Le password della settimana: femminicidio e gelicidio

20 gennaio 2017 ore 14:30, Paolo Pivetti
Femminicidio, termine drammaticamente proposto e riproposto dalla cronaca in questi primi giorni dell’anno, sembra avere una qualche relazione con un altro vocabolo che ha tenuto le prime pagine per qualche giorno in questo gelido gennaio: gelicidio. Certo, si capisce a occhi nudo che appartengono ad argomenti ben diversi, ma quella comune finale in -cidio farebbe pensare a un’origine comune seguita da percorsi diversi, coma accade a volte nelle storie delle parole. Invece non è così. Non c’è alcun grado di parentela tra femmini-cidio e geli-cidio. Vediamo perché.

Femminicidio è, nella sua drammaticità, una parola di recentissimo conio, una parola che non avreste trovato nei vocabolari soltanto dieci anni fa. Non nasce semplicemente dalla pignoleria di voler specificare il sesso di una vittima, ma vuol dire qualcosa di più: “L’uccisione di una donna da parte di un uomo che intende così affermare, in quanto maschio, il suo diritto al dominio e al possesso di lei che, in quanto femmina, sarebbe tenuta solo all’ubbidienza e alla sottomissione”. (Gabrielli, Grande Dizionario Italiano). È una parola che contiene un giudizio morale, legata ad un tema di così drammatica attualità. Chi l’ha coniata ha naturalmente sfruttato la terminazione -cidio che, come in omi-cidio, fratri-cidio, uxori-cidio, parri-cidio, regi-cidio, tutte parole di origine antica, deriva dal verbo latino caèdere (si pronuncia “cèdere”) che vuol dire tagliare, spezzare, dunque anche uccidere. Abbiamo infatti già nella lingua latina homicidium, fratricidium, parricidium, regicidium. Solo uxoricidio non ha un’origine latina, anche se dottamente costruito nell’ambiente della giurisprudenza su due parole latine.

Tutta un’altra storia, quella che porta a gelicidio. Anche questo è, contrariamente a quanto potremmo pensare, un vocabolo di origine latina: gelicidium. Ma le componenti di partenza sono il sostantivo gelu cioè gelo, ghiaccio e il verbo càdere, che nulla ha a che fare con il precedente caèdere, e significa cadére: nel passaggio dal latino all’italiano c’è stato soltanto uno spostamento di accento. Qui si parla, come ci hanno raccontato le cronache, di una pioggia finissima che cade e si trasforma immediatamente in una lastra di ghiaccio: si parla di gelo e non si uccide proprio nessuno, a parte alcuni ipotetici casi sfortunati di pedoni imprudenti.

autore / Paolo Pivetti
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