Mix di tasse in arrivo? Riforma catasto e impennata Imu, Tasi e successione

04 aprile 2017 ore 12:10, Luca Lippi
Dopo innumerevoli sospensioni riprende la corsa il progetto di riforma del catasto. L’attenzione cade proprio ‘sulla corsa’ a riprendere una questione sospesa esattamente un anno fa. Il rischio che ci sia la determinazione a reperire liquidità senza toccare le aliquote fiscali è piuttosto presente. Il presidente della Commissione finanze del Senato Mauro Marino, insieme al collega di Forza Italia Salvatore Sciascia hanno firmato un disegno di legge che viene presentato in aula e che riguarda proprio la revisione delle rendite catastali.
Che vi fossero situazioni di grossa disparità nella tassazione degli immobili, derivante dal mancato allineamento delle rendite catastali con il valore di mercato, è sempre stata una situazione evidente a tutti: abitazioni di periferia scontavano un prelievo fiscale di gran lunga superiore a quelle situate nel centro storico, valutate fino a quattro volte di più. Ma ora, il rischio è quello di peggiorare e complicare ulteriormente il quadro del patrimonio immobiliare italiano, e questo perché il Governo ha deciso di avviare la riforma del catasto (con la revisione di tutte le rendite) solo dopo aver riscritto (ovviamente, al rialzo) le regole dell’imposta sulla casa (con la nota “doppia tassazione” costituita da Tasi e Imu, peraltro con situazioni non rare di duplicazione del pagamento).
È facile prevedere come, a riforma attuata si avrà un insostenibile aumento del prelievo fiscale: dato infatti per scontato che si innalzeranno le rendite catastali, il risultato del prodotto tra aliquota e base imponibile sarà superiore (a far lievitare il conto è, appunto, l’incremento della base imponibile).
In realtà, la riforma del catasto doveva essere pensata prima di attuare quella delle imposte sulla casa, in modo poi da determinare, con la massima tranquillità (e senza il rischio di dover poi rivedere l’intera normativa) le regole su Tasi e Imu.
Per evitare questo aumento delle tasse, la legge aveva previsto una clausola di salvaguardia, stabilendo che, a operazioni concluse, il gettito sarebbe dovuto rimanere invariato. Ma è chiaro che, per rimanere dentro la soglia degli scorsi anni, è necessario che all’aumentare della base imponibile diminuisca l’aliquota (diversamente, il prodotto cambia eccome!).
Mix di tasse in arrivo? Riforma catasto e impennata Imu, Tasi e successione
E qui le due situazioni paradossali. Da un lato, è difficile pensare ai nostri Comuni, così avidi di entrate, che diminuiscano le aliquote. Più della maggioranza degli enti locali, infatti, ha fissato la Tasi e l’Imu ai massimi della tassazione prevista dalla legge e, certo, sarà difficile (se non impossibile) far loro cambiare idea.
Dall’altro lato la diminuzione delle imposte dovrà essere personalizzata a seconda della singola zona territoriale, e questo perché l’aumento dei valori catastali non sarà uguale su tutto il territorio, ma diversificata a seconda dell’ambito locale. Tradotto in pratica, ci dovremmo trovare con aliquote Irpef diverse da Comune a Comune, e lo stesso accadrebbe per le imposte di registro e per tutte le altre imposte.
Ecco perché la garantita invarianza del gettito non potrà essere mai garantita e gli italiani si troveranno a pagare anche il doppio di quanto già stanno corrispondendo all’erario.

AUMENTA BASE DI CALCOLO PER RENDITA,  DONAZIONI E SUCCESSIONI
Al momento, pare sarà garantita l’invarianza di gettito, vale a dire che gli introiti per lo Stato non aumenteranno. Ciò non toglie però che ci sarà un riequilibrio del prelievo, ottenuto allineando i valori catastali a quelli di mercato. Vale a dire che, tra i contribuenti proprietari di case, ci sarà chi ci guadagna e chi ci perde. Le abitazioni nelle zone centrali delle grandi città, spesso ancora classificate come popolari, vedranno salire la rendita catastale su cui si basa il calcolo dell’imponibile Imu (oggi solo sulle seconde case) ma anche delle imposte su compravendite, donazioni e successioni. Mentre quelle in periferia, anche se nuove, saranno meno colpite dal fisco. Inoltre la revisione avrà un impatto sul reddito Isee, nel cui calcolo entrano come è noto anche le proprietà immobiliari.
Il presidente della Commissione di vigilanza sull’anagrafe tributaria lancia l’allarme. “La riforma del catasto porti a una maggiore equità, ma non consideri la casa un limone da spremere. Serve semplificare e ridurre il carico fiscale per il ceto medio basso. Questa è la nostra sfida per avvicinarci al resto d’Europa”.
Anche Confedilizia (che da sempre si è manifestata piuttosto dubbiosa su una riforma equa) ha voluto mandare un allarme al governo Gentiloni esprimendo tutta la propria preoccupazione.
Si legge nella nota di Confedilizia: “Non è certo questo il momento per iniziare un nuovo percorso, checché ne dica la Commissione europea, che inserisce pigramente il tema catasto nelle sue rituali raccomandazioni copia e incolla, senza avere un minimo contatto con la realtà. Per il settore immobiliare l’urgenza non è la riforma del catasto, ma una decisa riduzione di un carico fiscale che dal 2012 è stato quasi triplicato e che continua a causare danni incalcolabili a tutta l’economia: crollo dei valori, impoverimento, caduta dei consumi, desertificazione commerciale, chiusura di imprese, perdita di posti di lavoro. Dovrebbe essere questa la priorità di un Governo responsabile”.
Critico anche Daniele Capezzone, ex presidente della commissione Finanze della Camera: “Dico no a scherzi e no a stangate ai danni dei contribuenti. È assurdo ora, a fine legislatura, parlare di riforma del catasto. Semmai, bisogna abbattere una assurda tassazione su tutti gli immobili. A suo tempo, il Governo Renzi non fece tesoro della delega fiscale che avevo contribuito a scrivere, come relatore e estensore alla Camera. E lì, in quella delega, scritta tenendo conto delle sacrosante posizioni dei proprietari di immobili, non c'era il principio di una vaga invarianza di gettito nazionale (che, com'è chiaro, può aprire la strada a qualunque tipo di operazione pasticciata), ma una precisa, specifica e verificabile invarianza di gettito a livello comunale. Dunque, Confedilizia ha ragione da vendere in questi giorni a lanciare un grido di allarme. Sarebbe paradossale una beffa ai contribuenti a fine legislature”.

IN CONCLUSIONE
Facile: le prime case sono possedute dal 36% dei cittadini, almeno il 40% da pensionati, senza fare calcoli impossibili (mancano le cifre) è facilmente deducibile anche senza aumentare il carico fiscale, semplicemente elevando la rendita catastale determinare la massa di prelievo fiscale che ne deriva, e sul 40% di proprietà dei pensionati, con la tassa di successione o donazione questo introito è destinato a moltiplicarsi. Siamo al solito limone da spremere?

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autore / Luca Lippi
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