Referendum voucher e appalti: si vota il 28 maggio. I quesiti

14 marzo 2017 ore 12:45, Luca Lippi
I referendum su appalti e voucher si terranno domenica 28 maggio 2017. È quanto ha deciso il Consiglio dei ministri riunitosi oggi a palazzo Chigi. Il Cdm, si legge in una nota, ha approvato il decreto per l'indizione dei referendum popolari relativi "all'abrogazione di disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti" e "all'abrogazione di disposizioni sul lavoro accessorio ( voucher)".
La Cgil in origine, aveva proposto tre referendum abrogativi sulla riforma del lavoro, il cosiddetto jobs act, promossa dal governo di Matteo Renzi e varata con diversi provvedimenti tra il 2014 e il 2015. Dei tre referendum, sono sopravvissuti al vaglio della Corte Costituzionale solamente due. In sostanza è stato cassato quello sull’abolizione dell’articolo 18.

IL COMUNICATO DELLA CONSULTA 
Scarno il comunicato della Consulta, nel quale si legge che in camera di consiglio la Corte Costituzionale ha dichiarato: ammissibile la richiesta di referendum denominato "abrogazione disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti" (n. 170 Reg. Referendum); ammissibile la richiesta di referendum denominato "abrogazione disposizioni sul lavoro accessorio (voucher)" ( n. 171 Reg. Referendum); inammissibile la richiesta di referendum denominato "abrogazione delle disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi" (n. 169 Reg. Referendum).

REFERENDUM ABROGATIVO
Queste consultazioni sono abrogative e prevedono un quorum, cioè dovrà andare a votare il 50% più uno degli aventi diritto perché i risultati siano validi. Ecco cosa prevedono i referendum contro il jobs act e perché se ne discute in questi giorni.

Referendum voucher e appalti: si vota il 28 maggio. I quesiti

L’ABOLIZIONE DEI VOUCHER (QUESITO)
Il referendum presentato dalla Cgil riguarda l’abolizione dei cosiddetti voucher, ossia la retribuzione del lavoro accessorio attraverso dei buoni. Nel quesito referendario sarà chiesto agli elettori: “Volete l’abrogazione degli articoli 48, 49 e 50 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, recante Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’art. 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183?”.
Il pagamento attraverso i voucher in alcuni tipi di lavori era stato introdotto già nel 2003 per far emergere dall’irregolarità alcune forme di lavoro occasionale come le ripetizioni o le pulizie, ma negli anni ne è stato legittimato l’uso per quasi tutti i tipi di lavoro. Il jobs act ha esteso da cinquemila a settemila euro la cifra netta che è possibile guadagnare in un anno con i voucher. Questo fattore, insieme ad altre misure del jobs act che hanno ridotto altre forme di lavoro precario, ha determinato un aumento dell’uso dei voucher da parte dei datori di lavoro.
Questo incremento ha sollevato parecchie critiche perché è stato giudicato un tentativo di rendere il mercato del lavoro sempre più precario e deregolamentato a scapito dei lavoratori. Secondo alcuni analisti e secondo il sindacato, infatti, molti datori di lavoro usano i voucher per retribuire una parte delle ore di lavoro svolte, pagando in nero il resto delle ore. In questo modo i datori di lavoro si sottrarrebbero ai controlli e alle sanzioni. 

IL GOVERNO HA GIA’ FATTO MOLTO PER SCONGIURARE IL REFERENDUM SUI VOUCHER
Sulla questione dei voucher, in Parlamento sembra essere stato raggiunto un accordo per limitarne l’uso solo a famiglie, imprese senza dipendenti e studi professionali, con un tetto massimo annuale, ma per evitare il referendum occorre un decreto o una legge. Il referendum propone di cancellare del tutto i buoni lavoro istituiti dalla legge Biagi nel 2003 che, nati per retribuire i lavoretti occasionali (ripetizioni scolastiche, giardinaggio, pulizie, faccende di casa, eccetera) svolti da casalinghe, studenti e pensionati (fino a un massimo di 5mila euro di compensi all’anno) sono stati via via liberalizzati (è stata tolta dalla legge la dicitura «di natura meramente occasionale») e oggi possono essere usati per remunerare qualsiasi attività entro un tetto di 7mila euro l’anno per lavoratore. All’inizio i voucher impiegavano qualche decina di migliaia di persone l’anno, nel 2006 si era saliti a 617 mila e nel 2015 si è arrivati a quasi 1,4 milioni di lavoratori coinvolti.

LA RESPONSABILITÀ DELLE IMPRESE APPALTATRICI
Il secondo referendum chiede l’abolizione dell’articolo 29 del decreto legislativo 10 settembre 2003, cioè il ripristino della responsabilità dell’azienda appaltatrice, oltre a quella che prende l’appalto, in caso di violazioni subite dai lavoratori, norma che era stata cancellata dalla legge Biagi, in seguito modificata dalla legge Fornero. Con l’abrogazione sarà chiamato a rispondere anche il committente per eventuali violazioni compiute dall’impresa appaltatrice nei confronti del lavoratore. Di conseguenza, l’azienda che appalta sarà tenuta a esercitare un controllo più rigoroso su quella a cui affida un appalto.

IL VOTO DELLE AMMINISTRATIVE
Il Cdm non ha invece ancora stabilito la data delle elezioni amministrative, che riguardano oltre 1.000 Comuni. Nelle scorse settimane fonti di governo hanno indicato come data possibile l’11 giugno. Dalla minoranza del Pd si è avanzata l’ipotesi di accorpare le date del referendum promossi dalla Cgil con quella delle amministrative, considerando al questione di “buon senso”. Per questo motivo è credibile che si manterranno le due date separate.

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autore / Luca Lippi
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