Silicon Valley si rivolta contro Trump: "Gli immigrati motore dei colossi hi-tech"

30 gennaio 2017 ore 13:20, Americo Mascarucci
I colossi mondiali della #Silicon Valley sono di nuovo sul piede di guerra contro Donald #Trump dopo che il neo presidente Usa ha firmato l'ordine esecutivo con cui per i prossimi tre mesi si vieta l'ingresso negli Usa ai cittadini #immigrati di sette Paesi a maggioranza islamica, compresi i possessori di green card. Circa il 74 per cento di chi lavora nella Silicon Valley nell’ambito informatico e ha un’età compresa fra i 25 e i 44 anni è nato fuori dagli Stati Uniti.
Ragione per cui i colossi dell'informatica si sono detti pronti ad alzare le barricate contro un provvedimento che, a loro dire, andrebbe ad impattare sul proprio business.
Per Google il provvedimento "ostacola l’arrivo di grandi talenti nel Paese". Da aplòle fanno invece sapere che il loro impero "non esisterebbe senza l’immigrazione" considerando che Steve Jobs era figlio di un immigrato siriano.
Silicon Valley si rivolta contro Trump: 'Gli immigrati motore dei colossi hi-tech'

Google ha avvisato i propri dipendenti rientranti nelle sette nazionalità comprese nell'ordinanza di cancellare immediatamente i viaggi all'estero e di contattare immediatamente il dipartimento delle risorse umane. 
 Mark Zuckerberg patron di Facebook ha invece ricordato come "gli Stati Uniti sono una nazione di immigrati: dovremmo esserne orgogliosi, anche perché essi sono il nostro futuro".
Peccato che il presidente Trump sembra deciso ad andare avanti attuando tutto ciò che ha promesso in campagna elettorale.
L'unica speranza viene dai procuratori degli stati molti dei quali hanno già bocciato il provvedimento anti-immigrati ritenendolo in contrasto con la Costituzione Usa. 
Tema questo su cui appare ormai scontato un braccio di ferro fra Trump e quanti a vario titolo cercheranno di opporsi alle sue "misure protettive".  

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