Facebook-fake news, Adinolfi (PdF): "Legge Gambaro e fake, vedo due pericoli"

03 maggio 2017 ore 13:01, Americo Mascarucci
Facebook- fake news, è guerra alle notizie bufale. Il popolare social network ha nominato un super-controllore che dovrà valutare la veridicità delle notizie messe in circolazione e censurare quelle non ufficiali. In più in Italia è in discussione in Parlamento la proposta di legge Gambaro che prevede sanzioni molto elevate, e in certi casi anche pene detentive per chi fabbrica e diffonde falsi su internet. Molti temono che la legittima esigenza di bloccare le fake-news finisca con il mettere il silenziatore alle notizie scomode, bollando magari come false, opinioni che non sono considerate in linea con il pensiero unico.
Fra quelli che coltivano questo timore c'è Mario Adinolfi, giornalista, blogger e presidente del Popolo della Famiglia che ad Intelligonews racconta la sua esperienza con Facebook.

La sua esperienza con Facebook, positiva o negativa?

"Facebook in termini tecnici mi è stato molto utile, soprattutto perché ha reso numericamente i contenuti che produco ai livelli di un grande giornale. Ho decine e decine di migliaia di persone che mi seguono ogni giorno e questo mi permette addirittura di paragonarmi all’ottavo o nono quotidiano italiano per numero di utenti che usufruiscono dei miei contenuti. Poi all’interno della rete esiste certamente un problema determinato dal fatto che  l’infrastruttura è detenuta da altri, che in qualsiasi momento possono toglierti il diritto di comunicare. Allo stesso tempo sui social possono passare anche notizie false. In questo momento un sito ad esempio ha divulgato una notizia totalmente falsa su di me, dicendo che sarei il primo firmatario di una petizione che chiede la pena di morte per chi propone l’eutanasia".
Facebook-fake news, Adinolfi (PdF): 'Legge Gambaro e fake, vedo due pericoli'

A proposito di sanzioni, lei ne sa qualcosa giusto?

"E' vero, per mesi sono stato silenziato, non potevo in alcun modo comunicare né su Facebook né su Messenger che è la piattaforma per la messaggistica privata".

Il motivo?

"Avevo espresso considerazioni in difesa della famiglia naturale. Mi hanno inviato delle comunicazioni contestando i contenuti che pubblicavo e quando ho protestato, sostenendo che l'accusa che mi muovevano era totalmente priva di fondamento, mi hanno sanzionato impedendomi di comunicare".

A questo punto non nasce il legittimo sospetto che in realtà la battaglia contro le fake-news possa diventare un pretesto per imporre un pensiero unico nel giornalismo e nell'informazione?

"Certamente sì, mi pare evidente. Anche dietro Facebook purtroppo c'è un pensiero unico dominante e che porta a censurare, insieme alle fake-news, anche libere espressioni del pensiero come quella appunto di difendere la famiglia naturale e il diritto dei figli di avere un padre ed una madre".

Quindi anche per lei la proposta di legge Gambaro è pericolosa da questo punto di vista?
 
"Questo francamente non è un problema, la legislatura sta volgendo al termine e non riusciranno mai ad approvarla. Però certo, l'impianto è pericoloso. Secondo me la soluzione migliore sarebbe quella di creare un’architettura di social network davvero free o open source che non sia detenuta da un unico padrone centrale. Anche perché le leggi contro notizie false e diffamatorie esistono già".

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