Test Invalsi, adesione con boicottaggio: prof e studenti insorgono

10 maggio 2017 ore 13:50, Luca Lippi
E’ in corso la rivolta contro le prove invalsi sia da parte degli studenti ma soprattutto da parte di molti docenti che antepongono l’etica all’ideologia. Le prove Invalsi sono test standardizzati di Italiano e Matematica volti a valutare il livello di apprendimento e di preparazione degli studenti su scala nazionale. Le prove Invalsi 2017 riguardano le classi seconda elementare, quinta elementare, terza media e seconda superiore.
Cosa sono e a cosa servono
I test standardizzati nazionali per la rilevazione degli apprendimenti, che vengono somministrati nelle seconde e quinte elementari, prime e terze medie e in tutte le seconde superiori, sono test preparati dall’Invalsi e servono, nelle intenzioni del Ministero dell’Istruzione, a valutare il livello di preparazione degli alunni italiani.
Tuttavia, sarebbe interessante capire quale finalità abbia questa valutazione, cioè se essa incide sulla valutazione del singolo studente o se invece abbia una valenza “sistemica”. 
La seconda ipotesi pare essere quella che ‘la politica’ ha voluto far prevalere. In altre parole, gli esiti delle prove Invalsi sono importanti perché il Ministro conosca il livello di apprendimento e di preparazione degli studenti italiani su una scala macroeconomica, finalizzata a decidere quali interventi migliorativi attuare e ove attuarli.
Contro i test, il loro significato e il loro scopo si crea ogni anno un movimento di opinione contrario, sostenuto dalle componenti scolastiche, in particolare da insegnanti e genitori, con le motivazioni più varie. I genitori temono che questa prova “valuti” in qualche modo i loro figli e che di questa valutazione venga tenuto conto a livello delle certificazioni finali.
Gli insegnanti, dal canto loro, temono che la valutazione degli studenti sia un primo passo verso l’introduzione di differenze retributive basate sui risultati delle classi o delle scuole. Altri ancora temono che le analisi condotte sui risultati degli studenti vengano utilizzate per introdurre differenziali di risorse tra scuole, tra province o tra regioni del Paese.
Test Invalsi, adesione con boicottaggio: prof e studenti insorgono
In realtà le prove Invalsi dovrebbero essere collocate all’interno della valutazione di un sistema che risponde alle finalità di rendere trasparenti e accessibili all’opinione pubblica informazioni sintetiche (la lettura di dati sintetici è necessariamente schematica e scevra da elementi valutativi soggettivi) sugli aspetti più rilevanti del sistema educativo, e di offrire alla politica e alle Istituzionali elementi oggettivi per valutare lo stato di salute dell’istruzione e formazione dei nostri giovani.
Il problema semmai è quello di integrare una prospettiva di sistema in senso ampio con quella della singola istituzione scolastica in modo da permettere anche ai singoli operatori percorsi di lettura delle stesse informazioni ottenute dai risultati delle prove.
Chiariamo una posizione che dovrebbe essere condivisa da chiunque abbia un briciolo di buon senso, i test non possono sostituire la valutazione fatta dai docenti del singolo studente, né i test possono valutare da soli l’operato del singolo docente o dirigente; e d’altro canto non sono questi gli scopi per cui tali test vengono somministrati.
Tuttavia c’è da sottolineare che, in particolare nelle scuole medie, è diventata prassi fra valere il test Invalsi finale ai fini del voto finale dell’esame del primo ciclo di istruzione.
La posizione degli insegnati 
Dal sito specializzato OrizzonteScuola riprendiamo una mozione presentata e condivisa dal Collegio docenti di un importante istituto milanese. “Come docenti, in generale, e di Lettere, nello specifico, sentiamo la necessità ancora una volta di esprimere il nostro più totale disappunto nei confronti di una prova che sta diventando sempre più invasiva nella scuola pubblica italiana.
Pertanto, sentiamo l’obbligo morale e civile di esternare e ribadire il perché di tale disappunto e disapprovazione globale della prova stessa, sia in generale che nel specifico del nostro istituto scolastico.
Crediamo di interpretare il pensiero di molti docenti, anche se non di tutti, evidenziando come l’approccio didattico alla base degli Invalsi sia un approccio diametralmente opposto ai principi costituzionali della Scuola pubblica italiana, principi che tengono conto della sfera sociale, culturale e affettiva dell’allievo, principi che riguardano la democrazia della formazione, il diritto per tutti ad una formazione, principi sanciti dalla nostra Costituzione.
Tutto ciò vuole essere sostituito da una asettica prova oggettiva che vorrebbe misurare il livello di conoscenze e competenze, ma che, nei fatti, misura solo il grado di incompetenza di chi ha pensato e ha strutturato delle prove simili.
Queste prove, oltre ad essere molto complesse, si prestano a interpretazioni e quindi non sono per nulla oggettive.
Spesso si trovano incongruenze e risultano difficili anche per persone con un alto grado di formazione.
Le prove Invalsi, inoltre, mortificano la didattica, perché, per non fare ‘brutta figura’ le scuole si preparano ad essa, sottraendo ore ed ore alla programmazione e, così facendo, la scuola viene ridotta ad un mero quiz a premi.
Persino i criteri di correzione sono ingiusti, perché molte risposte corrette vengono reputate scorrette, perché rientrano in una batteria di domande per le quali, se ne sbaglia solo una su cinque, tutta la risposta è considerata errata.
Pensiamo soprattutto ad Italiano (ma crediamo che lo stesso discorso valga per Matematica) disciplina nella quale ha perso importanza l’elaborato del tema, a favore della comprensione del testo, di una prova completamente decontestualizzata e che dev’essere svolta in soli 90 minuti.
Infine, ma non per importanza, gli alunni disabili.
Parliamo di una scuola inclusiva, equa, adatta ad ogni individuo e poi ci ritroviamo che la disabilità non rientra nel sistema di valutazione Invalsi, per non incidere  e ‘rovinare’ il risultato della scuola?
Meno male che la formazione dei docenti è piena di pagine dedicate alla teoria delle ‘intelligenze multiple’ di Gardner, che va in una direzione opposta a quella degli Invalsi, dove di intelligenza, se c’è, ce n’è soltanto una.
E continuiamo: gli INVALSI non rispettano l’identità e la privacy degli studenti, perché comunque il nome è tracciabile: ma se si vogliono misurare le competenze e le conoscenze, perché richiedere il nome?”.
Test Invalsi, adesione con boicottaggio: prof e studenti insorgono
La protesta degli studenti: ha detto Francesca Picci coordinatrice nazionale dell'Unione degli Studenti "Nonostante le numerose minacce pervenute dai presidi nelle scuole in moltissimi hanno boicottato le prove Invalsi non entrando a scuola o invalidandole. Ma non ci fermiamo qui, denunceremo i casi di minacce e ritorsioni, il boicottaggio e l'astensione sono nostri diritti. Ogni anno vengono spesi 14 milioni di euro per questi test standardizzati ed escludenti mentre non si investe sul diritto allo studio e non si combatte la dispersione scolastica che interessa ormai più di 750 mila ragazzi".
Anche la Flc-Cgil ha sostenuto le proteste, ha detto il segretario generale Francesco Sinopoli: "Siamo al loro fianco  per riaffermare anche noi il bisogno di riscrivere le regole fondamentali di una scuola moderna e inclusiva, che non lasci nessuno indietro. La deriva sempre più ideologica della valutazione, introducendo diseducativi meccanismi di competizione tra studenti e tra singoli istituti, ripropone antichi vizi che credevamo eliminati".
Dati Invalsi alla mano, su scala nazionale avrebbero partecipato alle prove circa il 97% degli studenti (su 543.635 allievi delle scuole superiori interessati). Ma è altrettanto vero che in migliaia hanno manifestato in tutta Italia bicottando le prove.
A Roma, secondo il Fronte della Gioventù comunista, l'85% degli studenti di seconda ha consegnato il test in bianco al Liceo Argan, il 70% al D'Assisi e il 60% all'Itis Hertz. A Milano adesione quasi totale al Liceo Omero, dove il 95% degli alunni si è rifiutato di svolgere la prova, mentre l'Iis Oriani - Mazzini ha boicottato al 70%.
Ad alimentare le polemiche è stato anche un sondaggio di ScuolaZoo, che ha chiesto a circa 260 studenti il proprio punto di vista sulla prova Invalsi, cercando anche di capire se la percezione stia mutando negli anni. Ebbene, il 31,5% di coloro che l'hanno sostenuta in passato ha dichiarato di averla boicottata o consegnando il foglio in bianco, o pasticciandolo con risposte ironiche oppure rimanendo a casa da scuola.
Il 62,5% ha riferito di essere stato preparato adeguatamente dai propri insegnanti; solo il 45,5% di chi ha svolto la prova in passato ha dichiarato lo stesso. Pare anche essere migliorata la comunicazione che i professori fanno della prova Invalsi agli studenti: oggi il 38% dei prof fa passare ai ragazzi il messaggio che è una prova importante; in passato succedeva solo nel 27,5% dei casi. Ma c’è ancora un 20% di professori che aiuta i ragazzi durante la prova, per far sì che il punteggio di classe salga.

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autore / Luca Lippi
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