Che fine ha fatto Giuliano Ferrara?

01 marzo 2017 ore 10:34, intelligo
Ha detto: “Ieri sono andato a letto tardi, ho girato per Milano mi sono fermato in una libreria e ho trovato un libro di Emmanuel Kant, il filosofo che Umberto Eco legge senza capirlo. Nel libro "Scritti politici" Kant scrive: "Il capo supremo deve essere giusto per se stesso e tuttavia essere un uomo. Da un legno storto come'è quello di cui l'uomo è fatto non può uscire nulla di interamente diritto". Questa è l'essenza del liberalismo che i puritani e i moraleggianti robespierristi giacobini non hanno mai capito, per questo hanno tagliato tante teste e realizzato un mondo di terrore. [...] "Lo Stato che vuole attuare con mezzi coattivi la felicità individuale o la morale collettiva - scrive il filosofo tedesco - non raggiunge lo scopo e diventa oppressore". È chiaro professor Eco, è chiaro che lei Kant lo legge fino a tarda notte ma non lo capisce?”
Che fine ha fatto Giuliano Ferrara?
Giuliano Ferrara nasce a Roma il 7 gennaio del 1952, segno zodiacale Capricorno, uno tosto dunque che
il destino sembra avercelo scritto nell’ambito familiare. Suo padre, Maurizio, è stato senatore comunista, direttore dell’Unità e presidente della Regione Lazio prima di venire a mancare nel 2000. Sua madre, Marcella de Francesco, venuta meno nel 2002, è stata partigiana gappista e per molti anni segretaria particolare di Togliatti.  
E cosa dovrebbe fare secondo voi il nostro Giuliano, nato proprio a ridosso di quel sessantotto che segnerà uno spartiacque nella storia della società contemporanea? Ovvio che le sue prime pulsioni, i suoi primi interessi, siano tutti rivolti alla politica.  Lascia perciò la facoltà di Giurisprudenza e abbraccia tutte quelle che sono le mode rivoluzionare dell’epoca, anche in campo artistico, ad esempio diventando corista nella prima opera rock realizzata in Italia, Then an Alley di Tito Shipa Junior su musiche di Bob Dylan, ma anche partecipando ai violenti scontri di Valle Giulia, il 1° di marzo del 1968.
Inizia poi la trafila all’interno nella formazione politica “di famiglia”, il PCI. Nel 1973 è responsabile del partito per il coordinamento provinciale FIAT; nel 1977 sempre a Torino è il responsabile di scuola e cultura; nel 1979 è il responsabile cittadino del PCI e l’anno successivo è eletto consigliere comunale e capogruppo comunista; nel 1982 in occasione della guerra del Libano, Diego Novelli sindaco di Torino lo nomina suo delegato per i soccorsi alla popolazione a Beirut.  Insomma, tutto facile, tutto rose e fiori? Non proprio. E’ vero che Giuliano è per così dire “figlio d’arte”, ma è pur vero che il ragazzo ha cervello, carattere, temperamento che ne fanno un giovane uomo libero, padrone delle proprie idee, e forse anche poco disponibile al compromesso che invece, in politica, è spesso se non necessario forse consigliabile.
Così, ecco che il 18 settembre del 1982, in occasione di un concerto organizzato dal Comune di Torino – Mille musicisti per la pace – sono presenti Luciano Berio, compositore italiano d’avanguardia, e l’assessore alla cultura Giorgio Balmas, oltre al nostro Giuliano che, una decina di minuti prima dell’inizio, si fa venire l’idea di dedicare il concerto stesso alle vittime dei campi di Sabra e Shatila, in Palestina. Gli altri due, però, non sono d’accordo e gli negano quell’opportunità e, per tutta risposta, alla fine del concerto stesso, Giuliano prende il microfono e racconta quel che è accaduto a tutto il pubblico presente, scatenando una vera e propria tempesta. E davanti a un nuovo, analogo rifiuto la sera successiva alla replica del concerto, si dimette dal PCI e un mese dopo anche da consigliere comunale. Dal PCI fanno sapere che la richiesta di Ferrara poteva essere legittima, ma non si poteva accettare che, per così dire, i panni sporchi venissero lavati in pubblico. Poi, dopo un po’ di teatrino, le dimissioni di Giuliano vengono accettate e le strade di Ferrara e del PCI si dividono per sempre.
Lontano dalla politica, però, Giuliano che pure è intanto diventato un giornalista di fama, non sembra saper stare, e si avvicina a PSI sebbene in una prima fase preferisce evitare qualsiasi impegno elettorale. Qualcuno dirà che la sua sia stata una scelta di convenienza in un periodo in cui Craxi andava per la maggiore, ma in realtà non è questo il caso perché anche all’interno del PCI – e poi delle formazioni di sinistra in cui di volta in volta il PCI si è trasformato – Giuliano avrebbe potuto avere una fulgida carriera, probabilmente anche più facile di quella che invece andrà ad affrontare. 
Intanto, Ferrara ha scoperto un’altra passione, quella per la TV. Debutta nel 1987 su Rai3 con Linea rovente. Segue Il testimone nel 1988. Poi, all'inizio del 1989 con un contratto che gli garantisce un compenso molto alto, Ferrara si trasferisce in Fininvest dove conduce Radio Londra su Canale5. Poco tempo dopo, per il PSI, viene eletto europarlamentare, ma questo non fermerà la sua presenza in TV. Nel 1991 debutta su Italia 1 con L'istruttoria dove, dal 1993, esprimerà le sue posizioni critiche nei confronti di alcune delle inchieste condotte da certi magistrati per Tangentopoli.  Nel 1992, inoltre, Giuliano porta in video anche la moglie, Anselma Dell’Olio, anche lei giornalista, con cui conduce Lezioni d’amore,  trasmissione sul sesso e ispirata al film Comizi d'amore di Pier Paolo Pasolini. Il programma diventa fin dall'inizio un caso politico e dopo dieci giorni il programma viene cancellato da Silvio Berlusconi su pressioni della Democrazia Cristiana.
Nasce comunque in quel periodo un’amicizia che lega “L’elefantino”, come alcuni chiamano affettuosamente Giuliano in riferimento alla sua notevole mole, e Silvio Berlusconi. Non a caso Ferrara lascia il PSI e aderisce a Forza Italia. Poi accetta di diventare Ministro per i rapporti con il Parlamento del primo governo Berlusconi. Qualcuno obietterà che da ortodosso del PCI a Ministro per Forza Italia il salto ideologico non è stato piccolo, ma Giuliano si giustificherà sostenendo che in un certo periodo le politiche berlusconiane sono state quanto di più rivoluzionario si fosse visto in Italia negli ultimi 50 anni. Nel gennaio del 1996, Giuliano fonda il quotidiano Il Foglio , di cui è stato direttore fino al 2015. Scherzando sul fatto che la proprietà del giornale è sempre attribuita all'allora moglie di Berlusconi, Ferrara una volta si definisce sarcasticamente un berlusconiano «tendenza Veronica», per andare contro «questo malvezzo sciocco usato per degradare il Foglio». Su questo giornale esprime posizioni definite neoconservatrici.
Oggi Ferrara ha lasciato la direzione del Foglio al giovane Claudio Cerasa, e non si occupa più nemmeno di politica. Per il giornale che ha fondato, oggi scrive ancora interessanti editoriali.

di Anna Paratore

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