Da Giacometti a... Trump: Tucci racconta Final Portrait (e non solo)

12 febbraio 2017 ore 14:58, Adriano Scianca
Un film delicato e raffinato, questo Final Portrait, pellicola che mette al centro la figura geniale dello scultore e pittore svizzero Alberto Giacometti, scomparso nel ’66, dopo aver lasciato un segno indelebile nei principali movimenti culturali della sua epoca, dal surrealismo all’esistenzialismo. Il film è stato presentato oggi in anteprima mondiale alla Berlinale2017 dal regista-attore Stanley Tucci al suo quinto lungometraggio dopo Big Night, Gli imbroglioni, Il segreto di Joe Gould e Blind Date.

Da Giacometti a... Trump: Tucci racconta Final Portrait (e non solo)

IL RITRATTO INFINITO
Il film ha come protagonisti Geoffrey Rush, nel ruolo dell'artista svizzero e Armie Hammer (presente anche in Call Me By Your Name di Luca Guadagnino, nella sezione Panorama) in quello del famoso critico americano James Lord. Il film mostra la perenne insoddisfazione di un artista mai soddisfatto al 100% del proprio lavoro. Di questo perfezionismo fa le spese l’altro protagonista del film, quel James Lord, scrittore americano e appassionato d’arte che di passaggio a Parigi nel 1964 si sente proporre da Giacometti di posare per un ritratto: “una mezza giornata” di impegno, diventati diciotto giorni e forse di più se Lord con l’aiuto del fratello di Alberto, Diego, non si fosse dato un limite invalicabile per il suo ritorno negli Usa. Tratto dall'ultima biografia sull'artista (A Giacometti Portrait, scritta dallo stesso James Lord), il film di Tucci non manca di raccontare la vita scombinata di Alberto Giacometti, divisa tra moglie, amante e alcol. 

TRUMP E L'ARTE
“Qualcosa proviene direttamente dal libro - ha detto Tucci a Berlino -, altre cose da ciò che avevo sentito. Il rischio era che il film fosse noioso basato come è sugli ultimi anni della vita dell'artista e su questo dipinto che non riusciva a finire. Una cosa che capita anche a me. Quando rivedo i miei film c'è sempre qualcosa che vorrei cambiare”. L'intera vita di un artista riassunta in 18 giorni.  “Il punto di partenza - spiega il regista - è stato proprio quel testo, non amo i film biografici, ma mi piacciono le ricostruzioni concentrate su dettagli che spiegano tutto, collocando i personaggi, come in questo caso, dentro il loro microcosmo. Non mi interessano i biopic. Mi pare che possiamo capire di più qualcuno focalizzandoci su un breve momento della vita: io ho cercato di costruire, nell'arco narrativo di due settimane, un microcosmo che ci raccontasse chi era Giacometti fuori e dentro il suo studio”. In conferenza stampa, non poteva mancare una domanda sul rapporto tra Donald Trump e l'arte: “Se la sua amministrazione potesse, taglierebbe ancora di più i finanziamenti”, ha replicato Tucci. In Italia, dopo l’anteprima berlinese, il film che ha riportato Stanley Tucci dietro la macchina da presa (a dieci anni dall’ultima prova da regista), sarà distribuito da Bim. 

#FinalPortrait #StanleyTucci #Giacometti
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