Divorzio, Cassazione: quando non va il mantenimento all'ex e modifica assegno

11 maggio 2017 ore 12:30, Luca Lippi
Non conterà più il criterio del tenore di vita goduto nel corso del matrimonio per determinare l'assegno divorzile a favore dell'ex coniuge che lo richiede. La Cassazione ha abbandonato il pluriconsolidato parametro, segnando quella che può essere definita senza ombra di dubbio una vera e propria rivoluzione in materia. D'ora in poi, a contare sarà il criterio dell'indipendenza o autosufficienza economica e non più il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.
La Cassazione con una nota ha spiegato che "la prima sezione civile, con la sentenza n. 11504, ha superato il precedente consolidato orientamento, che collegava la misura dell'assegno al parametro del 'tenore di vita matrimoniale' indicando quale parametro di spettanza dell'assegno,avente natura 'assistenziale', l'indipendenza o autosufficienza economica dell'ex coniuge che lo richiede".
Divorzio, Cassazione: quando non va il mantenimento all'ex e modifica assegno
I vecchi parametri, dunque, vanno in soffitta! Chi della sentenza ne è il beneficiario, ha dichiarato: “È la fine di un incubo”, dopo aver ottenuto la sentenza che aspettava da quasi dieci anni quando era iniziata una difficile separazion, resa ancora più complicata dal fatto che si tratta di un uomo che ha trascorso gran parte della sua vita professionale nei ministeri italiani fino a assumerne la guida. L’interessato ha chiesto espressamente di non essere nominato e ha anche annunciato azioni legali nei confronti di chi commetterà l’imprudenza di riportare dati sensibili come già fatto da altri importanti media.
Il rapporto matrimoniale si estingue non solo sul piano personale ma anche economico-patrimoniale, sicché ogni riferimento a tale rapporto finisce illegittimamente con il ripristinarlo, sia pure limitatamente alla dimensione economica del tenore di vita matrimoniale in una indebita prospettiva di ultrattività del vincolo matrimoniale”. Sposarsi, scrive la Corte, è un “atto di libertà e autoresponsabilità”.
Secondo gli ‘ermellini’, “l’assegno divorzile può essere riconosciuto soltanto se chi lo richiede dimostri di non poter procurarsi i mezzi economici sufficienti al proprio mantenimento”. Lo sottolinea, in una nota, l’avvocato Gian Ettore Gassani, presidente dell’associazione degli avvocati matrimonialisti. “Viene spazzato via un principio sancito nel 1970 dalla legge 898 che ha introdotto il divorzio in Italia. Si tratta quindi di un terremoto giurisprudenziale in linea con gli orientamenti degli altri Paesi europei nei quali l’assegno divorzile dipende essenzialmente dai patti prematrimoniali”, conclude Gassani.
L’avvocato giulia Buongiorno, però, prova ad ampliare la visuale sulla questione, ha sostenuto che la vittima potrebbe essere proprio la donna: “Ci sono ex mogli ed ex mogli. Se si tratta di una donna che, come spesso accade, ha destinato tempo e risorse alla famiglia, allora credo che abbia diritto a un riconoscimento concreto per il suo impegno”. L’avvocato Buongiorno non contesta lo stravolgimento di un principio, piuttosto chiede che sia sempre tenuto conto del fatto chequesta sentenza non sia ingiusta con chi ha rappresentato una risorsa per la famiglia”.
Cosa cambia con il “nuovo” assegno di mantenimento per chi è già separato o divorziato: gli importi già fissati dal giudice potranno essere corretti e modificati?
Non v’è dubbio che alla luce della sentenza di ieri della Cassazione, non pochi mariti si rivolgano, nei prossimi mesi, ai tribunali per chiedere la revisione degli importi a suo tempo calcolati dal giudice. Questo perché, è vero che la modifica delle condizioni di separazione o di divorzio è possibile solo se sopravvengono nuovi elementi, ma qui è in gioco proprio il criterio di calcolo dell’assegno che, se basato su criteri errati o non correttamente valutati, può ben essere oggetto di revisione.
Prima della sentenza della Cassazione: si è imposto al coniuge più “benestante” di venire in soccorso dell’ex con un assegno di mantenimento, in modo da garantirgli di conservare «lo stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio». Lo scopo era quello di mantenere in equilibrio la posizione economica dei due ex coniugi anche in seguito al divorzio.
Dopo la sentenza della Cassazione: La Cassazione, preso atto del mutato atteggiamento sociale nei confronti del mantenimento e della facilità con cui nuovi gruppi familiari, soprattutto “di fatto”, sorgono oggi, ha ritenuto che, nel decidere “se e quanto” spetti di assegno di mantenimento non si debba più garantire il medesimo tenore di vita goduto durante il matrimonio. 
L’aspetto principale che deve valutare il giudice è se il coniuge che chiede l’assegno di mantenimento è (o non è) in grado di mantenersi da solo. E, in caso negativo, a lui non sarà riconosciuto un mantenimento tale da riportarlo alle stesse condizioni economiche che aveva quando era sposato: si tratterà di un sostegno necessario a garantirgli il mantenimento. Si tratta, quindi, degli stessi principi che regolano il mantenimento dei figli, a loro dovuto solo fino a quando non siano in grado di reggersi sulle proprie gambe e che viene meno non appena questi riescono a raggiungere una indipendenza economica o, pur potendola raggiungere, la rifiutano per loro volontà.
Per i divorziati e separati già con sentenza definitiva? Non è da escludere un ricorso al giudice da parte del coniuge tenuto al versamento del mantenimento per la revisione dell’importo, in quanto non più sostenibile o, comunque, perché da rivalutare alla base dei nuovi criteri. Attenzione però, perché resta comunque la facoltà del singolo giudice di discostarsi dal nuovo orientamento della Cassazione.

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autore / Luca Lippi
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