Password della settimana: ansia, angoscia e paura

22 agosto 2017 ore 9:40, Paolo Pivetti
Il ritorno dalle vacanze ci consegna la parola ansia come password della settimana, e forse, più che per la settimana, ce la assegna come incubo per i prossimi mesi.
Ansia: dal verbo latino ango, àngere, che significa restringere. Ansia è dunque un “restringersi” dell’anima, dovuto a uno stato di agitazione o di forte apprensione causato da incertezza, timore, attesa di qualcosa che deve accadere; è un arroccarsi nella preoccupazione. Anche l’aggettivo angusto, che significa strettissimo, quasi impenetrabile, deriva dal latino àngere; e da esso pure deriva il sostantivo angustia, che acquista un valore psicologico ancora più drammatico di ansia, con una forte coloritura emotiva. E siccome la lingua è un instancabile luogo di creazione, ecco, per indicare una viuzza stretta, un passagio angusto, il pittoresco lemma angiporto, dal latino angiportus: ancora da àngere più portus che sempre in latino vuol dire passaggio.
Password della settimana: ansia, angoscia e paura

Ma non un angiporto bensì un arioso, accogliente, splendido viale, tra i più celebri e amati e frequentati e passegiati d’Europa, la famosa Rambla di Barcellona, è stato teatro, in quel maledetto 17 agosto, della strage jiadista che è venuta puntualmente a risvegliare quell’ansia che fingevamo fosse sopita in occasione delle vacanze d’agosto, anche se faceva da filo conduttore ai pensieri segreti  dell’estate: “Colpiranno? E dove colpiranno? E quando? E come?” Eccola dunque riemergere materializzata, in tutta la sua drammatica e palpabile consistenza, quell’ansia, quell’angustia, diciamo più propriamente quell’angoscia (sempre dal latino àngere) alla quale la nostra inerte, pigra società sembra destinata a non sfuggire. Non possiamo sfuggire all’angoscia perché ci nascondiamo la verità.
Sul Corriere della Sera Beppe Severgnini si lascia scappare un “Ci stavamo illudendo, non ne avevamo motivo”. Ma perché mai dovevamo illuderci? Gli fa eco sullo stesso quotidiano Antonio Polito: “...la prima reazione è quella di sentirsi braccato.” Già. Repubblica, che parla del “vero piano dei terroristi ragazzi” sembra aggiungere invece un tocco di epos giovanilista. Non si parla più di terroristi islamici, ma di terroristi ragazzi. Fa quasi tenerezza, e la verità continua ad essere la grande assente.
Ma si nascondono la verità anche quelli che in Spagna sfilano al grido di “Non abbiamo paura”. Come, non avete paura? Dovete avere paura; dobbiamo avere paura, quella sana paura che sola può indurci, per salvarci, ad affrontare questa, che è una guerra, come una vera guerra.

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autore / Paolo Pivetti
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