L'ora delle bambine ribelli, la rivoluzione femminista passa dalle favole

09 marzo 2017 ore 12:10, Americo Mascarucci
Grande affluenza di pubblico a Montecitorio per la presentazione del libro Storie della buonanotte per bambine ribelli. Una raccolta di 100 biografie di vite eccezionali scritta da Elena Favilli e Francesca Cavallo, accompagnate dai ritratti disegnati da 60 illustratrici provenienti da tutto il mondo. Elena Favilli e Francesca Cavallo hanno fondato insieme nel 2012 Timbuktu Labs, società che ha sede a San Francisco e ha pubblicato, tra le altre cose, Timbuktu Magazine, la prima rivista su iPad per bambini. 

IL LIBRO
Il libro è stato interamente finanziato col sistema del crowdfunding, la raccolta di fondo online, è uscito a novembre 2016 e ha venduto 90 mila copie nella sua versione originale americana. 
E' stato tradotto in 12 lingue diverse e il 28 febbraio ha debuttato nelle librerie italiane, edito da Mondadori. 
Nel libro compaiono personaggi femminili di fama internazionali dalla regina Elisabetta II a Serena Williams, da Hillary Clinton a Julia Child, da Michelle Obama a Zaha Hadid e Rita Levi Montalcini. 
L'ora delle bambine ribelli, la rivoluzione femminista passa dalle favole

L'IDEA
"Ci siamo rese conto che il 95 per cento dei libri e dei programmi tv con cui siamo cresciute non avevano bambine o ragazze in ruoli importanti. Abbiamo fatto un pò di ricerche e scoperto che le cose non sono cambiate tanto negli ultimi venti anni, e così abbiamo deciso di fare qualcosa" hanno riferito le autrici.
"Nei libri per bambini ci sono ancora molti stereotipi di genere - spiega Cavallo - e i genitori non hanno a disposizione abbastanza cartoni animati, riviste o libri con modelli femminili positivi: Per questo abbiamo creato questo libro". Ancora prima della pubblicazione del volume, il progetto ha raccolto in poco tempo più di un milione di dollari su Kickstarter, un sito per raccogliere fondi on line, segnando un record assoluto nel crowdfunding.
Le autrici spiegano che il termine ribelli è stato volutamente tradotto in questa maniera proprio per dimostrare il bisogno di ribellarsi, non come fatto violento,  ma come presa di coscienza dell'essere donne chiamate a coltivare una passione e a lottare per raggiungere gli obiettivi che sognano. 
Il tutto con l'idea di emancipare ancora di più il mondo femminile sviluppando già dall'infanzia attraverso le favole quel concetto di parità di genere che deve portare le fanciulle alla consapevolezza di essere come gli uomini e di avere il diritto di lottare come loro per ambire sempre più in alto. 

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