Apple, Cook dà ultimatum a Uber: rischio eliminazione dall'App Store

24 aprile 2017 ore 16:01, Micaela Del Monte
Tim Cook ha lanciato un ultimatum a Uber accusato dall'azienda di Cupertino di tracciare gli utenti. In realtà il problema risale al 2015 quando la Apple scoprì che Uber riusciva a tracciare un iPhone anche dopo un ripristino e senza che l'app fosse installata; una mossa messa a punto in buona fede, per prevenire gli abusi degli autisti in Cina, ma comunque incompatibile con le linee guida di Cupertino. Purtroppo, però, la cosa non si è fermata lì.

Apple, Cook dà ultimatum a Uber: rischio eliminazione dall'App Store
FINGERPRINTING
- Gli sviluppatori di Uber hanno infatti scritto il software in modo che "l'accesso a Uber dal Quartier Generale di Cupertino avrebbe mostrato una versione differente dell'app senza i pezzi di codice che tracciano gli iPhone anche dopo la cancellazione dei dati." Ma gli ingegneri della mela hanno comunque individuato qualcosa di anomalo, portando così ad una procedura d'infrazione interna. In sintesi, fino a quel momento l’applicazione Uber utilizzava la tecnica del fingerprinting, vale a dire che monitorava i movimenti dei possessori di iPhone anche dopo la disinstallazione dell’app, perfino in seguito a un completo reset dello smartphone. Un’azione completamente contraria alle policy del colosso Apple. Tanto che Cook aveva minacciato Klanick di eliminare l'app Uber dall'App Store. 

TRATTATIVE - Come riporta il New York Times, in seguito all’incontro con il CEO di Cupertino, Kalanick aveva un’aria scioccata. La richiesta di Apple è stata accolta e l’applicazione di Uber è rimasta a disposizione degli utenti iOS. L’azienda di ride sharing è intervenuta sulla questione, con una dichiarazione affidata alla redazione del sito The Verge in cui viene spiegato il perché del comportamento.

"Assolutamente, non tracciamo gli utenti e la loro posizione se hanno cancellato l’app. Come fa notare il New York Times nella conclusione dell’articolo, si tratta di un tipico modo per prevenire la pratica fraudolenta di installare Uber su un telefono rubato, inserendo una carta di credito clonata ed effettuando una corsa costosa prima di resettare il dispositivo, più volte. Tecniche simili sono impiegate anche per individuare e bloccare login sospetti e proteggere gli account dei nostri utenti. Essere in grado di riconoscere i malintenzionati quando cercano di tornare nel nostro network è una misura di sicurezza importante sia per Uber sia per i suoi utenti". 

ALTRE ACCUSE - È l’ennesima tegola precipitata sul capo di Uber, che nell’ultimo periodo si sta trovando a fronteggiare questioni spinose: dall’indagine interna su presunte molestie sessuali alle accuse di Waymo per la sottrazione di tecnologie e informazioni private, dall’affare Greyball allo spionaggio condotto nei confronti del concorrente Lyft, senza dimenticare lo scontro con le rappresentanze del mondo taxi che coinvolge il nostro paese.
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