Che fine ha fatto Maurizio Vandelli?

24 marzo 2017 ore 9:50, intelligo
Comincia così l’autobiografia di uno dei musicisti destinati a fare epoca – e tanta musica – negli anni ’70 italiani: Maurizio Vandelli. “Nelle campagne del Modenese nasce un “TOT” di anni fa un bambino biondo e ricciolino di nome Maurizio.  A quei tempi non c’erano le foto a colori, le cineprese, la televisione, i computer! Non c’era nemmeno Internet, ma si viveva benino, con ancora nelle orecchie i rumori della guerra appena finita e tanta, tantissima campagna intorno, perché’ le città’, dove si stava prima, le dovevano rimettere tutte a posto per colpa di quelle cose che chiamavano bombe, che venivano giù’ dagli aerei e con un rumore quasi uguale al tuono ci avevano rotto anche la nostra casa.
Quando, dopo un po’, la casa fu quasi a posto, i miei genitori mi portarono per la prima volta al mare".


Che fine ha fatto Maurizio Vandelli?
 Nasce a Modena il 30 marzo del 1944, quando ancora la Seconda Guerra Mondiale tortura le nostre regioni del nord, e mettere insieme il pranzo e la cena è già quasi epico. Per fortuna, Maurizio è troppo piccolo per rendersene conto e, quando comincia a crescere, le cose vanno senz’altro migliorando.  Determinato, pieno d’energie e voglioso di fare qualcosa di nuovo,  si avvicina alla musica per caso. Quelli sono gli anni delle grandi comitive intorno al juboxe da dove escono le prime canzoni rock, i ritmi affascinanti di oltreoceano mescolati alle melodie italiane che arrivano direttamente dal Festival di San Remo. Maurizio e i suoi amici provano a suonare, non importa lo strumento, al limite va bene anche sbattere un bastoncino contro il bordo di un tavolo, se serve a fare ritmo. Racconta Maurizio stesso nella sua autobiografa: “A Modena, d’Inverno alla sera, dopo la scuola e spesso al posto di studiare, preparavamo un repertorio di canzoni che ci avrebbe permesso di andare a “lavorare” Luglio ed Agosto sulla costa Romagnola-Marchigiana. Più che altro tiravamo a farci le vacanze gratis, spesso un po’ alla fame, ma su un bel palco a fare musica…”.             
Alla fine, però, la musica funziona, arrivano i primi riscontri di pubblico e anche i primi soldini e Maurizio si fa forza: lascia scuola e famiglia, e va a cercare fortuna. Con l’amico Victor Sogliani, incide un primo disco e riesce a proporsi per un impegno di tre mesi in Spagna.   Al ritorno quasi resta traumatizzato quando all’uscita dall’aeroporto di Linate trova ad attenderlo una limousine che li scarica direttamente al Vigorelli dove suona con altri musicisti, gli stessi che formeranno con lui l’Equipe 84: Victor Sogliani, Franco Ceccarelli e Alfio Cantarella. Nel 1964 il primo 45 giri dell'Equipe 84 contiene "Papà e mammà" e "Quel che ti ho dato".  Nel 1965 l’Equipe 84 pubblica ben cinque singoli che vengono poi raccolti nell’album “Equipe84”. Arriva poi l’inevitabile partecipazione al Festival di SanRemo dove la band presenta “Un giorno tu mi cercherai” insieme con i Renegades, ed è una sorta di consacrazione. Il successo arriva anche con Io ho in mente te del 1966. C’è poi un periodo di cover importanti, tra cui quella di “Bang bang”, canzone di Sonny Bono. Il lato B di quel singolo, è destinato però ad ospitare un altro grande successo, Auschwitz", scritta da Francesco Guccini. Sempre nel 1966, Lucio Battisti propone a Maurizio Vandelli la canzone ''29 Settembre'' che avrà notevole successo di pubblico, destinata poi a diventare un vero cult della musica beat. 
Nello stesso anno esce anche il terzo album dell’Equipe84, “Stereoequipe” e nel 1969 la band si presenta al Cantagiro con Tutta la mia è la città, 1969, cover di cover di "Blackberry Way", dei The Move, composta da Mogol.  Quando però tutto sembra andare per il verso giusto, il successo è ormai raggiunto, i dischi vendono, e i concerti registrano praticamente sempre il sold out, ecco accadere qualcosa che nessuno aveva preventivato e che rischia di rovinare tutto: Alfio Cantarella, batterista del gruppo, viene arrestato dopo essere stato trovato in possesso di oltre mezzo chilo di hashish.
La band cerca così un nuovo assetto, ma non è facile sostituire Cantarella, e comunque i nuovi accordi economici e amministrativi, non sono semplici. Esce Franco Ceccarelli arrivano Mike Shepstone e Mario Totaro, ex Dik Dik.  Poco dopo arriva anche Franz di Ciocco, ex batterista dei Quelli.  Maurizio, dal canto suo, tenta anche la via del solista pubblicando l’album   “L’altra faccia di Maurizio Vandelli” che però passa abbastanza inosservato, inducendo il cantante a tornare sui suoi passi, in seno al gruppo.   Così la nuova formazione dell’Equipe 84 partecipa al Festival di Sanremo del 1971 cantando "4 marzo 1943" insieme con Lucio Dalla. Pochi mesi dopo, il brano "Casa mia" partecipa a "Un disco per l'estate", e ottiene un buon riscontro. Ma la stabilità ha breve durata e di lì a poco ecco arrivare l’ abbandono di Di Cioccio, che torna alla Premiata Forneria Marconi, e il passaggio dell’Equipe alla nuova etichetta Ariston Records.
Alla fine, dopo altre traversie e modifiche nell’assetto della band, nella primavera del 1981, Maurizio Vandelli dichiara ufficialmente chiusa l’esperienza dell’Equipe 84 e si avvia di nuovo alla carriera di solita. Nel 1989 riceve il disco di platino per l’album “29 settembre 1989”. Inoltre, partecipa e vince “Una rotonda Equipe, che non hanno particolare clamore. Ha invece un discreto successo, nell’estate del 2000, I ragazzi varietà musicale condotto insieme con Adriano Pappalardo, Rita Pavone e Little Tony, che verrà riproposto anche l'anno successivo.
Per l’eleganze dei suoi costumi di scena, Maurizio Vandellì è stato soprannominato il Principe. 

di Anna Paratore

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