Pensione anticipata: le alternative per raggiungerla senza Ape

09 giugno 2017 ore 14:54, Luca Lippi
Molti sono in attesa dei decreti attuativi per l’Ape ma questo non significa che l’esigenza di anticipare la pensione nel frattempo sia sopita. La pensione anticipata contributiva è un trattamento previdenziale che si può raggiungere a 63 anni e 7 mesi di età, se si possiedono almeno 20 anni di contributi e se l’assegno calcolato supera di 2,8 volte l’assegno sociale (deve quindi superare i 1.254,60 euro mensili). Questi requisiti, però, non sono i soli per ottenere il beneficio del trattamento. La pensione anticipata contributiva è calcolata utilizzando il sistema interamente contributivo. In sostanza, questo significa che la pensione anticipata non può essere ottenuta qualora il lavoratore abbia incrociato il calcolo col sistema retributivo anche solo per una settimana prima del 1996.

Come fare per aggirare questo ‘paletto’? Anche i lavoratori ancora inclusi nel privilegio del calcolo misto del trattamento di pensione possono aspirare alla pensione anticipata a 63 anni.
Se non si appartiene alla categoria dei cosiddetti “contributivi puri”, cioè di coloro che non possiedono contributi precedenti al 1996 e, pertanto, hanno diritto al calcolo esclusivamente contributivo della prestazione previdenziale, può affidarsi al computo nella gestione separata dell’Inps.
Pensione anticipata: le alternative per raggiungerla senza Ape
Gli iscritti alla gestione separata -  possono versare in questa gestione la contribuzione posseduta in altre casse, escluse quelle professionali, optando per il computo dei contributi: in questo modo, tutti i versamenti accreditati sono ricalcolati col sistema contributivo, dando la possibilità, dunque, di ottenere la pensione anticipata contributiva a 63 anni di età.

Si può scegliere il computo nella gestione separata solo se:
-si è iscritti alla gestione separata (come liberi professionisti, collaboratori, lavoratori con contratto di prestazione occasionale…); l’iscrizione non scade mai;
-si possiedono almeno 15 anni di contributi;
-si possiedono meno di 18 anni di contributi versati entro il 31 dicembre 1995;
-si possiedono almeno 5 anni di contributi versati dal 1996;
-è stato accreditato almeno un mese di contribuzione nella Gestione Separata.

Ci sono penalizzazioni? – impossibile ipotizzare una valutazione generale, cioè valida per tutti. È necessario osservare che, in generale, il calcolo contributivo risulta maggiormente penalizzante rispetto al retributivo: quest’ultimo sistema di calcolo, difatti, si basa sugli ultimi anni di stipendio, mentre il contributivo si basa sui contributi effettivamente accreditati nell’arco della vita lavorativa; peraltro, le rivalutazioni applicate nel sistema retributivo risultano più generose di quelle applicate nel calcolo contributivo.
Tuttavia, il ricalcolo contributivo per ottenere la pensione anticipata può risultare notevolmente conveniente per chi non possiede molti contributi calcolabili col retributivo. Minore è la parte valutata col sistema retributivo e minore è la penalizzazione con la variazione del sistema di calcolo. Il piccolo sacrificio di una quota ragionevole accumulata col sistema retributivo consente, però, di pensionarsi sino a 3 anni prima, rispetto all’età necessaria per ottenere la pensione di vecchiaia (dal 2018, 66 anni e 7 mesi per tutti).

Chi non vuole rinunciare alla parte calcolata col retributivo – Rimane valida la possibilità di richiedere l’Ape, cioè l’anticipo pensionistico, per uscire dal lavoro a 63 anni. Se si rientra tra le categorie beneficiarie della cosiddetta Ape sociale (caregivers, invalidi dal 74% in su, disoccupati, addetti a lavori faticosi e rischiosi), a fronte di 30 o 36 anni di contributi si può ottenere un assegno, pari alla futura pensione, erogato dallo Stato: l’Ape sciale non comporta penalizzazioni sulla pensione, ma non può superare 1500 euro al mese.
Con l’Ape volontaria, invece, bastano 20 anni di contributi e si possono superare 1500 euro al mese ma, trattandosi di una prestazione derivante da un prestito bancario, la futura pensione risulta penalizzata: il finanziamento, difatti, deve essere restituito ed è dovuto, per di più, un premio assicurativo. Ricordiamo che mancano i contratti con le banche e le compagnie di assicurazione quindi siamo ancora in alto mare.
Le rate del prestito e il costo dell’assicurazione, quindi, pesano sulla futura pensione: in media, su un’Ape corrispondente all’85% della futura pensione, è stata calcolata una penalizzazione di quasi il 5% per ogni anno di anticipo.

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autore / Luca Lippi
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