Strasburgo, niente figli senza legame biologico. Adinolfi: "Non cambia nulla. Anche per Vendola"

24 gennaio 2017 ore 17:24, Andrea De Angelis
Una coppia non può riconoscere un figlio come suo se il bimbo è stato generato senza alcun legame biologico con i due aspiranti genitori e grazie ad una madre surrogata. Lo ha stabilito la Corte dei diritti umani di Strasburgo che, ribaltando un pronunciamento della stessa corte del 27 gennaio 2015, ha dato un colpo alle pratiche di 'utero in affitto' affermando che l'Italia non ha violato il diritto di una coppia sposata negando la possibilità di riconoscere come proprio figlio un bambino nato in Russia da madre surrogata. Ma cosa cambia in concreto? IntelligoNews lo ha chiesto a Mario Adinolfi, leader de Il Popolo della Famiglia...

Una cosa è dire 'limita', altra 'vieta': qui c'è un divieto o una limitazione?
"Non può esserci un divieto assouto perché alcuni Stati membri hanno la pratica dell'utero in affitto sostanzialmente tollerata. Quello che limita, e in effetti la dizione giusta è limita, è diciamo così il timbro europeo a questa pratica. L'Europa dice che questa pratica non è lecita". 

Nel dire limita cosa cambia in Italia?
"Da noi l'utero in affitto è vietato dalla legge, quindi a Strasburgo non fanno che confermare una legge italiana che è addirittura più aspra e che rispetto ad altre normative è più esplicita sul punto, perché è punibile con due anni di carcere e un milione di euro di multa. Una legislazione così dura in giro per l'Europa non c'è, dunque per alcuni casi è utile la sentenza di Strasburgo, per noi è quasi ridondante".

Strasburgo, niente figli senza legame biologico. Adinolfi: 'Non cambia nulla. Anche per Vendola'
Spieghiamo ancora meglio il concetto ai lettori, l'opinione pubblica pensa spesso che andando all'estero si possa tornare in Italia con un bambino. 
"Dopo questa sentenza sostanzialmente non cambia nulla. In Italia i genitori non possono dichiarare all'anagrafe il bambino come figlio proprio. Usciamo dalla teoria e facciamo un esempio noto. Nichi Vendola e il compagno vengono in Italia dopo aver fatto la procedura dell'utero in affitto, quando arrivano dagli Stati Uniti sia alla dogana che all'anagrafe dichiarano che il bambino è solo figlio del compagno di Nichi Vendola e quindi porta il suo cognome. Non può essere dichiarato evidentemente figlio di due uomini, perché da noi la pratica dell'utero in affitto è vietata. Resta figlio del padre". 

Nella pratica dunque non vi sono grandi cambiamenti dopo questa sentenza?
"Non cambia niente. Questa è la quinta pronuncia in Europa in vari livelli in cui si dice no all'utero in affitto. C'è una lobby dell'utero in affitto molto forte in Europa, appoggiata a vari livelli. Ma la pratica è stata bocciata, c'è la prassi di dire no. Non è la prima volta che in ambito continentale viene ribadita questa posizione". 


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