tutti i casi trattati dal viceprimario del Pronto Soccorso Leonardo Cazzaniga prima dell'avvio della indagine condotta dalla Commissione interna, poi chiusa senza alcun provvedimento successivo. 

'Protocollo Cazzaniga', una scia di sangue: 20 morti sospette a Saronno

Proprio sulla base di quella indagine, oggi dodici medici sono stati iscritti nel registro degli indagati a vario titolo per omessa denuncia e favoreggiamento. Questi stessi medici dovranno essere tutti sentiti dalla Procura a partire da lunedì prossimo. I militari, in particolare, indagano sulla morte della madre di Laura Taroni, Maria Rita Clerici, una vicenda che i pm Gianluigi Fontana e Cristina Ria avevano contestato come omicidio volontario aggravato. La donna morì nella casa della figlia a Lomazzo il 4 gennaio 2014, quattro giorni dopo un litigio violento con il medico. I magistrati hanno citato, tra le altre circostanze, anche i tentativi di depistaggio che Cazzaniga e Taroni architettarono per coprire le vere cause della morte della donna di 61 anni che fino a due giorni prima del decesso godeva di ottima salute. Cazzaniga scrisse che era morta di encefalite fulminante. I due amanti, per l’accusa, avvelenarono la madre di Laura e non la soccorsero per almeno due ore, prima di chiamare il 118. 

Nel frattempo, gli inquirenti di Busto Arsizio hanno deciso di chiudere il profilo Facebook dell’infermiera, da giorni oggetto di insulti e minacce. Decisione presa anche per tutelare l’identità dei due figli di 9 e 11 anni della donna. Dal giorno dell’arresto della madre ospiti di una comunità protetta.
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