Decreto fiscale: novità rottamazioni e disastro split payment

24 aprile 2017 ore 15:14, Luca Lippi
il Decreto fiscale, ovvero la manovrina che riempie le pagine dei media in questi giorni, introduce importantissime novità fiscali. il percorso programmato va dell’estensione della rottamazione delle cartelle Equitalia alle cosiddette “liti pendenti” ovvero i contenziosi fra contribuenti e Agenzia delle Entrate, passando per lo split payment Iva esteso ai professionisti ed alla riduzione delle compensazioni Iva.
nella sostanza è l’ennesima manovra correttiva di un legislatore fiscale apparentemente disorganico e confuso ma è pur sempre una manovra urgente e come tutte le cose fatte di fretta spesso la toppa appare peggiore del buco. 
La normativa sulla rottamazione delle cartelle Equitalia (ovvero su un condono di portata davvero notevole) è stata più volte modificata dall’avvento del Decreto Legge 193/2016. Ed anche in materia di compensazioni Iva, il provvedimento che sta per prendere la luce interviene su una materia già più volte modificata nel corso degli ultimi giorni.
Decreto fiscale: novità rottamazioni e disastro split payment
Per maggiore chiarezza, così facendo il legislatore fiscale mette davvero in difficoltà imprese e professionisti, sempre più in balia di un Fisco elefantiaco e schizofrenico.
Manovrina fiscale: ovvero rottamazione cartelle Equitalia per tutti. Estensione alle liti pendenti
Il provvedimento che sinora sembra aver suscitato maggiore soddisfazione nei contribuenti è rappresentato dall’estensione della rottamazione delle cartelle Equitalia a tutte le liti pendenti con l’Agenzia delle Entrate.
Il provvedimento, in altre parole, introduce un meccanismo che dovrebbe ridurre a zero sanzioni ed interessi sulle imposte non pagate, esattamente come avviene per la rottamazione. In questo caso non importa se il contribuente abbia o meno aderito alla rottamazione Equitalia.
L’accesso alla definizione agevolata delle liti pendenti con l’Agenzia delle Entrate potrà essere fruita in qualsiasi grado di giudizio (sino alla Cassazione).
Estensione della rottamazione Equitalia a tutti i contribuenti con liti pendenti con l’Agenzia delle Entrate: le nuove modalità di pagamento
La nuova rottamazione dei debiti fiscali con l’Agenzia delle Entrate potrà essere pagata con due diverse modalità:
1- unica soluzione per importi superiori ad euro 2.000,00;
2- tre rate per gli importi superiori ad euro 2.000,00 secondo questi limiti:
-prima rata pari al 40% del debito entro il prossimo 30 settembre 2017;
-seconda rata pari al 40% entro il prossimo 30 novembre 2017;
-terza rata del restante 20% entro il prossimo 20 giugno 2018.
Attenzione: il provvedimento non è ancora ufficiale. Di conseguenza tutte le date, gli importi e le indicazioni fornite sono da considerarsi come provvisorie.
Split payment: Iva professionisti e compensazioni
Altri due importanti provvedimenti contenuti nella manovrina sono l’estensione dello Split payment Iva ai professionisti e la riduzione delle compensazioni IVA “libere”.
Split payment Iva esteso ai professionisti dal prossimo 1° luglio 2017
Tale previsione estenderebbe quindi il meccanismo di scissione dei pagamenti, peraltro già previsto per le imprese, anche ai professionisti, con l’ovvia conseguenza che ciò comporterebbe una riduzione evidente della liquidità disponibile (già soggetta a ritenuta d’acconto Irpef al 20%).
Su questo punto è recentemente intervenuto Enrico Zanetti, di professione commercialista, dichiarandosi assolutamente contrario a questo tipo di provvedimento.
Riduzione dei limiti alle compensazioni Iva
La compensazione dei crediti Iva senza necessità del visto di conformità, per essere più chiari la dichiarazione di avvenuto controllo da parte del professionista, verrà ridotta da 15.000 a 5.000 euro, secondo quanto previsto dall’attuale bozza del decreto fiscale.
Anche in questo caso non mancano le polemiche. Il rischio concreto dell’attuale formulazione legislativa è che questa norma abbia incredibilmente effetto retroattivo.
Disastro split payment, in fumo la liquidità delle imprese
E' necessario un approfondimento su questo argomento altrimenti gli italiani non capirebbero perché con questo meccanismo se è vero, come è vero, che il Fisco incassa immediatamnente l'Iva e stringe (solo apparentemente) sull'evasione dell'imposta che è la più evasa in assoluto, è altrettanto vero che le imprese aumenteranno i prezzi per compensare la sclerosi di liquidità. Quindi non aumentano le tasse ma aumenta il costo del carrello della spesa, di conseguenza il reddito degli italiani computa una decurtazione di potere d'acquisto creando una sistemica riduzione dei consumi. il domino nel medio termine sarà devastante!
L’effetto finanziario ed economico scaturito dall’applicazione dello split payment e dal reverse charge per le imprese è devastante. Nel 2015 le imprese che hanno lavorato per la Pubblica amministrazione, circa due milioni in tutto, hanno dovuto sopportare un ammanco di cassa mensile pari a un miliardo e mezzo a causa del mancato incasso dell’Iva. Le 310 mila piccole imprese facenti parte la platea degli studi di settore (con ricavi annui inferiori a circa 5 mln di euro) destinatarie del reverse charge hanno scontato, nel complesso, un ammanco mensile di circa 340 milioni di euro, in media 1.110 euro ognuna. Si arriva così ad un ammanco mensile nella casse delle imprese di quasi 2 miliardi di euro.
Inoltre, contando gli oneri finanziari che ogni anno dovrebbero pagare le imprese per sopperire alla mancanza di liquidità dovuta ai due istituti, si arriva a quasi 1 miliardo di euro. Pensando solamente allo split payment, per far emerge 988 mln di euro di Iva dalle sole imprese che non versano quanto dovuto, si addossano su tutte le imprese che lavorano con la pubblica amministrazione, già vessate dai ritardi di pagamento, maggiori oneri finanziari per circa 800 milioni di euro.
In particolare, dallo studio della Cna, risulta che ad essere maggiormente penalizzate dal reverse charge risultano le imprese che operano nel settore ”istallazione impianti”, con un deficit finanziario di 212 milioni dal mese, in media 1.520 al mese. Seguono le imprese edili che si occupano di “completamento di edifici” con un ammanco mensile di 104 milioni. Quindi, è il turno delle imprese che effettuano pulizie di edifici a favore di altre società con una carenza di fondi complessiva mensile di 28 milioni di euro.
Oltre all’effetto sull’equilibrio finanziario a breve, le imprese dovranno recuperare completamente l’Iva pagata ai fornitori, non potendo più compensarla con l’Iva sulle vendite effettuate verso la PA. 
A causa dello split payment le imprese avranno circa 15 miliardi di Iva sugli acquisti da recuperare e, secondo stime Cna, ammonterebbe a ben 2,25 miliardi l’Iva da recuperare per le imprese soggette al reverse charge .
Potranno scegliere di compensare i crediti Iva in sede di dichiarazione annuale, con tempi di attesa particolarmente lunghi che possono arrivare anche a 15 mesi. In questo caso dovranno pagare da 300 a mille euro di oneri amministrativi. 
Qualora volessero anticipare il recupero, chiedendo la compensazione dei crediti maturati con cadenza trimestrale, secondo stime dell’Osservatorio Cna, gli oneri amministrativi annuali partono da 780 euro e possono arrivare fino a 1.900 euro per le contabilità più complesse.
Per recuperare le risorse finanziarie perse, i costi del credito bancario diventano proibitivi. Tenendo conto di tutte le diverse forme di recupero dei crediti Iva messe a disposizione ed utilizzate normalmente dalle imprese ogni anno, gli oneri finanziari complessivi aumenterebbero a circa 780 mln di euro per effetto dello split payment e di circa 113 mln per le imprese cui si rende applicabile il reverse charge. Aggiungendo anche il costo relativo alla perdita della disponibilità finanziaria a breve, relative all’imposta incassata dai clienti eccedente quella pagata ai propri fornitori, si arriva ad una somma complessiva di oneri finanziari pari a circa 920 mln di euro.
E’ urgente, dunque, un intervento correttivo che elimini split payment e reverse charge in caso di utilizzo delle fatturazione elettronica per la certificazione dei corrispettivi di vendita. E’ stato lo stesso precedente direttore dell’Agenzia delle entrate che, nell’audizione del 24 settembre 2014, presso la “Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria” a sostenere che la fatturazione elettronica è un valido strumento per il contrasto all’evasione dell’Iva.
Allora se si hanno tutti gli strumenti per verificare in tempo reale il corretto versamento dell’Imposta sul valore aggiunto, non c’è più motivo di creare dei danni economici così ingenti a tutte le imprese che lavorano con la Pubblica amministrazione, per punirne solamente alcune. 

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autore / Luca Lippi
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