Perché gli attivisti gay non difendono LGBT a Riyad? Russia e Arabia Saudita a confronto

12 maggio 2017 ore 17:09, intelligo
Ieri su tutti i media la storia dell'attivista gay italiano rilasciato dalla polizia dopo un fermo di poche ore a Mosca con altri quattro sostenitori della causa. I cinque avevano raccolto 2 milioni di firme a sostegno dei diritti gay in Cecenia. A seguito della larga diffusione della notizia del fermo ci siamo chiesti cosa sarebbe successo se la stessa azione fosse stata compiuta in Arabia Saudita. Innanzitutto, non sono reperibili delle prove che accertino l'esistenza dei campi di concentramento per gli omosessuali in Russia, mentre le violazioni dei diritti gay nel paese saudita sono una certezza. Vediamo sotto una lente di ingrandimento proprio la situazione riguardante i diritti degli omosessuali in Russia e in Arabia Saudita. 
Perché gli attivisti gay non difendono LGBT a Riyad? Russia e Arabia Saudita a confronto
Riyad, è alleato degli Stati Uniti, di Israele e della stessa Italia. Ma gli attivisti vanno in Russia per le loro rimostranze, dimostrando che da Putin non si subisce alcuna atroce pena che non sia prevista dalla legge (in questo caso per la propaganda), e smentendo di fatto le fondamenta di battaglie contro “l’antidemocratico dittatore”. 

I diritti gay in Arabia Saudita - L'omosessualità in Arabia Saudita è fermamente condannata, come qualsiasi altro rapporto sessuale al di fuori del matrimonio. Nel paese saudita, dove vige la Sharia, i rapporti tra persone omosessuali sono considerati un crimine. La stessa equazione vale negli altri sette paesi del mondo: Iran, Yemen, Mauritania, Sudan, Nigeria e Somalia. Che gli omosessuali siano alcune volte puniti con la morte in questi Stati non è una sorpresa per chi si interessa dell'argomento. In Arabia Saudita, il Codice Pensale è sostituito dalla Sharia. Le decisioni in materia giuridizionale vengono fatte anche in base ai fatwa emessi dai leader religiosi. Un uomo sposato, accusato di omosessualità, è condannato a morte attraverso la lapidazione. Mentre un uomo non sposato e colto in fragranza si condanna ad un centinaio di frustate e all'esilio per la durata di un anno. Il non musulmano che condivide l'omosessualità con un musulmano può altrettanto essere condannato alla lapidazione. Non sempre le autorità ricorrono alla massima condanna, preferendo limitarsi a delle punizioni corporali, imprigionamenti e sanzioni pecuniarie da quanto riportato dai giornali anche. Ovviamente gli attivisti LGBT non esistono né a Riyad né nei dintorni. Come mai, firme e petizioni non vengono consegnate nei paesi dove vige la sharia. 

I diritti gay in Russia – L'omosessualità in Russia non è un reato al dì là di quanto si dice in giro. La legge che a suo tempo aveva scatenato le reazioni furibonde in Occidente in realtà proibisce la propaganda gay in presenza dei minori. Dunque è vietato convincere i bambini che l'omosessualità possa essere una scelta sessuale. In parole semplici non è vietato andare a letto tra persone dello stesso sesso nel loro spazio privato, ma non sono ammessi ad esempio i gay pride, oppure le favole per bambini scritte in versione omosessuale. C'è però da dire che la maggioranza della popolazione non condivide le associazioni LGBT, spesso etichettando alcune esibizioni del folcloristico orgoglio gay come espressione di “valori europei” non appartenenti alla Russia. A livello giuridico gli omossessuali godono degli stessi diritti sociali di ogni cittadino della Federazione Russa. I matrimoni gay non sono ammessi, così come non erano ammessi in Italia.
L'attivista gay moscovito Nicolai Alekseev, a capo del sito GayRussia.ru, da quando è stata iniettata nel media la “febbre cecena”, continua a smontare la faziosa propaganda occidentale (questa l'accusa), denunciando la proibizione dei vari Gay Pride nelle città russe. Rispetto a quanto accaduto agli attivisti gay ieri, l'omosessuale russo Alekseev scrive sul proprio profilo Facebook: “E' incredibile quanto sia democratica la Russia. Questi attivisti sono stati rilasciati dopo 2-3 ore di fermo…”. 

#gay #Russia #ArabiaSaudita

Di Irina Osipova

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