News Sanremo, Adinolfi: "Carlo via la divisa arcobaleno e niente promozione di utero in affitto"

13 gennaio 2017 ore 16:08, Americo Mascarucci
Ricky Martin, Mika, Tiziano Ferro e Carmen Consoli, icone gay e testimonial della maternità surrogata. 
Sono fra gli ospiti della prossima edizione del Festival di Sanremo.
Selezione che non è sfuggita a Mario Adinolfi leader del Popolo della Famiglia che ha chiamato in causa Carlo Conti e la sua natura di conduttore nazional-popolare simbolo della Tv per famiglie. 
Ad Intelligonews spiega come la scelta degli ospiti a suo giudizio non sia puramente casuale.

La lista degli ospiti di Sanremo vede in prima fila Ricki Martin, padre di un bimbo ottenuto affittando l'utero, Tiziano Ferro in coppia con Carmen Consoli mamma single grazie alla fecondazione assistita, e Mika testimonial delle nozze gay. Un caso?

"Per noi del Popolo della Famiglia Sanremo appare come la cassa mutua dei locatori di utero. Se hanno affittato un utero o devono affittarlo passano di lì. La nostra ovviamente vuole essere una provocazione di fronte a tre edizioni consecutive del Festival di Sanremo chiaramente pro gender. Nel 2015 il super ospite è stata Conchita Wurst, l'icona gender per eccellenza che poi da lì non si è più sentita nominare. Poi nel 2016 il Festival di Elton John e Nicole Kidman tutti e due testimonial dell'utero in affitto. Ora il Festival 2017 con gli ospiti sopra citati. Non vorrei che anche in Rai agisse una qualche lobby gay. Non riesco a spiegarmi come mai un conduttore popolare come Carlo Conti si metta ad indossare la divisa arcobaleno proprio nel Festival nazional popolare per famiglie più importante d'Italia. Nel 2015 di fronte alle polemiche per la presenza della Wurst, Conti invitò una famiglia con 16 figli quasi a voler realizzare una specie di equilibrio in perfetto stile democristiano. Ma c'è un aspetto da evidenziare".

Quale?

"In Italia praticare, ma anche solo pubblicizzare l'utero in affitto, è ancora un reato. Noi questo lo stiamo denunciando da giorni con l'aggravante che questo potrebbe avvenire coi soldi delle famiglie italiane e il nostro è un ultimatum. Non vorremmo che questa lobby gay fosse talmente potente da condizionare anche le scelte di Conti, conduttore che per sensibilità, formazione e stile, sembrerebbe lontano da certe ideologie".

Una volta all'Ariston Pippo Baudo chiamava i metalmeccanici che protestavano per il rinnovo del contratto nazionale. Non sarebbe stato utile chiamare famiglie in difficoltà, senzatetto, disoccupati, lavoratori precari anziché puntare ossessivamente sui temi della sessualità e del genere? 

"Ormai in Rai c'è una quota Lgbt ritagliata con il Manuale Cencelli. Non c'è fiction in prima serata che non comprenda un personaggio gay. Se non c'è il gay, la lesbica o la trans, la fiction sembra che non possa andare in onda. Forse anche questo è un caso? Io la chiamo quota Longhi-Nicolazzi. Era una quota che nella prima repubblica veniva riservata al Partito Socialdemocratico. All'interno di quella quota il Psdi poteva assumere persone e gestire il potere. Una sorta di riserva indiana ritagliata su misura. Ecco, la quota Longhi-Nicolazzi oggi è riservata al mondo gay. Con la differenza che, ripeto, a pagare la promozione del gender sono gli italiani".
News Sanremo, Adinolfi: 'Carlo via la divisa arcobaleno e niente promozione di utero in affitto'
 

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