Gender, dopo la Fedeli Adinolfi colpisce la Bignardi sullo share di "Stato Civile"

27 dicembre 2016 ore 15:17, Americo Mascarucci
Mario Adinolfi, leader del Popolo della Famiglia, va all'attacco di Daria Bignardi direttrice di Raitre per la trasmissione "Stato Civile" dedicata alla coppie gay.
"I dati auditel sono impietosi - attacca Adinolfi - l'opera di indottrinamento gender tentata da Daria Bignardi a Raitre imponendo per cinque prime serate consecutive la trasmissione 'Stato Civile' sulle unioni gay va a sbattere sui numeri. Stravince la tradizionale soap 'Un posto al Sole. Ora la Bignardi, dopo l'ennesimo flop dovrebbe dimettersi". 
E pensare che il programma era stato accompagnato dai cori entusiasti delle associazioni Lgbt e persino dal commento positivo della madre della legge sulle unioni civili, Monica Cirinnà, che aveva elogiato sui social il coraggio del direttore Rai.
Peccato che poi i numeri abbiano raccontato un'altra storia.
Gender, dopo la Fedeli Adinolfi colpisce la Bignardi sullo share di 'Stato Civile'

Adinolfi, dopo aver smascherato il Ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli sulla finta laurea, adesso smaschera anche la Bignardi inchiodandola al mancato gradimento del pubblico, alla dura legge dello share, che più volte ha sancito la morte di programmi Tv chiusi anzitempo.
"A Raitre l'operazione ideologica gender lascia il passo alla cara vecchia telenovela seriale in salsa napoletana -  attacca ancora Adinolfi - il canale recupera 800mila spettatori e quasi il 60% del suo share, passando dal misero 5% del programma sulla propaganda dell'omogenitorialità all'8% sfiorato da Un Posto al Sole". 
"Bignardi - attacca ancora Adinolfi - ha dimostrato di essere una dirigente tv che produce solo flop. Abbia quindi un sussulto di dignità, sospenda il programma come ha fatto con il povero Gianluca Semprini a 'Politics' e si dimetta".
Non sarà che alla fine il tema delle unioni gay sta a cuore a "pochi intimi", ossia soltanto al mondo Lgbt, e poco agli italiani? Non sarà forse questa la dimostrazione più evidente di come la priorità del riconoscimento dei diritti civili sia un'operazione prettamente mediatica e priva di consenso popolare?
A giudicare dai numeri sembrerebbe proprio questa la chiave di lettura più appropriata. 
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