Inps: +31.768 contratti stabili a gennaio. Indeterminato positivo

24 marzo 2017 ore 12:37, Luca Lippi
Salgono le assunzioni complessive ma si riducono quelle a tempo indeterminato mentre crescono i licenziamenti, soprattutto quelli disciplinari nelle aziende con più di 15 dipendenti. 
Sono dati resi noti dall'Inps, secondo i quali a gennaio i nuovi rapporti di lavoro complessivi sono stati 510.599, in aumento rispetto ai 475.701 del 2016, ma sono diminuiti i contratti stabili, passati da 123.406 nel 2016 a 112.348 nel 2017.
Per i rapporti di lavoro stabili comunque, considerate anche le trasformazioni, si registra comunque un saldo positivo (31.768) poiché sono stati complessivamente 154.363 (erano 165.841 a gennaio 2016) a fronte di 122.595 cessazioni.
L'Osservatorio Inps indaga anche le cessazioni di contratto, mettendo in luce una crescita dei licenziamenti complessivi da contratti a tempo indeterminato nel mese (46.921 a fronte dei 46.074 di gennaio 2016) e una crescita per quelli disciplinari. Nel 2016 le imprese con oltre 15 dipendenti hanno effettuato 32.232 licenziamenti per giusta causa (+31% sul 2015).

LA FINE DELLA DECONTRIBUZIONE TARGATA JOBS ACT 
La fine degli incentivi al lavoro stabile introdotti da Renzi nel 2015, e ridotti nel 2016, si fa comunque sentire: le nuove assunzioni a tempo indeterminato sono diminuite del 9% a gennaio (in questo mese sono operativi solo gli sgravi mirati al Sud e per chi assume studenti in alternanza).

Inps: +31.768 contratti stabili a gennaio. Indeterminato positivo

CI SONO ANCHE I DATI ISTAT
Istat ci dice che un milione di famiglie sono senza lavoro e quindi senza stipendio. Erano nel 2015 1milione 92 mila ora si passa a 1.085.000 i nuclei composti da persone abili al lavoro, in cerca di occupazione, il 6,6% delle famiglie presenti nel mercato del lavoro. Tutti i componenti attivi che fanno parte della famiglia sono disoccupati. 
Particolarmente colpito il Mezzogiorno. Come sono fatte queste famiglie? Spiega Istat che sono in 448 mila casi coppie con figli, e 290 mila sono famiglie con un solo componente, single, più spesso uomo che donna (178 mila contro 113 mila). 
Seguono 222 mila nuclei mono-genitore (e stavolta sono più donne, 192 mila) e 80 mila coppie senza figli. Analizzando il tasso di disoccupazione delle persone tra i 25 e i 64 anni e incastrando i dati con il loro ruolo in famiglia, si nota come i valori più alti si registrino per i mono-genitori (12%), stanno invece decisamente meglio i single (8,4%). All’aumentare della prole sale anche il tasso di disoccupazione (7,3% se c’è solo un figlio, 7,7% se due e 10% per tre o più). I coniugi o conviventi senza bambini si fermano al 7,6%.
Particolarmente difficile la situazione delle donne. In molti casi sono l’unica fonte di reddito della famiglia. In 970mila famiglie, con e senza figli (e coniugi o conviventi tra i 25 e i 64 anni), la donna risulta infatti occupata a tempo pieno o part time, mentre l’uomo è in cerca di occupazione o inattivo (pensionato o comunque fuori dal mercato del lavoro). Ci sono poi 192 mila famiglie monogenitoriali, dove c’è solo la mamma ed è disoccupata: quindi secondo i criteri statistici è in cerca di lavoro. La cifra è in aumento rispetto all’anno precedente (+5%).

IN CONCLUSIONE
Da una parte l’Inps dipinge una situazione, seppure in flessione, comunque in movimento, dall’altra, l’Istat rileva un discreto aumento della situazione di indigenza complessiva, ovviamente determinata dall’assenza di reddito.
Il dato secco è che per l’Inps a gennaio il saldo dei nuovi rapporti a tempo indeterminato è positivo di 31.768 unità (un valore più elevato rispetto al 2016 - 30.769 - ma distante dai + 82.244 contratti fissi registrati a gennaio 2015, quando è iniziata la decontribuzione piena targata Jobs act). Complessivamente, a gennaio 2017, nel settore privato, la variazione tra assunzioni e cessazioni, segna +142mila rapporti (anche qui il dato è superiore al 2016, ma inferiore al 2015). L’istat invece ci dice che c’è una differenza sostanziale e determinante tra ‘numero’ di occupati e consistenza dei redditi per ciascun posto di lavoro.

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autore / Luca Lippi
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