Chi è e che fine ha fatto Julian Assange

25 maggio 2017 ore 9:42, intelligo
Questa è una storia vera che però potrebbe essere stata scritta da John Le Carré, o da qualche altro autore famoso di libri di spionaggio, e ha un interprete principale che davvero assomiglia un personaggio da libro, non fosse altro per l’aspetto fisico o per la grande massa di capelli prima biondi e ora bianchi che ostenta da sempre.
Lui si chiama Julian Assange - il suo nome deriverebbe da a Ah Sang ("signor Sang" in cinese), un emigrato dalla Cina trasferitosi all'inizio dell'Ottocento in Australia -. Si dice che sia nato il 3 luglio del 1971 a Townsville, nel Queensland, regione dell’Australia nord-orientale, la terza più popolata del paese, ma con lui niente è certo. La storia vuole che i suoi genitori, due attori teatrali, si conoscano durante una manifestazione contro la guerra del Vietnam, e la nascita del piccolo Julian certo non condiziona il loro modo quanto meno originale di vivere. Nei primi anni di vita del bambino, ad esempio, cambiano casa ben 37 volte, e non mandano il ragazzino a scuola preferendo farlo studiare nelle biblioteche delle città nelle quali di volta in volta si spostano. Così Julian cresce professandosi anarchico, libertario e adepto della nuova cultura cypherpunk, in pratica un individuo che per capire come la pensa ci dovresti far studiare sopra l’intero dipartimento di psicologia di una moderna università.  Una cosa però è indiscutibile: Julian ha un quoziente intellettivo superiore, utilizzato bene o male dipende dai punti di vista, ma sicuramente utilizzato al massimo. Brucia veloce le tappe, il ragazzo e a sedici anni scrive applicazioni e programmi per i Commodore 64, un home computer della Commodore Business Machines Inc. commercializzato dal 1982 al 1993, venduto in decine di milioni di pezzi, e che sarà la porta d’ingresso nell’informatica del futuro per tanti ragazzini.   Grazie ai primi piccoli guadagni, a 17 anni lascia i genitori, va a vivere da solo e a 18 anni si sposa, fa un figlio e si separa dalla moglie.  Ed è da questo punto in poi che la storia si fa davvero interessante…
Antesignano e patito dell’informatica, verso la fine degli anni ’80, Julian diviene membro effettivo del gruppo hacker noto come "International Subversives" (Sovversivi internazionali), e assume il nickname di “Mendax”, non scelto a caso ma grazie alla sua passione per il poeta Orazio, e da una frase dello stesso che recita“magnificamente mendace”.
Chi è e che fine ha fatto Julian Assange
Da allora, Assange cambierà nome in Rete migliaia di volte, e violerà centinaia di sistemi informatici complessi anche se nel 1991 subisce una battuta d’arresto quando nella sua casa di Melbourne fa irruzione la polizia federale australiana, che lo accusa di essersi infiltrato in vari computer appartenenti a un'università australiana e nel sistema informatico del Dipartimento della difesa americano. Nel 1992 festeggia i ventun’anni quando gli vengono rivolti ventiquattro capi di accusa per reati inerenti alla pirateria informatica che però gli vengono condonati per buona condotta. Ed è un errore per l’autorità costituita perché, da quel momento in poi, Assange diventerà una vera e propria spina nel fianco di governi e multinazionali.  Intanto, però, per qualche tempo ancora, il giovanotto si diletta a scrivere programmi, come Strobe, software open-source (il sorgente è aperto a tutti e tutti possono, volendo, collaborare a perfezionarlo, o modificarlo) dedicato al port scanning (tecnica che permette di scoprire quali porte siano in ascolto su un server o su un host, per fini diversi).  Poi nel 1997 collabora alla stesura del libro Underground: Tales of Hacking, Madness and Obsession on the Electronic Frontier. Dal 2003 al 2006, studia fisica e matematica all'Università di Melbourne, e in seguito studia anche filosofia e neuroscienze, anche se non arriverà alla laurea.
Però, per quello che vuole fare, tutto sommato la laurea non serve. Assange ha un’idea fissa: rendere di pubblico dominio qualsiasi informazione giudicata d’interesse generale, in barba ai vari “segreti di stato”, e concetti simili. Per questo nel 2007 partorisce l’idea di Whikileaks. Ma in sintesi, cos’è Whikileaks di cui pure tanto si sente parlare? Potrebbe essere considerata un’agenzia giornalistica, da un certo punto di vista, se non fosse che pubblica quello che le altre agenzie non pubblicherebbero mai, spesso incorrendo in reati di vario tipo. Comunque, diciamo che è un’organizzazione no-profit, che ha appunto come scopo di diffondere informazioni di pubblico interesse tenute normalmente segrete dagli Stati e dalle multinazionali, per citare le entità che Wikileaks ha colpito maggiormente durante la sua attività. Molti sono gli estimatori di Wikileaks, ad esempio il giornalista Andy Greenberg che ha scritto un libro su questa associazione, e l’ha definita la “macchina che uccide segreti” . Per funzionare, Wikileaks ha avuto la necessità di introdurre innovazioni tecnologiche che l’hanno resa diversa da tutti gli altri media. A partire da un sistema per ricevere online le informazioni “segrete”che cerca, appunto i “leaks”, garantendo a chi le invia un totale anonimato. In più, Wikileaks garantisce di pubblicare tutte le notizie di interesse generale che riceve, al di là  dall’ideologia che possano esprimere, proprio perché indipendente da qualsiasi editore classico. Bisogna però dire che pur non applicando censure di sorta, Wikileaks ha sviluppato delle procedure definite di “minimizzazione del danno”, e che le permettono di oscurare dettagli dei documenti che possano essere giudicati pericolosi.
Ed è sulla scorta di tutto ciò, che il 28 novembre 2010, dopo vari annunci, Wikileaks ha pubblicato 251.000 documenti diplomatici statunitensi, molti giudicati “confidenziali” o, addirittura, “segreti”.  Naturalmente, tutto ciò ha scatenato una sorta di “inferno”, compresa una caccia all’uomo nei confronti di Assange che finisce ai domiciliari nel Regno Unito. Anche da lì, però, conduce un programma settimanale di informazione. E la cosa dà molto fastidio. Così alla fine dalla Svezia arrivano per Assange due denuncie per presunti stupri, che in realtà lasciano molti dubbi non fosse altro perché non si tratta di vere e proprie violenze carnali, ma della presunta opposizione ad utilizzare il profilattico durante due rapporti sessuali, cosa che in Svezia è appunto equiparata allo stupro. Assange per dimostrare la sua estraneità ai fatti, si fa arrestare. Nel frattempo, la Svezia presenta una richiesta di estradizione alle autorità britanniche: secondo alcune fonti, tale richiesta sarebbe finalizzata a estradarlo in realtà negli Stati Uniti dove lo attende un processo per spionaggio. E negli States per quel reato è prevista la pena di morte in parecchi stati. Così, mentre  l'Alta corte di Londra dà il via libera all'estradizione richiesta dalla Svezia e a quello che ne può conseguire, Assange si rifugia presso l'ambasciata dell'Ecuador a Londra, chiedendo asilo politico in quanto perseguitato. Da allora Assange è rimasto praticamente prigioniero presso l’ambasciata ecuadoriana, anche se il 19 maggio 2017, cioè pochi giorni fa, la Svezia ha archiviato l’accusa di stupro ancora pendente sulla testa di Julian, in quando l’uomo non è processabile a breve. Ma fintanto che il mandato di cattura internazionale e britannico pende ancora sulla sua testa, Assange resta prigioniero nell’ambasciata ecuadoriana.   
Giusto? Sbagliato? Decidete voi…    
NB. Assange è stato ripetutamente proposto per il Premio Nobel per la pace, per la sua attività di informazione e trasparenza. 

di Anna Paratore 

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