Che fine ha fatto Patrizia Reggiani, l’ex moglie di Maurizio Gucci

26 luglio 2017 ore 10:49, intelligo
Patrizia Reggiani Martinelli nasce a Vignola, non lontano da Modena, il 2 dicembre del 1948, in una famiglia molto agiata della Milano bene. E infatti Patrizia vive la sua vita da ragazzina in uno splendido palazzo di via dei Giardini, dove è la principessina di casa, la cocca di papà, amata, vezzeggiata e viziata. Cresce col culto di se stessa, sicura del proprio fascino e dell’ascendente che può esercitare su chiunque. Racconta della sua infanzia di quando compie 13 anni, e come regalo di compleanno chiede al padre la sua prima pelliccia di visone. Il padre, invece di trasecolare per una richiesta simile da parte di una ragazzina, non si fa problemi: Patrizia avrà il suo visone, se otterrà la media del sette. Uno scherzo per una come lei dall’intelligenza brillante e vivace.
Che fine ha fatto Patrizia Reggiani, l’ex moglie di Maurizio Gucci
Così, nel guardaroba di Patrizia arriva la prima di una incredibile quantità di pellicce che la donna possiederà nel corso degli anni.
Anni che trascorrono lieti, con Patrizia fidanzata e corteggiatissima, sempre invitata alle migliori feste, sempre in prima fila nella Milano che conta. Eppure, racconta lei stessa, conosce Maurizio Gucci, altro rampollo di famiglia ricca e importante, per fare un favore a una sua amica, invaghita del ragazzo e che vorrebbe incontrarlo. Così sfruttando amicizie, ecco la festa proprio a via dei Giardini, al piano di sopra al suo, ecco Maurizio arrivare e, inaspettatamente, ecco l’incontro e l’attrazione che scatta immediata. Maurizio non è bello, ma è uno sportivo e ha comunque il fascino di un cognome noto e importante, anche se  è timido e un po’ goffo. Patrizia è il suo esatto contrario, vulcanica, un po’ sfacciata, con un fascino che la rende attraente forse oltre alla reale bellezza. Maurizio la vede identica a Liz Taylor, lei in realtà le somiglia più nei difetti che nei pregi: entrambe sono basse e hanno il collo un po’ corto, ma anche Patrizia, come la diva americana ha occhi magnetici.  Non nasce una relazione, ma un vero e proprio amore travolgente. Maurizio decide che sposerà Patrizia o non sposerà nessuna. La famiglia di lui è assolutamente contraria a quelle nozze. Il padre di Maurizio vede nella futura nuora solo “una scaltra arrivista innamorata solo dei soldi e della posizione sociale”.  Quando c'è l'amore, però, i giudizi degli altri non contano. Rodolfo Gucci, padre di Maurizio, si dispera e chiama in causa anche la chiesa cattolica: vorrebbe spedire il figlio dall'arcivescovo Giovanni Colombo. "Eminenza, lo fermi lei. La madre è morta, è figlio unico, è tutto quello che ho". Ma il sant'uomo non è don Abbondio, e non si immischia: "Se i ragazzi si amano" dice, "che si sposino". Dall'altra parte, però, bisogna dire che anche i genitori di Patrizia sono inizialmente cauti sul matrimonio della figlia con Maurizio. Racconta infatti la Reggiani che suo padre Ferdinando la condusse a fare un lungo viaggio perché voleva la certezza che lei amasse veramente il ragazzo Gucci, e che non si trattasse solo di un'attrazione passeggera. Quando se ne convinse, la riportò a casa e le diede la sua benedizione nonché l'assicurazione che avrebbe aiutato lui la giovane coppia se Rodolfo, come minacciava, avesse diseredato il figlio. La benedizione di Rodolfo, invece, non arrivò mai, chissà se per un'effettiva avversione a Patrizia o perché, più in generale, avrebbe detestato chiunque gli portasse via l'unico figlio.
Le nozze, neanche a dirlo fastose, si svolsero il 28 ottobre del 1972. Furono anche turbate da due accanimenti: Maurizio scoprì che Patrizia gli aveva mentito sulla data di nascita, togliendosi qualche annetto, e la cosa lo fece arrabbiare, ma alla fine l'amore vinse su tutto, tanto che lui era felice da sembrare rinato, e arrivò perfino a laurearsi in legge dopo tanti anni di cincischiamenti.  Rodolfo non partecipò al matrimonio del figlio, preferendo andarsene per qualche giorno negli Stati Uniti adducendo improrogabili impegni di lavoro.  

La giovane coppia che nasce, però, è affiatata e molto felice. Maurizio adora Patrizia, e pende dalle sue labbra. Non fa passare giorno senza portare a sua moglie un dono prezioso, e si affida a lei anche come consigliera. E lei non gli fa certo mancare il suo appoggio, anzi. E’ fin troppo attiva anche riguardo il lavoro di lui, dove ama mettere bocca spesso e volentieri.  Nel frattempo, i giovani si dividono tra Milano, dove vivono in uno splendido attico che guarda il Duomo, il sontuoso chalet di Sant Moritz, l’attico da 800 mq di New York e il Cre’ole, un tre alberi da 65 metri che ne fa lo yacht a vela più grande del mondo ma che, piccolo inciso, sembra che sia considerata una barca “maledetta” che non ha portato bene a chiunque l’abbia posseduta. A parte questo, per lunghi anni il matrimonio Reggiani-Gucci procede a gonfie vele e viene anche allietato dalla nascita di due belle bambine. Poi, circa 10 anni dopo le nozze, l’unione entra in crisi.  Qualcuno sostiene che in quegli anni Maurizio sia finalmente cresciuto e diventato uomo, e che quindi non sopporti più l’atteggiamento di Patrizia, abituata a trattare il marito come un ragazzino di poco carattere che va guidato in tutto. Sia come sia,  improvvisamente Maurizio mette fine alle nozze e se ne va di casa chiedendo il divorzio alla moglie.
Dire che Patrizia la prenda male è un eufemismo: malgrado le ottime condizioni di divorzio che le vengono offerte, a lei abituata a spendere 5 milioni di telefono al mese, niente sembra bastare. Inizia a provare odio. E’ allora che Patrizia comincia a dire in giro che cerca un killer per ammazzare quell’ex marito che detesta con tutta se stessa. Dai e dai, le dà ascolto una sua conoscente che negli ultimi tempi le è stata molto vicina, una cartomante che Patrizia ha conosciuto a Capri, Pina Auriemma, e che vive di piccoli espedienti. L’Auriemma – a detta di Patrizia che sosterrà sempre di non aver saputo nulla fino a cose fatte – mette su una “banda” di poveri disperati e così si arriva all’omicidio di Maurizio Gucci. E’ il 27 marzo del 1995, una bella giornata di sole, quando Maurizio Gucci, 47 anni, entra nell’androne del suo ufficio di via Palestro 20.  Ha appena varcato il portone dell'ingresso quando dal nulla si materializza un uomo a volto scoperto che gli spara due colpi alla schiena. Poi, quando Maurizio cade a terra, il killer gli si avvicina con freddezza, e lo osserva.  Quindi, nella miglior tradizione di un sicario, spara l'ultimo colpo alla testa dell'erede Gucci per essere sicuro di averlo ucciso, si volta e nota il portiere dello stabile, Giuseppe Onorato, che ha assistito a tutta la scena. Spara due colpi anche a lui quindi fugge. In terra rimane Maurizio Gucci, morto. Il portiere, invece, sebbene gravemente ferito, respira ancora.  
Nell’immediatezza dell’omicidio, la polizia brancola nel buio, e almeno per due anni vengono seguite moltissime piste, senza però che si concluda niente.  Due anni dopo, però, quando ormai tutti immaginano che l’omicidio Gucci resterà impunito, qualcuno della sgangherata banda messa su, parla, e tutto precipita. La polizia arriva presto anche da Patrizia, che viene arrestata con tutti gli altri. 
Il processo sarà lungo e combattuto, e vedrà Patrizia condannata in primo grado a 29 anni di reclusione, successivamente ridotti a 26. Ne sconterà grazie a indulti e buona condotta circa 17, e avrebbe potuto anche uscire prima di prigione se avesse accettato di andare a lavorare. Ma all’epoca lei fece come al solito scalpore specificando che non avendo mai lavorato in vita sua, preferiva restare in prigione piuttosto che cominciare a farlo. Cambierà idea qualche anno dopo, quando accetterà per anticipare l’uscita di galera un lavoro presso la Bozart, società che crea gioielli per l’alta moda. 
Da allora Patrizia, che non ha mai confessato di essere lei la vera mandante dell’omicidio del marito e ha ripreso una vita attiva. “Non vivo nel passato”, ha detto, “la vita deve ancora concludersi, dobbiamo aspettarci sempre cose nuove”.  Oggi appare una bella signora di 68 anni, tranquilla e rilassata, come se finalmente dopo tante traversie anche lei abbia trovato pace.

di Anna Paratore

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