C'è posta per Belen & influencer, Agcm detta regole su ''pubblicità social''

25 luglio 2017 ore 9:51, Stefano Ursi
Per sollecitare la massima trasparenza e chiarezza sull’eventuale contenuto pubblicitario dei post pubblicati, così come previsto dal Codice del Consumo, l’Autorità Antitrust, con la collaborazione del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza, ha inviato lettere di moral suasion ad alcuni dei principali influencer e alle società titolari dei marchi visualizzati senza l’indicazione evidente della possibile natura promozionale della comunicazione. Lo rende noto l'Autorità in un comunicato stampa sul proprio sito ufficiale. Nelle proprie lettere – si legge – l’Autorità dopo aver ricordato che la pubblicità deve essere ''chiaramente riconoscibile come tale'', affinché l’intento commerciale di una comunicazione sia percepibile dal consumatore, ha evidenziato come ''il divieto di pubblicità occulta abbia portata generale e debba, dunque, essere applicato anche con riferimento alle comunicazioni diffuse tramite i social network, non potendo gli influencer lasciar credere di agire in modo spontaneo e disinteressato se, in realtà, stanno promuovendo un brand''.

C'è posta per Belen & influencer, Agcm detta regole su ''pubblicità social''
Nella lettera non si fanno nomi, ma secondo indiscrezioni di queste ore, riportate dai principali media italiani, fra i destinatari ci sarebbero Belen Rodriguez, Fedez, Chiara Ferragni, Alessia Marcuzzi e altri personaggi famosi. L’influencer marketing – spiega l'Autorità – consiste nella diffusione su blog, vlog e social network (come Facebook, Instagram, Twitter, Youtube, Snapchat, Myspace) di foto, video e commenti da parte di ''bloggers'' e ''influencers'' (ovvero di personaggi di riferimento del mondo online, con un numero elevato di followers), che mostrano sostegno o approvazione (endorsement) per determinati brand, generando un effetto pubblicitario, ma senza palesare in modo chiaro e inequivocabile ai consumatori la finalità pubblicitaria della comunicazione''. Gli influencer – spiega Agcm – riescono a instaurare una relazione con i followers-consumatori, i quali percepiscono tali comunicazioni come consiglio derivante dall’esperienza personale e non come comunicazione pubblicitaria.

L’Autorità – spiega la nota – ha pertanto individuato criteri generali di comportamento e ha chiesto di rendere chiaramente riconoscibile la finalità promozionale, ove sussistente, in relazione a tutti i contenuti diffusi mediante social media; questo, si legge, attraverso ''l’inserimento di avvertenze, quali, a titolo esemplificativo e alternativo, #pubblicità, #sponsorizzato, #advertising, #inserzioneapagamento, o, nel caso di fornitura del bene ancorché a titolo gratuito, #prodottofornitoda; diciture alle quali far sempre seguire il nome del marchio''. L’Autorità - si legge – sollecita tutti gli operatori coinvolti a vario titolo nel fenomeno a conformarsi alle prescrizioni del Codice del Consumo, fornendo adeguate indicazioni atte a rivelare la reale natura del messaggio, laddove esso derivi da un rapporto di committenza e abbia una finalità commerciale, ancorché basato sulla fornitura gratuita di prodotti.

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autore / Stefano Ursi
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