Malattia e lavoro: ddl autocertificazione primi 3 giorni, com'è ora

05 luglio 2017 ore 12:59, Luca Lippi
All’esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato c’è una proposta per rivedere la procedura di certificazione dell’assenza per malattia limitata ai primi tre giorni. Una sorta di dejavu, infatti per chi è nel mondo del lavoro da più di dieci anni, la procedura prevedeva che per i primi tre giorni di assenza, a meno di specifica richiesta del datore di lavoro, la certificazione di malattia non era necessaria, fatta salvo la telefonata per avvertire tempestivamente l'ufficio del personale dell'’ssenza per ‘malattia’.

Qual è la norma corrente -  Attualmente la legge prevede che anche per le assenze di un giorno il lavoratore, dopo aver prontamente informato l’azienda dell’impossibilità a recarsi sul lavoro, si faccia visitare dal medico curante il quale, dopo aver compilato il certificato, lo invia in forma telematica all’Inps. L’Inps, a sua volta, lo mette a disposizione dell’azienda affinché questa possa verificare la causa di assenza del lavoratore e, eventualmente, chiedere l’invio della visita fiscale. La certificazione deve attestare dati clinici direttamente constatati e oggettivamente documentati. Infatti, in mancanza di queste caratteristiche, si applicano al medico le stesse sanzioni previste in casi di certificazione medica falsa. Con sanzioni per medico e lavoratore: multa da 400 a 1.600 euro e reclusione da uno a cinque anni, come si legge nella relazione al testo del disegno di legge.
Malattia e lavoro: ddl autocertificazione primi 3 giorni, com'è ora
La proposta di modifica - la Fnomceo, su impulso del Presidente dell'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Piacenza, Augusto Pagani, da quattro anni porta avanti un’iniziativa per modificare la norma corrente. A dicembre ultimo scorso, la proposta dventa ‘ordine del giorno’ approvato all'unanimità dal Consiglio Nazionale, che ha dato mandato al Presidente Chersevani e a tutto il Comitato Centrale di sollecitare una revisione, in tal senso, della Legge Brunetta.
Il testo prevede che in presenza di un disturbo che il lavoratore ritiene invalidante ma passeggero, sarà lui stesso, sotto la sua esclusiva responsabilità, a comunicarlo al medico, che si farà semplice tramite per la trasmissione telematica all'Inps e al datore di lavoro. Con una differenza sostanziale, rispetto alle altre certificazioni di malattia: il medico trasmette ma non certifica, fa solo da postino dell’autodichiarazione (questa è più che una autocertificazione) del paziente. Il Disegno di Legge incide poi, ridimensionandole, sulle pene ai medici, anche per porre rimedio ad alcune contraddizioni ed eccezioni di incostituzionalità rilevate nella Legge Brunetta.
Maurizio Scassola, Vicepresidente della Federazione, ha affermato: "La Fnomceo esprime vivo apprezzamento e sostiene il Disegno di Legge presentato dal senatore Romani. Ci sono disturbi, come il mal di testa o lievi gastroenteriti, la cui diagnosi non può che essere fatta sulla base di sintomi clinicamente non obiettivabili. Il medico, in questi casi, deve limitarsi, all'interno del rapporto di fiducia che lo lega al paziente, a prendere atto di quanto lamentato. Riteniamo che un'auto-attestazione potrebbe essere utile, prima ancora che a sollevare il medico, a responsabilizzare il paziente, come del resto già avviene, con ottimi risultati, in molti paesi anglosassoni. Auspichiamo dunque un iter rapido e l'approvazione entro fine legislatura". 

Lo scopo vero - sottrarre l’Inps alla marea di certificati medici che oggi la inondano, paralizzandone a volte l’attività. Invece, con la riforma, sarà il lavoratore stesso ad essere ‘medico di se stesso’ e analizzare i propri sintomi, decidendo da solo se stare a casa o andare al lavoro. Insomma, viene sdoganata una nuovissima forma di autocertificazione che sostituisce il documento del medico curante.

Le ovvie critiche – In una nota Confindustria dichiara che la proposta è priva di senso, punire prima i furbetti del cartellino e poi fornirgli un’arma così forte come quella di firmarsi da soli le giustificazioni. “È l’ennesimo provvedimento che va nella direzione contraria di quanto sarebbe necessario per aumentare il livello della produttività del lavoro”, mette in guardia Maurizio Stirpe, vice presidente di Confindustria per il lavoro e le relazioni industriali. “Sembra una misura destinata ad accrescere il livello di assenteismo alimentando la cultura della furbizia del Paese”. da sottolineare che per il momento l'autocertificazione sarebbe applicabile solamente agli impiegati della Pa.

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autore / Luca Lippi
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