Francia, Macron vince dibattito e seduce il grande elettore: lo spread

21 marzo 2017 ore 21:13, Adriano Scianca
Ben dieci milioni di francesi hanno seguito lunedì sera il dibattito televisivo fra i cinque maggiori candidati alle presidenziali francesi: Marine Le Pen, François Fillon, Benoît Hamon, Emmanuel Macron e Jean-Luc Mélenchon. Secondo gli esperti, questi ultimi due sono risultati i candidati più popolari tra il pubblico. Ma poiché il gauchiste Mélenchon non ha praticamente speranze di arrivare al ballottaggio, tutti puntano sul buon risultato di Macron, che del resto è il candidato di cui si dice che sia favorito dai “poteri forti”. 

Francia, Macron vince dibattito e seduce il grande elettore: lo spread

Macron si è destreggiato fra destra e sinistra, dando ora ragione a  Mélenchon, ora al leader del centrodestra Fillon. Una trasversalità che, secondo i suoi avversari confina con la vacuità: “Sa, signor Macron, lei ha un talento incredibile, è riuscito a parlare per sette minuti senza che io sia in grado di riassumere il suo pensiero, perché non ha detto nulla! È il vuoto siderale!”, l'ha apostrofato la Le Pen. Fillon non ha brillato, forse perché i suoi recenti problemi giudiziari rappresentano una spada di Damocle che ne frena l'irruenza. Ha comunque saputo trovare parole forti contro il suo avversario diretto, ovvero la Le Pen: “Il vero serial killer del potere d’acquisto dei francesi è la signora Le Pen con l’uscita dall’euro e il ritorno del franco”. E lei: “Signor Fillon, lei vuol far paura, è una tecnica che è già stata usata prima della Brexit o dell’elezione di Donald Trump”. Defilato Benoît Hamon, l’altro leader della sinistra, che però non ha entusiasmato. 

L'investitura di Macron come futuro premier arriva comunque dal più grande elettore della politica internazionale degli ultimi anni: lo spread. In apertura delle contrattazioni, il differenziale tra gli Oat, i titoli di Stato francesi, e il decennale tedesco è sceso di quattro punti, scendendo a quota 64 punti base rispetto ai 68 di ieri. L'ex ministro dell'Economia ed ex membro della banca Rotschild punterà proprio sulla sua presunta affidabilità sulla scena economica, contrapponendosi agli ipotetici scenari catastrofici in caso di vittoria della Le Pen. Con la paradossale conclusione che il popolo che con più forza ha espresso la propria ribellione nei confronti delle élite potrebbe presto avere un premier che viene dritto dritto dal settore bancario. 
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