Bimba venduta per 20mila euro e rifiutata: i danni dell'utero in affitto

28 aprile 2017 ore 19:24, Americo Mascarucci
Una vicenda inquietante che la dice lunga sui rischi connessi alla pratica dell'utero in affitto o maternità surrogata che dir si voglia. Una neonata è stata comprata per 20mila euro e poi rifiutata perché mulatta. Questa l'assurda vicenda accaduta a Latina dove una donna ha finto una gravidanza girando con una finta panciera. I poliziotti della squadra mobile di Latina hanno arrestato tre persone accusate, a vario titolo, di aver partecipato e organizzato la compravendita della neonata. In manette sono finiti la madre naturale della bambina (una romena), l'acquirente (un'italiana) e un intermediario (un marocchino). 
I FATTI - Un ufficiale di stato civile del comune di Latina aveva segnalato a febbraio una donna di Latina che si era presentata nel suo ufficio chiedendo informazioni su come registrare il nascituro della figlia dopo un parto in casa ma fornendo notizie molto controverse e contradditytorie sulla nascita della piccola. .
La donna aveva indossato una pancia finta acquistata online e aveva simulato una gravidanza con tutti i suoi conoscenti. Ma dopo la consegna della neonata, inaspettatamente mulatta, la 35enne l'ha restituita. La piccola è nata all’ospedale di Nettuno e inizialmente non è stata riconosciuta dalla madre naturale, una romena di 25 anni che pare avrebbe lasciato la neonata per ben tre giorni in ospedale, salvo poi tornare, insieme al cittadino marocchino per riprenderla, dicendo che voleva farla riconoscere dal padre. Ma i sanitari hanno trovato la situazione alquanto sospetta e hanno consigliato alla donna di aspettare prima di far riconoscere al marocchino la bambina.

RISCHI - Una storia di ordinario squallore che ancora una volta mette in luce i rischi dell'utero in affitto che come in questo caso porta le persone a volere ad ogni costo un figlio, rifiutandolo quando poi non sembra corrispondere ai canoni desiderati. 
Una vicenda che dimostra quanto i bambini rischino di essere trattati sempre di più alla stregua di oggetti da usare e gettare quando il "prodotto" come in questo caso non soddisdfa l'acquirente. 

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