"Per la malattia di Matteo avrei smesso col calcio". Il Natale con rivelazione di Bonucci

27 dicembre 2016 ore 11:42, Americo Mascarucci
"In quelle settimane mi ha sfiorato l'idea di abbandonare il calcio. L'obbligo di pensare al lavoro era stato del tutto accantonato. Non ci riuscivo". 
Leonardo Bonucci racconta a Repubblica il dramma vissuto la scorsa estate quando il figlio Matteo ha rischiato la vita a causa di un brutto male.
Momenti terribili che il difensore della Juventus fa fatica a rivivere, ma che fortunatamente sono soltanto un bruttissimo ricordo.
Ha festeggiato il Natale a Viterbo con  familiari e parenti, mentre a Capodanno sarà a Sestriere, con la moglie Martina e i figli, Lorenzo Filippo e Matteo Marco.
A Repubblica racconta come la grande paura sia passata.
"Sì, la fine della paura è durata da luglio sino a pochi giorni fa. A Matteo ora ripetiamo spesso una sorta di mantra: sei tu il nostro campione, hai vinto la partita più difficile. Gli leggo libri di favole, le storie di Cars. È tornato a giocare con suo fratello, presto potranno anche ricominciare a fare la lotta. Finalmente sta bene fisicamente e psicologicamente".
'Per la malattia di Matteo avrei smesso col calcio'. Il Natale con rivelazione di Bonucci

Quei drammatici momenti tuttavia Bonucci non li dimenticherà mai:
"Mentre superava le porte della chirurgia Matteo ci ha fatto il verso del leone, come se volesse infondere coraggio più a noi che a sé. Dopo ho raccolto il suo peluche, un orsetto bianco, mi sono seduto in un angolo della stanza e ho fatto una chiacchierata con Dio: sia fatta la tua volontà, gli ho detto, ma non dimenticare che è solo un bambino. Poi sono uscito dall'ospedale e ho trovato ad aspettarmi una trentina di persone, famigliari e amici. Qualcuno aveva chiesto un permesso dal lavoro, altri avevano chiuso il negozio. Per loro, per i miei compagni di squadra, per i tifosi, non soltanto della Juventus, che ci sono stati vicini in questi mesi ho pianto in tv. È stata l'emozione di un grazie. Matteo è tornato a casa il dieci agosto, a tredici giorni dall'intervento. Un recupero record".
Una vicenda molto difficile quella vissuta dal calciatore, che tuttavia ha dimostrato come anche il mondo del calcio sia capace di gesti straordinari. Perché in quei momenti per lui difficilissimi, sembravano non esistere più juventini, milanisti, interisti, laziali, romanisti ecc. ma soltanto un Paese in ansia per la sorte di un bambino. Un Paese che si è stretto unito e senza maglie intorno al dramma di un padre e di una mamma che hanno rischiato di vederlo strappato a loro per sempre. 
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