Un Mediterraneo di meduse, decuplicate e anche mortali

24 giugno 2017 ore 15:57, Micaela Del Monte
Il Mediterraneo è sempre più tropicale: pesci scorpione, tartarughe che depongono le loro uova sulle nostre spiagge e ora anche meduse killer. Con la temperatura dell’acqua che cresce ed un inverno che sembra non arrivare mai, molte aree del medio Adriatico, dello Ionio, fino ad arrivare alle coste libiche e tunisine, greche e turche, si sono trasformate in una specie di prolungamento del Mar Rosso. Pesci multicolori e potenzialmente molto pericolosi anche per l’uomo come il pesce scorpione (Pterois miles) o il pesce palla argenteo (Lagocephalus sceleratus), noti per la loro bellezza ma anche per il veleno, nel primo caso, l’estrema tossicità, nel secondo, si sono inoltrati ben oltre i confini geografici del mare che, solo fino a pochi anni fa, li ospitava.
 
Un Mediterraneo di meduse, decuplicate e anche mortali
NUOVE SPECIE -
Traghettati dalle navi che transitano il raddoppiato Canale di Suez, o, più semplicemente, arrivati a nuoto, si sono stabiliti con successo, tanto che si è arrivati a contare oltre 115 specie di pesci, 130 di molluschi, alghe e crostacei in quantità che si sono introdotti nel bacino mediterraneo dove si sono  adattati ai danni di una fauna marina nostrale non preparata a quella che si può considerare una vera e propria invasione.
 
MEDUSE KILLER- Stando ai dati raccolti grazie al progetto “Occhio alla medusa”, che ha coinvolto in primis i cittadini italiani, si è passati da 300 a circa 3000 avvistamenti. La distribuzione sulle coste italiane dipende dalle specie che trovano habitat più favorevoli in zone diverse. "Tutti i nostri mari - spiega Ferdinando Boero, professore di Zoologia all’Università del Salento, associato a Cnr-Ismar - sono interessati dalla presenza di meduse (anche se la parola giusta sarebbe: macrozooplancton gelatinoso). Alcuni di questi animali non pungono e non sono meduse, ma sono grossi e sono gelatinosi. La gente li chiama, comunque, meduse. Pelagia, molto urticante, sta bene dove ci sono acque profonde, soprattutto nel Tirreno. Anche Velella, la barchetta di San Pietro, sta bene in acque profonde, soprattutto nel Mar Ligure. Altre si trovano prevalentemente nel Nord Adriatico come Aurelia". 

URTICANTI E MORTALI - Urticanti, alcune perfino mortali, altre quasi innocue, ma anche belle, buone (da mangiare) e perfette, evolutivamente parlando. "Alcune possono iniettarci veleni mortali, ma in Mediterraneo c’è stato solo un caso fatale, dovuto alla Caravella Portoghese, che non è una medusa ma un sifonoforo. Comunque, come le meduse, anche i sifonofori hanno cellule urticanti e ogni specie ha un veleno che ha effetti differenti nella nostra specie. Alcune ci fanno il solletico, altre ci fulminano. Ma quelle sono in Australia".
Come sostiene lo stesso studioso, le meduse sono animali perfetti perché, in 600 milioni di anni, non hanno dovuto cambiare di molto la loro struttura, abitando gli oceani da molto più tempo dell’uomo. Quest’ultimo è il vero responsabile dello stravolgimento del loro equilibrio e della loro sopravvivenza. "Le meduse abitano gli oceani da sempre, da prima dell’evoluzione di tutti gli altri abitanti attuali. I più pericolosi siamo noi. Il flagello degli ecosistemi siamo noi, non le meduse. Le meduse sono un pungente avvertimento che non stiamo agendo bene nei confronti degli ecosistemi che, con il loro funzionamento, permettono la nostra sopravvivenza. Ma come si fa a rispettare ciò che si conosce solo grossolanamente?”, conclude con una provocazione il ricercatore.
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