Bufale e fake news online, Orlando chiede "patto tra Stati e piattaforme". Occhio all'Unar

18 gennaio 2017 ore 14:13, intelligo
Fake News e bufale sorvegliate speciali, hanno la vita breve. Il ministro della Giustizia lo ha detto sul Foglio, richiamando la necessità "di un patto tra Stati e piattaforme Internet": "Se le democrazie non sapranno far vivere le loro regole anche nella Rete la censura si svilupperà per esigenze commerciali. Lavoriamo con le associazioni per dare vita a soggetti che possano monitorare e smentire le notizie false". 

Bufale e fake news online, Orlando chiede 'patto tra Stati e piattaforme'. Occhio all'Unar
Il ministro parla di "fake news e post verità distintamente ma partendo "da un punto di contatto tra i due fenomeni. Ci sono notizie che formano il substrato per la propaganda d'odio. Questa dinamica non si contrasta con verità di Stato, che rischiano di essere rimedi peggiori del male. La via, a mio avviso, è quella della costruzione degli anticorpi necessari a reagire sulla rete", favorendo cioè "la capacità di reazione sulla rete dei soggetti più frequentemente colpiti da questo tipo di notizie".
Per Orlando la faccenda è seria: si tratta di una guerra, dove occorre "giocare ad armi chiare". Proprio così, lo dice lui, la questione è di quelle strategiche (!), alla fine abbiamo capito dove è il punto della questione. Si tratta di vita o di morte della politica e dei politici, più che di verità? 
Poi prosegue citando proprio la censura, "si svilupperà per esigenze commerciali se la democrazia, se le democrazie non sapranno far vivere le loro regole anche nella rete. Non soltanto, non vedo nella California tecnologica e liberale 'il male assoluto', come pure qualcuno ha voluto addebitarmi, ma segnalo che la riflessione su come contenere un uso violento dei social nasce proprio da là".
Ma attenzione. Esiste un limite all'intervento del controllore? Sì, Orlando ci tiene a dire che la democrazia sarà nelle opinioni: "L'insidia che il rapporto tra società della rete e Stati, reso necessario da esigenze di sicurezza e di tutela della persona, possa tralignare verso forme di restrizione delle libertà, esiste. Come esiste ogni qualvolta un potere pubblico interviene per tali finalità. Tuttavia non vedo questo rischio se il processo avviato sarà pubblico, trasparente e costantemente sottoposto al controllo delle opinioni pubbliche e della società civile".
E sul problema giuridico si sofferma in particolare: "La rete - sottolinea ancora il ministro - è una, istantanea, globale. Gli ordinamenti restano divisi e lenti, rinchiusi nei vecchi confini. E questo può far diventare la rete un luogo dove le regole di tutela della persona, che valgono nel mondo reale, restano sospese. Le conseguenze sono gravi. Soprattutto per coloro i quali non possono difendersi da soli, quelli che vengono ogni giorno discriminati nel mondo reale e che, in assenza della cogenza della legge, rischiano di esserlo doppiamente in quello virtuale. La censura, siamo d'accordo, non è la via. Ma neppure la rassegnazione".
E chi sarà preposto al controllo? Neanche a dirlo l'Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali)  spiega il ministro della Giustizia: "Stiamo cercando di percorrere questa strada: stimolare la nascita di soggetti non pubblici che siano in grado di monitorare e smentire quando necessario le notizie false, funzionali alla propaganda d'odio. Le associazioni coinvolte hanno aderito positivamente alla nostra sollecitazione, che può essere soltanto tale".

E poi l'intervista continua, ma a buon intenditor poche parole. Comunicatori avvertiti, grillni avverti, contro informazione allertata. 
autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...