Censis-Rbm, sanità ko: per la cura gli italiani rinunciano o si indebitano

07 giugno 2017 ore 12:29, Micaela Del Monte
Il Rapporto Censis-Rbm Assicurazione Salute sulla sanità pubblica, privata e integrativa ha sottolineato come nel nostro Paese non sia per tutti. Il Rapporto è stato presentato a Roma, a Palazzo Colonna, in occasione del Welfare day 2017, a cui hanno partecipato, tra gli altri, Roberto Favaretto e Marco Vecchietti, rispettivamente presidente e consigliere delegato di Rbm Assicurazione Salute, e Giuseppe De Rita e Francesco Maiett, presidente e responsabile dell’Area Politiche sociali del Censis.

Censis-Rbm, sanità ko: per la cura gli italiani rinunciano o si indebitano
I DATI -
Dai dati presentati è possibile osservare che la spesa per la sanità sostenuta dai cittadini è arrivata a 35,2 miliardi di euro, e l”area della ‘sanità negata’ continua ad espandersi: nell’ultimo anno 12,2 milioni di italiani hanno rinunciato o rinviato prestazioni sanitarie, 1,2 milioni in più rispetto all’anno precedente. Sistemi sanitari locali sempre più divaricati, opportunità di cura per i cittadini sempre più differenziate. La conseguenza sociale è un gorgo di difficoltà e disuguaglianze crescenti che risucchiano milioni di persone. Sono 13 milioni gli italiani che nell’ultimo anno hanno sperimentato difficoltà economiche e una riduzione del tenore di vita per far fronte a spese sanitarie di tasca propria, 7,8 milioni hanno dovuto utilizzare tutti i propri risparmi o indebitarsi con parenti, amici o con le banche, e 1,8 milioni sono entrati nell’area della povertà.

CRACK SANITARIO - Marco Vecchietti ha sottolineato come il nostro sistema sanitario sia a rischio crack: “Mancano dai 20 ai 30 miliardi di euro per garantire il mantenimento degli attuali standard assistenziali da parte del sistema sanitario del nostro paese”. C’è il modo per superare le criticità. Vecchietti indica che i tanti soldi necessari “potrebbero essere recuperati rendendo obbligatoria la sanità integrativa per tutti i cittadini, come già avvenuto in Francia, dove grazie ad un sistema di assicurazioni sociali aggiuntivo al sistema pubblico è possibile curarsi liberamente nelle strutture sanitarie che garantiscono qualità e tempi di accesso immediati”.

IDENTIKIT ITALIANO A RISCHIO  - Il rapporto, presentato in occasione del Welfare day, evidenzia che sui 13,5 milioni di "espulsi", i 2/3 sono affetti da malattie croniche, a basso reddito, le donne e i non autosufficienti.  "Nove - prosegue Vecchietti - le voci di spesa per le quali si fa più fatica ad avere accessibilità alle cure: al primo posto le visite specialistiche (74,7%), seguite dall'acquisto dei farmaci o dal pagamento del ticket (53,2%), per proseguire con gli accertamenti diagnostici (41,1%), l'odontoiatria (40,2%), le analisi del sangue (31%), lenti e occhiali da vista (26,6%), le prestazioni di riabilitazione (14,2%), protesi, tutori, ausili vari (8,9%), e per concludere le spese di assistenza sociosanitaria". Solo il 20% degli italiani riesce a tutelarsi da questa situazione sempre più difficile attraverso una polizza sanitaria integrativa, prevista dal proprio contratto di lavoro o dalla propria azienda o stipulata individualmente, rispetto alla quasi totalità dei francesi (circa il 97,5%) e a più di un terzo dei tedeschi (oltre il 33%).
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