Sesso, ''pillola del giorno dopo'' da estratti di piante: il preservativo naturale

16 maggio 2017 ore 11:52, Stefano Ursi
Si parla in queste ore di uno studio effettuato dalla University of California a Berkeley e pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, in cui gli studiosi mettono sul tavolo la possibilità che da estratti di piante usate nella medicina tradizionale, come l'aloe o vite possa arrivare un nuovo contraccettivo, sulla scia di quella che oggi è la 'pillola del giorno dopo'. Le sostanze chimiche potrebbero servire come contraccettivo di emergenza prese prima o dopo il rapporto – spiegano i ricercatori – o come contraccettivo permanente attraverso una patch cutanea o un anello vaginale. Gli spermatozoi umani, ricordano, impiegano circa cinque o sei ore per maturare una volta entrati nel sistema riproduttivo femminile, che è un tempo importante affinché l'effetto possa prodursi.

Sesso, ''pillola del giorno dopo'' da estratti di piante: il preservativo naturale
(c) Polina Lishko - berkeley.edu
Inoltre, dicono, poiché le sostanze chimiche impediscono la fecondazione possono essere un'alternativa più accettabile per chi da sempre è contrario ai contraccettivi di emergenza. "Poiché questi due composti vegetali bloccano la fecondazione a concentrazioni molto basse – spiegano i ricercatori della Berkeley in una nota pubblicata sul sito ufficiale – potrebbero essere una nuova generazione di contraccettivi di emergenza che abbiamo soprannominato "preservativi molecolari", ha dichiarato Polina Lishko, assistente Professore di biologia molecolare e cellulare, che ha guidato la squadra. "Se si può utilizzare un composto non tossico, non-ormonale, in concentrazione minore per evitare la fecondazione in primo luogo, potrebbe essere un'opzione migliore".

Le sostanze a cui fanno riferimento i ricercatori sono la Pristimerina, il Tripterygium wilfordii e il Lupeolo che si trova in piante come aloe vera o radice di tarassaco. "Questi composti – spiega Polina Lishko – non solo hanno bloccato l'attivazione del canale di calcio, ma hanno anche bloccato la motilità iperattivata dello sperma, riducendo l'attività al livello di cellule spermatiche non attivate. Ma non si uccide la motilità basale dello sperma e non c'è tossicità per le cellule spermatiche, che possono ancora muoversi ma non possono sviluppare il colpo, perché il percorso di attivazione è chiuso". Ovviamente si tratta di uno studio e di idee in fase di riflessione che per ora hanno visto solo un test in provetta, ma c'è l'intenzione di capire se gli sviluppi possano essere positivi e applicabili in futuro.

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autore / Stefano Ursi
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