Otto oncologi italiani i ricercatori da Premio Usa: chi sono e le ricerche

01 giugno 2017 ore 17:38, Americo Mascarucci
Gli Usa premiano otto giovani oncologi italiani, sei donne e due uomini inseriti in una lista di 123 studiosi che riceveranno un riconoscimento nei prossimi giorni a Chicago al congresso dell'American Society of Clinical Oncology. Soltanto due lavorano in Italia. Chi sono i magnifici otto? Andiamo a scoprirlo.
Otto oncologi italiani i ricercatori da Premio Usa: chi sono e le ricerche

I MAGNIFICI 8 - Emanuela Palmerini è dirigente medico oncologo al Rizzoli di Bologna, è nata il 30 maggio del 1975 ad Urbino. Sedici anni fa si è laureata in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Bologna con 110 e lode, specializzandosi quattro anni dopo in Oncologia Medica con il massimo dei voti.
Ha fatto ricerca a New York, Stoccolma, Bologna, Parigi, Genova, Madrid e Milano. Riceve il Merit Award per la seconda volta consecutiva: La ricerca che presenterà al meeting dell'Asco è stata condotta sull'osteosarcoma, un tumore raro che colpisce prevalentemente gli adolescenti, per comprendere come mai pazienti con caratteristiche simili e trattati nello stesso modo possano avere prognosi molto diverse. 
Daniele Rossini, il più giovane (29 anni), si occupa invece di tumore al colon-retto metastatico all'Università di Pisa. Rossini è stato premiato per uno studio che dimostra l'efficacia di una nuova strategia terapeutica per il trattamento del cancro al colon-retto in seconda linea, con un beneficio in termini di allungamento dell'aspettativa di vita dei pazienti, con l'obiettivo di preservare il più possibile la loro qualità di vita, bilanciando al meglio le terapie. 
Giulia Leonardi, 32 anni ha ricevuto il premio è il primo studio che valuta la tossicità dei farmaci immunoterapici, anti-PD1 ed anti-PD-L1, in pazienti con tumore del polmone metastatico affetti anche da una patologia autoimmune. I pazienti con patologie autoimmuni sono stati infatti esclusi dai trial clinici degli immunoterapici proprio per il timore di una tossicità eccessiva. Ma nella pratica clinica di tutti i giorni questi pazienti vengono valutati per la terapia ed è quindi fondamentale avere dati sull’uso di questi farmaci in questa popolazione. Leonardi è oggi alla Harvard University di Boston nell'ambito della specializzazione che sta svolgendo all'Università di Perugia. Finiti i 14 mesi, tornerà in Italia e dopo la specializzazione deciderà di andare dove potrà lavorare, mettendo insieme ricerca e clinica.  il suo studio è stata svolto al Dana-Farber Cancer Institute, uno dei poli di ricerca più importati al mondo.
Otto oncologi italiani i ricercatori da Premio Usa: chi sono e le ricerche
Loredana Puca, 32 anni, crea modelli di organi 3D per testare farmaci simulando in vivo quello che accade nell'organismo umano. È quello che fa Loredana Puca, oggi di stanza alla Cornell University di New York. Il farmaco che sta sperimentando colpisce n maniera selettiva le cellule che esprimono una specifica proteina caratteristica del tumore neuroendocrino della prostata. I risultati delle sue ricerche serviranno a capire quanto questa proteina venga espressa. Puca lavora negli Usa da 3 anni e qui – ci dice – ha trovato la sua America: finanziamenti e una carriera che in Italia non avrebbe potuto avere. E, soprattutto, la possibilità di lavorare alla personalizzazione dell'oncologia, per poter dare a ogni pazienti il giusto farmaco. 
Vincenza Conteduca 36 anni dell'Istituto Tumori della Romagna IRST IRCCS di Meldola (Forlì): il suo obiettivo è personalizzare sempre più le cure, per individuare i pazienti che non necessitano di chemioterapia e quelli per cui è possibile utilizzare i nuovi farmaci ormonali, attraverso la presenza di una mutazione.
Sara Valpione, 34 anni ha l'obiettivo di verificare se somministrare nuovamente la terapia target contro BRAF in pazienti che l'avevano precedentemente interrotta (re-challenge) possa invece dare qualche beneficio. Grazie a una borsa di studio della Societá Europea di Oncologia Medica (ESMO), nel 2015, dall’Istituto Oncologico Veneto, dove ha cominciato il dottorato, Sara si è trasferita a Manchester (Regno Unito), in uno dei più importanti poli di ricerca sul melanoma a livello europeo. Lavora sia come oncologa al Christie Foundation Trust NHS Hospital sia come ricercatrice preclinica al CRUK Manchester Institute.che però indaga sul melanoma avanzato. Lo fa a Manchester (Regno Unito), in uno dei più importanti poli di ricerca europei per questa neoplasia.
Matteo Lambertini 31 anni si occupa invece di qualità di vita. In particolare, di quella delle giovani donne che, dopo un tumore al seno, vogliono avere una gravidanza. Sono sempre di più, infatti, le donne che sopravvivono a questa neoplasia e che vogliono ricominciare una vita normale. 
Lisa Derosa 34 anni  studia l'impatto della flora intestinale e degli antibiotici sull'efficacia dell'immunoterapia, per individuare i batteri maggiormente implicati. La ricerca che presenteràall'Asco ha analizzato queste variabili in tre tipi di tumore: del rene, del pomone e della vescica. Si trova a Parigi, coinvolta in uno dei campi di ricerca considerati più di frontiera: quello che guarda al microbiota intestinale (ovvero la flora batterica) e a come questo possa influenzare anche la risposta all'immunoterapia dei tumori.

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