Il lavoro occasionale deve fare a meno dei voucher: verso il caos

27 marzo 2017 ore 17:06, Luca Lippi
Abolire i voucher rischia di procurare la scomparsa di 300 mila posti di lavoro, forse è un errore. Già fissato al 28 maggio la data del referendum voluto dalla Cgil tuttavia il governo lavora a un decreto legge che lo faccia saltare. Sembra una resa, sembra che non ci sia la capacità di affrontare le zone grigie che sono il vero cancro del Paese.
La vicenda dei voucher fa una certa impressione. Dai 536mila venduti nel 2008, quando esordirono per le vendemmie nelle campagne, agli oltre 133 milioni emessi l’anno scorso, hanno evidentemente contribuito a far emergere una fetta enorme di lavoro nero. E spesso, come molte inchieste hanno provato, anche a sostituire forme contrattuali più stabili con i tagliandi da 10 euro che hanno prodotto un Far West.  Se è vero, come è vero, che lo strumento è l’apoteosi della precarizzazione del lavoro, questo non significa che il voucher sia uno strumento negativo in assoluto.
Bisogna essere intellettualmente onesti, di lavoro stabile non c’è per via della crisi, quindi senza i Voucher sarebbe semplicemnet esploso il sommerso, il cosiddetto lavoro nero. Quindi non è un abuso in senso assoluto, è semplicemente una via di fuga per non far gravare sulle imprese contratti capestro ma sfruttando mano d’opera senza rischiare sanzioni. In una parola emersione di lavoro nero in fisiologico aumento. Questo è il vero motivo che ha fatto impennare l’uso dei voucher, ed è per questo che è assurdo eliminarli totalmente.
La conseguenza sarà che ci troveremo di fronte più danni che benefici, ,lo strumento è sicuramente controverso, ma in emergenza, utile.
In ogni caso, scompariranno! Prima di tutto perché il governo Gentiloni approverà un decreto legge da convertire alle Camere entro aprile per far saltare la consultazione fissata al 28 maggio. A quanto pare, fra primarie e amministrative, non si vuole sentire parlare di altro. Secondo, se anche così non andasse si terrebbe appunto il referendum – che ne propone l’abolizione totale – su cui tuttavia pesa la spada di Damocle del quorum.

Il lavoro occasionale deve fare a meno dei voucher: verso il caos

NON E’ TUTTO DA BUTTARE
Nel perimetro dei buoni lavoro introdotti dalla legge Biagi (n.30/2003) e poi rivisti nella sostanza a partire appunto dal 2008. Il progressivo allargamento a ogni ambito possibile è stato senza dubbio il problema fondamentale, in uno slalom di responsabilità che inchioda alla pari centrosinistra (con il decreto del ministero del Lavoro di Cesare Damiano del marzo 2008) e centrodestra, con l’ampliamento dell’anno dopo a opera dell’allora ministro Sacconi nell’esecutivo Berlusconi IV fino a Mario Monti e Matteo Renzi, che nel Jobs Act ha alzato il tetto annuale dell’incasso massimo da 5mila a 7mila euro, vietato l’uso negli appalti e introdotto la tracciabilità nello scorso autunno.

LA CORSA ALL’ACQUISTO
Appena è apparso evidente che sarebbero stati aboliti, si è scatenata la corsa all’acquisto degli ultimi voucher, ma solo chi li ha comprati entro il 17 marzo, potrà ancora utilizzarli fino a fine anno. Il decreto che ha abolito i “buoni lavoro” non ha indicato chiaramente come procedere per affidare incarichi temporanei in questo periodo transitorio, lasciando molte incertezze. Soprattutto alle famiglie, che rischiano di dover chiedere l’intervento di un’agenzia interinale o di un consulente del lavoro per trovare un aiuto nelle pulizie per poche ore. 
Davide Masera della Cgil ha detto: “Si è creato un buco normativo, bastava permettere l’utilizzo dei voucher fino all’entrata in vigore della nuova legge sul lavoro occasionale. Il loro utilizzo, però, non tutelava i lavoratori e dava paghe bassissime e contributi previdenziali minimi: le famiglie devono sapere che con altri contratti possono scalare dalle tasse i contributi pagati a colf e badanti. Inoltre, ci sono i contratti a chiamata o ancora, per bar e ristoranti, una norma del 1971 permette l’assunzione regolare anche solo per 4 ore. Si tratta, però, di strumenti poco conosciuti e più complicati rispetto ai voucher”. 
 
BASTAVA UN CORRETTIVO  
Massimiliano Campana, segretario Cisl: “Invece della cancellazione, bastava un correttivo che ne evitasse l’uso improprio, ora il rischio è che le prestazioni occasionali tornino tra il sommerso e i lavoratori che in questa fase erano pagati così, perdano i loro incarichi. 
Armando Dagna, della Uil: “L’utilizzo indiscriminato dei voucher ha favorito la precarizzazione. Servirà un metodo alternativo per evitare pratiche burocratiche complicate a chi avrà bisogno di un aiuto temporaneo, assicurando tutele al lavoratore ed evitando abusi”. 

LE DICHIARAZIONI DI POLETTI
Parlando agli studenti di Bologna, dove ha partecipato a un incontro sull'alternanza scuola-lavoro, ha dichiarato "La scelta che abbiamo fatto è stata necessaria e credo anche giusta. Ritoccare la normativa in essere che teneva insieme famiglie e imprese e cercare in qualche modo di farla funzionare rischiava di portarci a una legge non fatta bene e a un referendum che sarebbe diventato su voucher che non erano più quelli sui quali erano state raccolte le firme per l'abrogazione". 
Ha aggiunto i ministro del lavoro: "Abbiamo pensato che fosse più saggio cancellare la vecchia legge, cercando di scriverne una più moderna e più adatta alla situazione attuale che tiene conto dei due quadri diversi: da una parte le famiglie e dall'altra le imprese". 
Sulla modifica alla normativa dei voucher, spiega il ministro, "abbiamo cominciato a lavorare ma dobbiamo tenere conto che c'è anche una discussione intorno al decreto, quindi dovremo cercare di tenere insieme tutte le esigenze. Comunque lo faremo velocemente".
Ad ogni modo, continua, "non stiamo ripensando ad un sistema voucher ma a come regolare complessivamente il tema del lavoro occasionale guardando all'Europa e avendo un principio base di diverso trattamento tra imprese e famiglie".
Spiega nel dettaglio il ministro Poletti: "Dovremo studiare due strumenti diversi uno per le famiglie e uno per le imprese. Per le famiglie credo serva uno strumento molto semplice, dinamico ed agile per i cosiddetti 'lavoretti', in modo che se una famiglia ha bisogno per un'ora di una persona possa utilizzarla senza fare un contratto. Poi, dovremo intervenire sul fronte delle imprese e qui la cosa è un po' più complessa perché dovremo farla avendo come riferimento una struttura che è in grado di gestire un contratto, quindi, dovremo dare all'azienda uno strumento che ha più una natura contrattuale".


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autore / Luca Lippi
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