Concorso per cancellieri "troppo italiano", giudice lo blocca: Orlando ricorre

03 giugno 2017 ore 12:36, Americo Mascarucci
Il Tribunale di Firenze con un'ordinanza ha sospeso il concorsone per cancelliere bandito dal ministero della Giustizia. Il provvedimento è stato adottato per permettere la partecipazione alle prove dei candidati comunitari e degli stranieri in regola col permesso di soggiorno che erano stati esclusi.
Concorso per cancellieri 'troppo italiano', giudice lo blocca: Orlando ricorre

IL RICORSO - Il concorso prevede la copertura di 800 posti e sono in corsa 308.000 aspiranti cancellieri. 
La vicenda trae origine dal ricorso promosso da una dottoressa in legge, albanese con laurea fiorentina, e titolare di un regolare permesso di soggiorno, che ha contestato la parte del bando in cui è stata prevista, tra i requisiti di ammissione, la cittadinanza italiana. Con l’ordinanza emessa il 27 maggio scorso, il Giudice fiorentino consente ai cittadini comunitari, e agli stranieri con i requisiti richiesti dalla legge, di essere riammessi in termini per la presentazione della domanda e, quindi, di partecipare con riserva al concorso. Con lo stesso verdetto, il Ministero della Giustizia è stato intimato ad ammettere alla selezione gli stranieri in possesso dei requisiti validi ai fini del bando. 
Il giudice ha anche disposto "di sospendere la procedura concorsuale sino alla conclusione del giudizio di merito così da permettere agli stranieri di essere rimessi in termini per la presentazione della domanda e partecipare con riserva al concorso, alle prove preselettive e, se superate, alle prove selettive".

I NUMERI - Il 61% dei candidati sono donne, il 39% uomini; il 47% è diplomato, il 53% laureato. Il 68% da candidati proviene  dal sud, il 21% dal centro e l'11% dal nord. Nessuno.
Il bando, all'art. 3 sui requisiti di ammissione, prevedeva il possesso della cittadinanza italiana. Il Giudice del lavoro ha quindi rilevato che i principi comunitari sulla base dei quali l’accesso in via esclusiva di cittadini di singoli Stati membri, alla pubblica amministrazione, è circoscritto ai soli concorsi per mansioni che comportino l’esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri o attengano alla tutela dell’interesse nazionale.
Per lo stesso giudice il ruolo di assistente giudiziario, che rappresenta una figura differente e gerarchicamente inferiore a quella del cancelliere, non rientra nelle due aree anzidette, le uniche dove è lecito distinguere gli aspiranti sulla base della cittadinanza.
Il Ministero della Giustizia ha impugnato l’ordinanza presentando un decreto di Palazzo Chigi del 1994, in base al quale per tali posti nel settore giudiziario non si potrebbe prescindere dalla cittadinanza italiana, anche per via del principio della tutela dell'interesse nazionale.

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