Che fine ha fatto Marine Le Pen?

27 giugno 2017 ore 12:03, intelligo
Del suo partito, il Front National ha detto: “Non aumentiamo consensi tra i laureati, nella classe media creativa, perché sono quelli che credono ancora di poter guadagnare dalla mondializzazione. È come sul Titanic: finché l'acqua sommerge le cabine di terza classe, quelli della prima ballano. Prima o poi anche loro capiranno che stanno per annegare”… Sulla UE ha detto: “Conoscete la storiella che circola tra Strasburgo e Bruxelles? Se un trattato europeo va contro la Costituzione francese, si cambia la Costituzione francese. Se va contro la Costituzione tedesca, si butta via il trattato.” E ancora: E' tempo che riprendiamo in mano i nostri destini perché i popoli sono ben più saggi e hanno molto più buon senso dell'élite che li dirige.”

Naturalmente, se queste cose le dovesse dire uno di quegli intellettuali riconosciuti da un’elite autonominata, sarebbero parole di saggezza. Ma se a dirle è Marine Le Pen, capo riconosciuto del Front National, nonché figlia di Jean Marie Le Pen, diventano automaticamente un inno al populismo della peggior specie nella migliore delle ipotesi, quando non pericolose esternazioni di stampo fascista e nazionalista che vorrebbero ricondurre l’Europa verso oscuri scenari del secolo scorso. E’ la legge del politicamente corretto, la “cultura del piagnisteo” teorizzata già nel 1994 da Robert Hughes, che vuole cultura, democrazia e verità sempre da una sola parte, sempre e soltanto sotto una specifica ideologia, quella della “sinistra al caviale”.
Marion Anne Perrine Le Pen, detta Marine,  nasce a Neuilly-sur-Seine, il 5 agosto 1968 non a caso sotto il segno del Leone. E’ la terzogenita di Jean-Marie Le Pen, fondatore  nel 1972 del Fronte Nazionale, partito nazionalista di destra, in aperta opposizione coi gollisti, nato in parte su ispirazione del Movimento Sociale Italiano.  Intelligente, brillante, attiva e volitiva, giudicata da chi la conosce bene lavoratrice, pugnace e indistruttibile, Marine si laurea in diritto penale all’Università di Parigi Panthéon-Assas, e nel 1992 inizia la pratica forense in uno studio parigino. All’emittente TF1 che in un’intervista le domanda se fare l’avvocato penalista fosse stata la sua originaria scelta di vita, Marine risponde: “La questione di cosa voler fare nella vita non è mai stato il punto. Il punto era cosa ti avrebbero lasciato fare in quanto figlia di Jean-Marie Le Pen”. E in effetti, nella Francia che offre asilo politico con estrema facilità a tutti i terroristi rossi più ricercati d’Europa, a cominciare da Cesare Battisti per finire con Toni Negri, Oreste Scalzone e Marina Petrella – giusto per citarne alcuni – e dove mettono sotto il tuo palazzo un’autobomba con 20 chilogrammi di esplosivo solo per cercare di sterminare la tua famiglia, essere la figlia di un uomo che guida un partito di destra con posizioni molto spesso radicali, non deve essere stata la cosa più semplice del mondo. Giusto per dire, Arnaud Montebourg, candidato alle primarie del partito socialista e avvocato a Parigi negli anni giovanili di Marine, si rifiutò di stringere la mano alla ragazza all’inaugurazione dell’anno giudiziario, solo per via del suo nome. 
L’ostracismo la contiene anche nella carriera forense. A lei toccano sempre tutti i casi che arrivano da Fronte Nazionale, o cause di povera gente che difficilmente ha i soldi per pagarla. E’ brava, nessuno lo mette in dubbio, ma la clientela importante si tiene lontano da lei e dal suo nome, tanto che Marine alla fine, delusa, accetta l’offerta di Carl Lang, esponente di punta del FN nella regione Nord-Passo di Calais, di candidarsi. E’ il 1998 e lei viene eletta consigliere regionale. A questo punto, Marine scopre la sua passione politica che un padre forse troppo ingombrante aveva in parte oscurato. Si getta con tutta se stessa nella nuova attività e l’affronta come fa sempre per tutto, con grinta e voglia di vincere. Si rende ben presto conto che la strategia del partito all’inizio degli anni 2000 è perdente perché obsoleta.  Al di là dei principi e delle ideologie, il mondo è cambiato, è andato avanti, e certe “parole d’ordine” ormai suonano superate quando non stantie. Si cambia strategia, dunque, si affrontano i nuovi problemi della gente che non sono più quelli di cinquant’anni prima e, nel 2002, per la prima volta nella sua storia, il FN arriva al secondo turno delle presidenziali dove però alla fine Jacques Chirac sbaraglia tutti, rubando voti anche alla destra. In ogni caso, tutti i candidati, come sempre, partito l’antisemitismo e l’antisionismo, per concentrarsi sul pericolo dell’immigrazione intesa come una sorta d’invasione silenziosa che mette in pericolo lo stile di vita e le tradizioni francesi, oltre ad aggravarne la difficile situazione economica, messa già a dura prova dalla UE e dall’euro a “trazione tedesca”, che vede in Marine una strenua oppositrice. 
La nuova linea politica del FN piace alla gente e attrae giovani, oltre a moltiplicare i voti del partito. Nel 2011 a Tours, Marine Le Pen viene acclamata presidente del Front National e lei, per tutta risposta ad alcuni vecchi “calibri” del partito che la criticano aspramente, fa subito un’apertura nei confronti del mondo omosessuale, nominando Sébastien Chenu – fondatore di Gaylib – responsabile culturale del partito e, in aperta contrapposizione a suo padre, indica la categoria degli omosessuali tra quelle più a rischio dalle persecuzioni dell’Islam radicale.  La sua strategia funziona talmente bene che un sondaggio riporta il 32% delle coppie gay sposate tra gli elettori del FN alle regionali 2015.   E a chi continua a criticarla aspramente accusandola di essere fascista, Marine risponde chiamando a testimonianza quello che fu il primo nemico del FN fondato da suo padre: “Anche il generale Charles de Gaulle era accusato di essere fascista o bolscevico, ma la Francia non è né di destra né di sinistra: è la Francia”, è il mantra, la frase che ripete immancabilmente in ogni comizio, mentre il partito continua a salire nelle preferenze dei francesi, sempre più schiacciati tra la crisi economica e i grossi problemi dell’immigrazione soprattutto nelle grandi città.
Così, se nel 2012 alle presidenziali il FN di Marine raccoglie il 18% che in termini assoluti significa circa 6,4milioni di voti, nel 2014, alle europee, il FN è il partito più votato di Francia, raccogliendo il 24% delle preferenze, e arrivando al 33% nella circoscrizione Nordovest dove è candidata la stessa Marine, doppiando il partito dell’Union di Nicolas Sarkozy. Meno bene va alle regionali del 2015, dove al primo turno il FN è in testa praticamente ovunque. E’ a questo punto che, dice Marine, i “poteri forti” si spaventano sul serio, e giocano tutte le loro carte, soprattutto quelle che gli permettono di avere in mano non solo tutti i media della nazione, ma anche buona parte di quelli stranieri. La campagna contro il FN è tale che il partito alla fine perde tutti i ballottaggi, non riuscendo ad andare oltre i risultati del primo turno con, dall’altra parte, un’accozzaglia che va dall’estrema sinistra alla destra moderata, tutti insieme appassionatamente solo per sbarrare la strada a Marine.  
Lei sembra accusare il colpo, e sparisce per quasi un anno dalla scena politica. In realtà, dopo un lavoro durissimo, andato avanti 7 anni senza soluzione di continuità, anche la coriacea leader del FN ha la necessità di tirare il respiro e raccogliere le idee. Torna nell’agone politico il 3 settembre 2016, quando apre la campagna elettorale a Brachy dan la Marne.  Intanto, dal simbolo del Front National è sparita la fiaccola, che secondo Marine troppo identifica il partito con il passato filo-fascista.  
Nel 2017 è candidata alle presidenziali, e al primo turno delle elezioni del 23 aprile con il 21,42% dei voti arriva seconda, andando al ballottaggio del 7 maggio insieme a Emmanuel Macron (23,86%). Come già accaduto in passato, tutti, ma proprio tutti, virano a favore di Macron, un uomo delle banche e dei poteri forti, pur di sbaragliare Marine.  Il 7 maggio Macron vince facile, e la Francia improvvisamente scopre questo giovane uomo fino a quel momento abbastanza opaco, ma sicuramente sempre pronto a dire di sì a chi conta davvero. Marine se l’aspetta, e non se ne fa un problema, continuando la sua battaglia. Il 15 maggio Marine Le Pen torna presidente del partito. Il 19 maggio annuncia la sua candidatura nell'undicesima circoscrizione del Passo di Calais in vista del primo turno delle elezioni legislative. L'11 giugno, giorno del primo turno, la Le Pen vince nella circoscrizione ottenendo il 46,02 % dei voti, sbaragliando il deputato socialista uscente Kemel e la candidata LREM, Anne Rouquet, che ottiene il 16,4%. Al secondo turno Marine Le Pen viene eletta all'Assemblea Nazionale per la prima volta nella sua vita e diviene la seconda Le Pen ad entrare al Parlamento francese. Momentaneamente battuta per la presidenza, ma l’aria che tira in Europa fa pensare che Marine Le Pen avrà ancora modo di far sentire la sua voce e la sua presenza. 
 
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di Anna Paratore
autore / intelligo
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