Sesso, masturbazione anti-cancro alla prostata: le 21 volte. I benefici

08 luglio 2017 ore 9:43, Stefano Ursi
Un team di ricercatori dell'Università di Harvard ha reso noto uno studio relativo ai benefici della masturbazione in relazione prevenzione del cancro alla prostata. Farlo almeno ventuno volte al mese, o praticare sesso regolarmente, ridurrebbe in maniera sostanziale il rischio di ammalarsi, secondo lo studio di un terzo. Lo studio, come si legge sui media che lo riportano, è stato pubblicato su European Urology e ha preso in esame più di 30mila uomini a cui sono stati sottoposti dei questionari sulle proprie abitudini sessuali; il periodo durante il quale sono stati esaminati è stato piuttosto lungo, dal 1992 al 2010 ed è stato loro chiesto quante volte eiaculassero mensilmente in tre periodi della propria vita, ovvero prima di iniziare il test, tra i 20 e i 29 anni e tra i 40 e i 49.

Sesso, masturbazione anti-cancro alla prostata: le 21 volte. I benefici
immagine di repertorio
Il team guidato dal prof. Edward Giovannucci, docente di Nutrizione ed Epidemiologia presso la Harvard School of Public Health, ha poi messo a sistema, statisticamente, tutti i dati raccolti; ne è emerso che i 4mila uomini i quali nel periodo in questione si sono ammalati di cancro alla prostata, eiaculavano solamente 3-4 volte al mese e i ricercatori, tenendo conto anche di tutti gli altri fattori che predispongono all'insorgenza e del loro ruolo, hanno notato che coloro che si masturbavano o comunque eiaculavano almeno 21 volte al mese vedevano un rischio di insorgenza di cancro alla prostata ridotto di un terzo circa. I motivi per cui questo accada, spiegano, non sono noti e si possono fare solamente delle ipotesi su questo, puntando ad esempio l'attenzione sul fatto che l'eiaculazione può liberare la prostata di sostanze nocive che altrimenti si accumulerebbero.

Ma fatto sta, dicono, che questa attività è positiva per la salute della prostata e dunque della persona, che diminuisce il rischio di insorgenza di cancro. La prostata, si legge sul sito airc.it, è una ghiandola presente solo negli uomini, posizionata di fronte al retto e che produce una parte del liquido seminale rilasciato durante l'eiaculazione. In condizioni normali, ha le dimensioni di una noce, ma con il passare degli anni o a causa di alcune patologie può ingrossarsi fino a dare disturbi soprattutto di tipo urinario. Questa ghiandola – spiegano gli esperti del portale – è molto sensibile all'azione degli ormoni, in particolare di quelli maschili, come il testosterone, che ne influenzano la crescita. Il tumore della prostata ha origine proprio dalle cellule presenti all'interno della ghiandola che cominciano a crescere in maniera incontrollata.

Nelle sue fasi iniziali – si legge sul sito di Airc – il tumore della prostata è asintomatico e viene diagnosticato in seguito alla visita urologica, che comporta esplorazione rettale, o controllo del PSA, con un prelievo del sangue. Quando la massa tumorale cresce, dà origine a sintomi urinari: difficoltà a urinare (in particolare a iniziare) o bisogno di urinare spesso, dolore quando si urina, sangue nelle urine o nello sperma, sensazione di non riuscire a urinare in modo completo. Spesso i sintomi urinari sopradescritti possono essere legati a problemi prostatici di tipo benigno come l'ipertrofia: in ogni caso – questo il consiglio degli esperti sul portale – è utile rivolgersi al proprio medico e\o allo specialista urologo che sarà in grado di decidere se sono necessari ulteriori esami di approfondimento.

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autore / Stefano Ursi
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