"Contro l'eroticamente corretto": criticare il gender senza retorica (ma con tante ragioni)

25 settembre 2017 ore 10:28, intelligo
Il problema principale dei critici dell’ideologia gender è la loro immagine e, diciamocelo, un po’ è anche colpa loro. Insistono a usare espressioni come “famiglia tradizionale”, “ritorno ai valori”, “principi immutabili”. Suonano vecchi, superati e lamentosi come un anziano sull’autobus che si lagna della mancanza di rispetto dei giovani. Una battaglia combattuta in questa maniera è persa in partenza, perché il pubblico, nel dubbio, sceglie sempre quello che è nuovo ed “evoluto”, soprattutto se presentato con una parola inglese di significato oscuro.

Questo difetto di comunicazione è ben chiaro al giornalista e scrittore Adriano Scianca, autore di Contro l’eroticamente corretto – uomini e donne, padri e madri nell’epoca del gender (Bietti). Dovendo discutere di un problema contemporaneo l’autore ha pensato bene di usare un linguaggio asciutto e moderno, senza parole d’ordine retoriche e richiami ancestrali a un meraviglioso mondo perduto, descrivendo e criticando l’ideologia gender con argomentazioni esclusivamente razionali.
Quella proposta dalla teoria gender è una società che ignora il dato biologico - spiega Scianca - che punta solo alla soddisfazione del singolo, il quale può pretendere tutti i diritti che vuole purché li chieda per sé, senza rivendicare radici e appartenenze comunitarie. Tutto ciò che è diversità, eccezione, alterità viene visto come una devianza, un desiderio da criticare e sanzionare.

'Contro l'eroticamente corretto': criticare il gender senza retorica (ma con tante ragioni)
L’ovvio argine a questo blob indistinto in cui tutti devono essere nient’altro che individui, senza nazionalità, credo religioso o politico, è la famiglia. Ma non la famiglia nucleare e “tradizionale” cara al popolo del Family day. Scianca pensa piuttosto al modello familiare dell’antica Roma, che ha tutta un’altra dimensione: «Si tratta di una struttura comunitaria molto ampia, che innerva e sostiene la Res Publica, di cui trasmette i valori». Una famiglia che è quindi non contrapposta allo Stato ma sua alleata e naturale tramite con l’individuo.

Il discorso sul gender è insomma per Scianca l’occasione di mettere sotto accusa l’enorme sforzo politico in atto per imporre il concetto di “cittadino del mondo” che non è cittadino di niente, per cui essere nati e vissuti a Parigi è la stessa cosa che essere di Bilbao o Zagabria, in cui essere maschi è la stessa cosa che essere femmine e il credo religioso è da considerare al massimo una passione personale, come collezionare dischi o amare il cinema neorealista. L’ideologia gender è uno degli strumenti utilizzati per raggiungere questo obiettivo, per la creazione di un uomo nuovo, senza genere ma anche senza origine, senza identità, senza destino: «Ma un agglomerato che non viene da nessuna parte – ammonisce l’autore – è fatalmente destinato a finire nello stesso luogo: nel nulla».
Il difetto – ma anche il maggiore pregio - del libro è che non si presta a facili semplificazioni e adozioni da parte di questo o quel gruppo. 
Scianca non cerca l’appoggio del popolo del Family day e anzi non rinuncia a criticare l’idealizzazione della famiglia, ma questo farebbe bene ad ascoltare con attenzione quello che ha da dire.

Di Massimo Spread

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