Astrofisica in lutto: morto Giovanni Bignami, padre di "Geminga"

26 maggio 2017 ore 8:35, Eleonora Baldo

Il mondo della scienza e dell’astrofisica, da ieri sera, è in lutto: colto da un improvviso malore, mentre si trovava a Madrid per motivi professionali, è venuto a mancare Giovanni Bignami, grande astrofisico italiano, tra i cui meriti più grandi va certamente ascritto quello di aver divulgato l’astrofisica con termini semplici e comprensibili, rendendolo argomento di discussione comune nelle case degli italiani.

Una vita, la sua, tutta dedicata allo studio degli astri e alla divulgazione scientifica, persino nella vita famigliare, condivisa con la compagna di una vita, Patrizia Caraveo, anch’essa astrofisica. Nato a Desio, in provincia di Milano il 10 aprile 1944, Bignami intraprese fin da subito una folgorante carriera scientifica, entrando a far parte dell’autorevole gruppo di Giuseppe Occhialini, subito dopo la laurea in Fisica, conseguita nel 1968 all’Università di Milano. Molti gli importanti incarichi ricoperti nel corso della vita, da quello che potrebbe essere definito uno dei padri più autorevoli della disciplina in Italia: tra il 1988 e il 1997 è stato “Principal Investigator” nella missione XMM – Newton dell’Esa, successivamente tra il 2007 e il 2008 è stato presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, diventando poi nel 2010 il primo italiano Presidente del Comitato per la ricerca Spaziale, carica che ha ricoperto fino al 2012. Dopo 4 anni trascorsi a capo dell’Inaf, l’Istituto Nazionale di Astrofisica (tra 2011 e 2015) , Bignami era approdato alla presidenza del consiglio di amministrazione del Progetto Ska, mantenendo nel frattempo la carica di professore ordinario di Astronomia e Astrofisica presso lo IUSS di Pavia.

Astrofisica in lutto: morto Giovanni Bignami, padre di 'Geminga'

Numero anche le pubblicazioni sulle sue ricerche: tra le tante ricordiamo “Against the Donning of the Gown” del 2000, “I marziani siamo noi” pubblicato nel 2010 e infine, il più recente “Oro dagli asteroidi, asparagi da Marte” del 2015. Accanto all’intensa attività di divulgazione scientifica non si può non ricordare le scoperte concernenti la stella di neutroni senza emissioni radio “Geminga” – formalmente “gemini gamma-ray source” e più informalmente, dal milanese “ghè minga” ovvero “non c’è” – per cui vinse anche il Premio Bruno Rossi, conferitogli dall’American Atronomical Society nel 1993, e la recentissima scoperta, fatta proprio qualche settimana fa, di misteriosi “lampi” non ascrivibili all’attività terrestre che secondo quanto anticipato dallo stesso Bignami si debbono ritenere il prodotto del riflesso della luce solare su nubi particolari, mai viste prima, ricoperte da un sottilissimo strato di ghiaccio. Una nuova pagina di astrofisica, che il grande scienziato purtroppo non ha fatto in tempo a scrivere, lasciando ai posteri – oltre ad un bagaglio di conoscenze e scoperte scientifiche dal valore incommensurabile – anche l’arduo compito di scriverle al posto suo. 


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