Facebook, Instant Articles a pagamento: editori in allarme

21 luglio 2017 ore 8:13, Eleonora Baldo

E’ in arrivo un altro terremoto nel mondo della comunicazione online, e l’epicentro, ancora una volta, parte dalla più grande piattaforma social del mondo, Facebook.

Dopo aver dapprima sconvolto e rivoluzionato il mondo delle relazioni sociali, accorciando le distanze e rendendo al contempo più labili i legami interpersonali tra gli individui, e poi il mondo della comunicazione, velocizzando la diffusione delle notizie e anche il loro stesso turn-over, il social di Mark Zuckerberg si appresta a dare una forma più “istituzionale” alla sua dimensione informativo-giornalistica, introducendo le notizie a pagamento. Questo è quanto è stato annunciato da Campbell Brown - ex mezzobusto televisivo e attuale responsabile dei rapporti e dei progetti giornalistici con i media di Facebook – al Digital Publishing Innovation Summit di New York.

Facebook, Instant Articles a pagamento: editori in allarme

La novità dovrebbe essere applicata alla già consolidata e ampiamente utilizzata iniziativa degli “Instant Articles”, operativa dal 2015, costola della piattaforma social che ha consentito in questi anni agli editori di pubblicare direttamente gli articoli su Facebook senza rinviare alla pagina della testata d’origine e agli utenti di accedere agli stessi con una modalità di lettura alquanto snella e veloce. Un sistema che ha consentito agli editare di guadagnare, secondo quanto riportato dai manager del famoso social network, circa un milione di euro al giorno  via Facebook Audience Network, senza contare che nell’ultimo semestre i Rotational Product Manager Program dall’Audience Network in Instant Articles sono aumentati di oltre il 50%.

Tuttavia le perplessità e le preoccupazioni degli editori nei confronti delle novità che Facebook potrebbe introdurre a partire dal 2018 sono molte. Anzitutto non è chiaro come verranno disciplinati pagamenti ed abbonamenti: l’ipotesi più accreditata è che gli utenti possano beneficiare di una decina di articoli gratuiti per un determinato lasso di tempo, esauriti i quali, scatterebbe l’obbligo di “abbonamento” che potrebbero assumere la forma di micro-abbonamenti a determinate testate selezionate dagli utenti o quella di un accesso in blocco tramite iscrizione al mare magnum dell’informazione. In secondo luogo a preoccupare sono gli introiti pubblicitari, voce di bilancio fondamentale per le testate, che potrebbero diminuire, poiché Instant Articles ha introdotto dei paletti in termini di numero e tipologia di annunci pubblicitari, cosa che nelle pagine web delle testate non è presente, a cui si deve aggiungere il fatto che, secondo i dati raccolti da eMarketer, nel corso del 2016, Google e Facebook hanno raccolto sotto la propria egida oltre il 60% della spesa pubblicitaria.

Tuttavia, passare per Facebook - che ha recentemente raggiunto i 2 miliardi di utenti - rappresenta una sorta di percorso obbligato per la divulgazione delle informazioni e dei contenuti in generale, a tal punto che a breve, se non subito, si renderà necessario avviare un dialogo serio, intenso e costruttivo tra mondo del giornalismo tradizionalmente inteso e mondo dei social per gettare le base di una coesistenza che potrebbe vedere la propria fase embrionale già nella sperimentazione che Facebook avvierà nei prossimi mesi, in vista di lanciare ufficialmente la propria iniziativa nel 2018.


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