Rottamazione cartelle Equitalia alla fase due: focus 'bolli' auto inevasi

16 giugno 2017 ore 11:06, Luca Lippi
Scaduta la possibilità di aderire alla rottamazione delle cartelle Equitalia, ieri (15 giugno) era il giorno deputato alla risposta da parte di Equitalia (la cosiddetta fase due). Un milione di contribuenti coinvolti per un incasso atteso di 7,2 miliardi. La legge stabilisce infatti il 15 giugno come scadenza entro la quale l’agenzia di riscossione, guidata da Ernesto Maria Ruffini, deve spedire la risposta, comunicando l’ammontare delle somme dovute. Tuttavia, non tutti i contribuenti però hanno ricevuto la comunicazione. Da Equitalia, che dal primo luglio confluirà nell’Agenzia delle Entrate, fanno sapere che le lettere sono state tutte spedite. Il responso per coloro che hanno aderito alla definizione agevolata, e tuttora senza un riscontro da parte di Equitalia, arriverà nei prossimi giorni. I tempi dipendono anche dall’efficienza dei servizi postali.
Offriamo ora un focus per le cartelle riguardanti i bolli auto non pagati (è la tipologia di cartelle più diffusa tra le altre). Per chi ha chiesto la rottamazione e non ha ricevuto risposta, o per chi ha ricevuto risposta negativa, ecco una utile guida per provvedere a sistemare la pendenza senza correre il rischio di pagare più del dovuto per legge.
Rottamazione cartelle Equitalia alla fase due: focus 'bolli' auto inevasi
Conseguenze per bollo auto non pagato - Se non è stato eseguito il pagamento del bollo entra un anno dalla scadenza naturale, è necessario che l’ente titolare del credito, ossia la Regione, invii una richiesta di pagamento con accertamento dell’imposta evasa. Questa richiesta deve intervenire entro il termine massimo di tre anni decorrenti a partire dall’anno successivo a quello in cui il pagamento doveva essere effettuato. Per esempio, qualora il bollo vada pagato a gennaio 2016, l’accertamento deve avvenire entro il 31 dicembre 2019.
Successivamente, in caso di inadempimento protratto, l’importo viene iscritto a ruolo e il debitore riceverà, verosimilmente, una cartella di pagamento da parte di Equitalia. Tale cartella deve necessariamente indicare la data in cui il bollo è dovuto. A questo punto Equitalia può procedere agli atti di riscossioni secondo i poteri attribuitegli dalla legge. E in particolare potrà procedere al:
-pignoramento del conto corrente: se, tuttavia, il conto è destinato a ricevere l’accredito di redditi da lavoro dipendente (lo stipendio mensile), è possibile il pignoramento solo per le somme che eccedono la misura di tre volte l’assegno sociale ossia da 1.345,56 euro in su. Pertanto, ad esempio, se nel conto ci sono solo 1.500 euro, Equitalia potrà pignorare solo 154,44 euro. Invece per tutti gli stipendi successivamente versati, il pignoramento può estendersi a massimo un quinto della mensilità stessa;
-pignoramento della pensione: in tal caso è possibile il pignoramento di un quinto, fatto salvo il cosiddetto minimo vitale che non può essere pignorato (attualmente pari a 672,78 euro);
-pignoramento dello stipendio: in tal caso è possibile il pignoramento di un decimo per stipendi fino a 2.500 euro, di un settimo per stipendi fino a 5.000 euro, di un quinto per stipendi da 5.000 euro in su;
-pignoramento di beni mobili: misura raramente utilizzata.
Non è possibile il pignoramento della casa o di altri beni immobili in quanto è possibile procedere con tale strumento solo se il debito supera 120.000 euro.
Altrettanto non è possibile procedere all’ipoteca sulla casa in quanto, in tal caso, il debito deve essere superiore a 20.000 euro.

Il blocco del mezzo - Equitalia può procedere al fermo auto. Si tratta della misura sicuramente più utilizzata per riscuotere il bollo auto. Con il fermo auto, la vettura non può più circolare, salvo che il debitore chieda e ottenga, da Equitalia, la rateazione del debito (ossia il pagamento dilazionato). In tal caso, il contribuente può ottenere la sospensione del fermo, ma deve prima dimostrare di aver pagato la prima rata: avrà così da Equitalia una liberatoria da portare al PRA. In questo modo potrà tornare a circolare. Tuttavia il fermo verrà definitivamente cancellato solo dopo il pagamento dell’ultima rata.

Quando si prescrive il bollo auto - Il bollo auto si prescrive dopo tre anni che decorrono dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui l’imposta deve essere pagata. Se viene notificata una cartella di Equitalia, il bollo si prescrive dopo tre anni che decorrono a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui la cartella è stata consegnata. Dopo tale termine Equitalia non può più procedere né a pignoramenti, né a fermo auto; in caso contrario tali misure sono illegittime e il contribuente può impugnarle dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale. Se la richiesta di pagamento viene impugnata davanti al giudice e il contribuente perde la causa, la prescrizione diventa di 10 anni dalla pubblicazione della sentenza.

Col fermo auto di Equitalia il bollo non è dovuto per il periodo del fermo – Se Equitalia ha iscritto il fermo, il bollo non va pagato. È necessario però che il titolare dichiari al Pra la cosiddetta ‘perdita di possesso’.

La prescrizione della cartella Equitalia per bollo non pagato - Secondo gli ultimi orientamenti della Cassazione (Cass. sent. n. 4388 del 24.02.2014) non è più di tre anni, ma si trasforma in un termine di prescrizione di addirittura dieci anni dato che l’avviso di accertamento (che non sia stato oggetto di opposizione da parte del cittadino) è assimilato ad una sentenza definitiva dalla quale (in base al codice civile - Art. 2953 cod. civ.) cominciano a decorrere termini di prescrizione di dieci anni.

Come evadere il pagamento di cartelle Equitalia per bollo non pagato – A questo punto della situazione, cioè stabilito che bisogna pagare e basta, bisogna fare delle importanti precisazioni.
-auto sottoposta a fermo amministrativo: il fermo amministrativo è stato interessato da una importante modifica di cui ben pochi si sono accorti, ma che è già in vigore da ottobre 2015. L’intervento ha trasformato tale strumento di coercizione dell’Agente della riscossione da misura cautelare, quale prima era, in una misura punitiva. In pratica, il decreto legislativo di riforma del sistema fiscale ) D.lgs. n. 159/2015 art. 10, co. 1 n. 2.)  dispone ora che la richiesta di rateazione non cancella più il fermo già iscritto alla data della richiesta stessa. In buona sostanza, chi chiede di pagare la cartella a rate eviterà che, per il futuro, Equitalia possa iscrivere ipoteche, fermi o procedere a pignoramenti, tuttavia i fermi e le ipoteche già iscritti a quella data restano in piedi fino a pagamento completamente avvenuto ossia con il versamento dell’ultima mensilità. In precedenza invece il fermo veniva cancellato con il versamento della prima rata del piano di dilazione.
Risultato: poiché gran parte delle dilazioni sono a 72 rate (ossia sei anni), in quanto per l’ottenimento della stessa non c’è bisogno di dare prova delle difficoltà economiche, l’automobilista resterà, per tutto questo tempo, senza la disponibilità del mezzo. 
-Soluzione: per evitare la nuova tagliola è di procedere immediatamente al pagamento dell’intero debito, prima che Equitalia iscriva il fermo, oppure presentare la richiesta di rateazione entro i 60 giorni dalla data di notifica della cartella di pagamento. In ultima analisi andare allo sportello Equitalia e richiedere la chiusura a stralcio della posizione in unica soluzione.

Come si calcola la scadenza dei tre anni del bollo auto - La prescrizione si verifica dopo un triennio, ma come si calcola la scadenza dei tre anni? Il calcolo è molto semplice: basta iniziare a contare dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui il bollo è dovuto, a prescindere dal mese in cui bisogna pagare.
Esempio: se il bollo scade a febbraio 2017 il pagamento deve avvenire entro il 31 marzo 2017. La prescrizione del bollo inizia però a decorrere a partire dal 1° gennaio 2018 e si realizza dopo 3 anni, ossia il 31 dicembre 2020. Se riceviamo un atto di sollecito in tale periodo, il termine dei tre anni inizia a decorrere nuovamente da capo. Se invece il sollecito arriva dopo il 1° gennaio 2018, esso non ha più valore e il bollo auto si è prescritto, per cui non va pagato.
Quindi per sapere come si calcola la scadenza dei tre anni del bollo auto bisogna iniziare a contare dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui l’imposta è dovuta (a prescindere dal mese di scadenza del bollo) e arrivare fino al 31 dicembre del terzo anno: tutte le richieste di pagamento successive a tale data sono illegittime. Attenzione: se nel frattempo è stata emessa una cartella esattoriale da parte di Equitalia per la riscossione dei bolli, la prescrizione diventa dieci anni e raramente sarà possibile trovare una modalità per non corrispondere il pagamento senza conseguenze assai perniciose.

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autore / Luca Lippi
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