Facebook-Whatsapp, Antitrust di Italia e Ue: "Clausole trappola"

22 dicembre 2016 ore 23:46, Adriano Scianca
Antitrust europea e italiana col fiato sul collo di Whatsapp. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato italiana, guidata da Giovanni Pittruzzella, ha già avviato dallo scorso ottobre due procedimenti istruttori nei confronti della società di messaggistica per presunte violazioni del Codice del Consumo. Il primo vuole accertare se la società americana abbia di fatto costretto gli utenti di WhatsApp Messenger ad accettare integralmente i nuovi Termini contrattuali, in particolare la condivisione dei dati personali con Facebook, facendo loro credere, con un messaggio visibile all’apertura dell’applicazione, che sarebbe stato, altrimenti, impossibile proseguire nell’uso dell’applicazione medesima.  

Facebook-Whatsapp, Antitrust di Italia e Ue: 'Clausole trappola'

L’altro procedimento riguarda la presunta vessatorietà di alcune clausole inserite nei termini di utilizzo di WhatsApp Messenger riguardanti, in particolare, la facoltà di modifiche unilaterali del contratto da parte della società, il diritto di recesso stabilito unicamente per il Professionista, le esclusioni e le limitazioni di responsabilità a suo favore, le interruzioni ingiustificate del servizio, la scelta del Foro competente sulle controversie che, ad oggi, è stabilito esclusivamente presso Tribunali americani. 

Inoltre Margrethe Vestager, Commissaria UE alla concorrenza, proprio in questi giorni contesta a Facebook le informazioni fornite durante la fase di acquisizione di WhatsApp relative all’usabilità o meno di queste da parte dello stesso Social Network. Tale procedura, in forma di “lettera di obiezioni”, contesta di fatto le informazioni acquisite dall’Antitrust nel 2014 in merito a tale acquisizione da ben 19 miliardi di euro da parte di Facebook, qualificandole come inesatte e/o ingannevoli: “informazioni scorrette o fuorvianti”, così cita la comunicazione dell’Autority. L’Antitrust sostiene che “Facebook, intenzionalmente o con negligenza, abbia fornito informazioni scritte o fuorvianti alla Commissione, in violazione dei suoi obblighi sotto il regolamento UE sulle fusioni” e ora “Le società sono obbligate a dare alla Commissione informazioni accurate durante le inchieste sulle fusioni, e devono prendere questo obbligo in modo serio”. Facebook ha tempo per rispondere adeguatamente fino al 31 gennaio prossimo, ma se i contenuti di tale sua risposta non soddisferà l’Antitrust, il rischio di una sanzione che potrà arrivare fino all’1% del fatturato annuale si trasformerà in una certa e salatissima multa.

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